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mercoledì 20 settembre 2017

La paura del cambiamento spesso è una tigre di carta

Dal Web

Siamo in un periodo in cui, almeno nelle società del primo mondo, non c'è mai stata così tanta ricchezza, tanta opulenza e spreco a tutti i livelli; malgrado ciò, quando si tratta di pensare a cambiamenti in meglio per la propria esistenza, spesso le persone frappongono fra sé e questi cambiamenti mille paure, problematiche e difficoltà.

Se fanno un lavoro che odiano, noioso o che non dà loro nulla oltre i soldi,  dicono che non ci sono alternative e inoltre, in tempi di crisi, meglio non fare colpi di testa. Eppure ci sono persone che hanno cambiato il loro lavoro, sono più soddisfatte e realizzate e non sono morte di fame. Magari guadagnano meno, magari non hanno più il famoso posto fisso ma proprio perché hanno affrontato il cambiamento si sentono più salde e si basano maggiormente sulle sicurezze psicologiche che gli possono derivare dall’avercela fatta. Anche perché ogni difficoltà superata ci rende inevitabilmente più forti e consapevoli. Spesso si ritiene che per fare dei cambiamenti si debbano avere a disposizione più o meno grandi quantità di soldi. Ma ci sono persone che hanno fatto cambiamenti senza avere particolari ricchezze o soldi in banca, senza sicurezze, senza paracaduti ma solo con la loro convinzione. E allora in questi casi  si pensa che quelle persone siano chissà quanto forti caratterialmente.  Invece no, sono persone come noi che hanno solo creduto in se stessi un po’ più di noi. Altro argomento/scusa è quello che c’è la famiglia da mantenere ma poi ci sono esempi di chi la famiglia la mantiene lo stesso facendo scelte diverse. Chi addirittura si è licenziato dal posto sicuro, ha iniziato a costruire dei lavori più consoni a quello che voleva fare davvero e contemporaneamente ha deciso di fare dei figli e attualmente né queste persone, né tantomeno i figli sono alla Caritas. Poi c’è la scusa classica, la madre di tutte le scuse: ho il mutuo da pagare. Penso che abbia ucciso più speranze il mutuo da pagare che una qualsiasi epidemia. Il mutuo può rivelarsi la tomba di ogni cambiamento, di fronte a quello finisce tutto, si chiude qualsiasi discorso o possibilità. Ho il sospetto che per molte persone sia una specie di assicurazione a vita per non cambiare mai. Anche perché una volta finito di pagare il mutuo, viste le condizioni da furto che fanno le banche (e che si accettano del tutto consapevolmente), si è così vecchi da riuscire a pianificare al massimo una partita a carte al circolo degli anziani sotto casa. Il mutuo in cambio della vita, non mi sembra un bell’affare.
Questo quadro cela una costante corsa alle (false) sicurezze fatte soprattutto di consumismo che ci  regala vite di stress, di insoddisfazione e ci fa dire che il cambiamento non è possibile, non è attuabile. Ma per molti casi la paura del cambiamento è una tigre di carta, che quando l’hai affrontata e ti accorgi di quello che veramente era, ci rimani anche male.  Ma come, tutta questa paura, tutto questo tempo sprecato e poi era solo un bluff? Ho conosciuto tante persone che avevano soldi, sicurezze di ogni tipo, nessuna difficoltà economica, lamentarsi del loro lavoro e della loro vita e non fare nulla per cambiare, anche se cambiare non determinerebbe nessun particolare contraccolpo dal punto di vista strettamente materiale. Non è quindi necessariamente una questione di soldi o sicurezze materiali, il problema spesso è solo nella nostra testa.
Il bluff, le paure sono in gran parte quelle che crea una società che ci vuole paurosi, incoscienti e possibilmente dormienti anche se facciamo mille cose e soffriamo di insonnia. E’ il perfetto incantesimo in cui ci tengono sedati e ubbidienti, l’importante è che non si decida troppo con la propria testa ma si faccia quello che altri ci dicono che è giusto fare, anche se è contro la nostra libertà interiore, contro le nostre convinzioni, contro la nostra vita. La vittoria completa della società che ci vuole automi, si verifica quando quello che altri hanno deciso che per noi era il meglio, diventa anche quello che pensiamo noi. Ci convinciamo che è giusto fare quello che ci dicono la voce del padrone e la pubblicità. E cerchiamo anche di convincere gli altri e se non fai così sei un estremista, un radicale, un talebano. Al massimo puoi esprimere il tuo essere te stesso comprando il profumo della pubblicità dove si afferma che proprio con quel profumo tu sarei te stesso. Oltre lì  non devi andare, non ti devi spingere, non devi mai pensare di essere veramente te stesso, di decidere secondo i tuoi parametri e non quelli fotocopia di milioni di altre persone. Parametri fotocopia che oltre a farti vivere una vita incolore, stanno portando alla rovina il mondo che abitiamo.
Iniziate a pianificare cambiamenti, di lavoro, di vita ma non per passare ad una ditta che vi fa guadagnare di più, sfruttare gli altri e distruggere l’ambiente. Pianificate il vostro cambiamento per rendere voi e il mondo circostante più sano e saggio e fatelo anche unendovi assieme agli altri perché sarete più forti e potrete affrontare le difficoltà con più possibilità di superarle.


lunedì 11 settembre 2017

Dalle fonti del Po non esce più acqua. Agricoltura in ginocchio, piscine private piene e il Parlamento in vacanza

Dal Web

Situazione drammatica: dalle fonti del Po non esce più acqua. Un fatto sconcertante, accolto nella più assoluta indifferenza. Una condanna che continuiamo a snobbare, ma chissà ancora per quanto potremo permettercelo...

Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi.
 (Mahatma Gandhi)
Dalle fonti del Po non esce più acqua e il resto del fiume versa in condizioni drammatiche, ci si aspetta quantomeno una rivolta dei leghisti per le sorti del loro sacro fiume e invece sono impegnati a sbraitare contro persone di colore, proprio loro che fra un furto e l’altro, peggio della famigerata Roma ladrona, investivano i soldi del partito in Tanzania. Ma cosa vuoi che gli interessi delle fonti della vita ai partiti, ai politici di professione che si scannano per il potere e arraffano più soldi possibile. E a dimostrazione di ciò, nonostante siamo di fronte ad un ulteriore catastrofe ambientale, il parlamento è ancora in vacanza. 
La Coldiretti ci dice che a causa del prosciugamento del fiume Po, è a rischio un terzo della produzione agricola italiana con danni economici enormi, migliaia di posti di lavoro che potrebbero andare persi e questa è solo la ciliegina sulla torta avvelenata di una estate che ha visto e continua a vedere incendi ovunque e una siccità spaventosa. Altro che vacanze in parlamento, si sarebbero dovute costituire unità di emergenza, coordinare gli interventi, si sarebbero dovuti raddoppiare, triplicare gli sforzi, trovare soluzioni, stare vicino alla popolazioni colpite. E meno male che il presidente del consiglio è stato pure direttore della rivista Nuova Ecologia di Legambiente, a lui il premio Attila dell’ambiente gli spetta di diritto visto anche il suo degno curriculum.
Il paese brucia e i governanti sono a sorseggiare drink sulle spiagge o chissà in quale paradiso esotico fregandosene dell’Italia, del suo ambiente e dei suoi abitanti, così come del resto fanno abitualmente per il resto dell’anno.  Pensano che mica spetta a loro di intervenire o fare qualcosa, ci sono mezzi e strutture apposite, peccato che non sia così e non ci sono né i mezzi , né le strutture apposite e lo dimostra il fatto che siamo stati totalmente impreparati a fronteggiare la situazione sia della siccità, sia degli incendi e proprio per questo motivo il governo in primis sarebbe da licenziare in tronco. Per inciso, importante citare che si trovano miliardi di euro da buttare nella follia criminale degli aerei da guerra F 35 e non ci sono i soldi per aumentare il personale, i mezzi e la flotta di aerei ed elicotteri per salvare boschi, animali e vite umane. Solo questo ennesimo scandalo basterebbe per mandare come minimo in esilio quelli che nel parlamento hanno votato a favore degli F35. Si vogliono rimandare gli immigrati a casa loro? Allora già che ci siamo mandiamo fuori dall’Italia quelli che il paese lo stanno devastando per davvero.
C’è chi si è opposto fra i parlamentari alla chiusura così prolungata del parlamento e in un periodo catastrofico dove urgeva intervenire e gliene va dato atto ma erano purtroppo una minoranza. Nell’immobilismo più totale e incapacità di agireo intervenire nell’emergenza idrica da parte del governo, ovviamente non ci sono provvedimenti efficaci contro gli sprechi.  Se fossimo un paese minimamente serio, nei vari provvedimenti di urgenza, una delle prime cose da fare sarebbe stato il divieto, a maggior ragione in periodi di crisi idrica, degli usi impropri dell’acqua ad esempio come quello delle piscine private. Si pensi alle migliaia di agriturismi o strutture alberghiere che ci sono in Italia e a quanti hanno la piscina, perché si dice che il turista se non ha la piscina, non viene nel nostro paese anche se abbiamo migliaia di chilometri di costa per fare il bagno. Il massimo sono le piscine in riva al mare, genialità assoluta. E mentre tutto intorno muore, non c’è acqua per l’agricoltura e viene razionata anche per le persone, questi signori si fanno il bagnetto nella piscina con il praticello verde regolarmente annaffiato, alla faccia di tutti noi. Se si facesse un calcolo di tutte le piscine in Italia dedicate al solo lusso e a nessun altro scopo se non il turismo, di sicuro avremmo meno difficoltà idriche di quelle che abbiamo attualmente.  Perché il ritornello è sempre lo stesso, anche l’albergatore, l’imprenditore turistico deve campare e per campare lui, ovviamente devono morire altri. Il solito mors tua vita mea.
La scusa solita che “di qualcosa si deve pur campare”  giustificando ogni nefandezza e che è la più stupida e ipocrita illogica, come se campare significasse necessariamente fare delle cose non solo senza senso ma che sono pure contro la collettività.  Si può benissimo campare meglio e tutti facendo cose che non danneggino gli altri e l’ambiente e se non lo si fa è perché non lo si vuole fare, non perchè non si può. Inoltre proprio dal punto di vista occupazionale, con la progressiva desertificazione del paese a causa dei cambiamenti climatici generati dalle attività umane, serviranno tante persone che lavorino nel settore vastissimo del risparmio idrico, della fitodepurazione, del recupero acque piovane, della creazione di invasi artificiali per dare acqua a piante, animali e persone e combattere più efficacemente gli incendi. Imprenditori, volete lavorare? Questi sono i settori di sicuro sviluppo per il futuro. E se proprio si vogliano fare le piscine, si facciano eventualmente bio piscine e si utilizzi esclusivamente acqua piovana. Perderemo qualche turista? Non importa, meglio perdere qualche turista che migliaia di posti di lavoro in agricoltura e rimanere senz’acqua e senza cibo.   Stesso discorso per i campi da golf, da vietare assolutamente l’utilizzo dell’acqua di falda per annaffiarli, li facciano senza erba o aspettino la pioggia, visto che non si capisce perché si devono annaffiare chilometri  di prati inutili ad ogni uso agricolo. Per non parlare poi di tutti i parchi acquatici che sono l’apoteosi della follia idrica. Il paese senz’acqua e questi parchi sprecano grandissime quantità di acqua per fare divertire qualcuno e rendere drammatica la situazione a tante altre persone, animali e piante alle prese con incendi, siccità e difficoltà di ogni tipo.
Non può andare bene sempre qualsiasi cosa solo perché genera profitto, non si possono fare attività che sono contro gli interessi collettivi e contro la natura. L’acqua è un bene prezioso che ci mantiene in vita a tutti, senza piscine, campi da golf e parchi divertimento acquatici viviamo benissimo, senza acqua si muore.

mercoledì 6 settembre 2017

12 miliardi all’anno, ecco il risparmio con mezzi pubblici efficienti

Dal Web
Quasi un punto di PIL risparmiato con trasporti pubblici efficienti. Dalla gomma al ferro. È quanto emerge nello studio sui trasporti urbani nelle 14 città metropolitane dell’European House-Ambrosetti in collaborazione con Ferrovie Italiane appena presentato al Forum di Cernobbio. Fino a 12 miliardi di euro annui risparmiati con un miglioramento netto del servizio. Uno scenario a cui puntare gradualmente investendo sulla mobilità collettiva e non solo.

Come già espresso da Fiab, nuova linfa per la mobilità ciclistica deriverebbe senz’altro dallo sviluppo di un trasporto pubblico che - viene ribadito nello studio Ambrosetti-Ferrovie - paga oggi uno sbilanciamento storico a favore della mobilità individuale, altrimenti - diciamo noi -automobilistica. In Italia uno spostamento con mezzo pubblico di 5 km nelle 14 aree metropolitane comporta un tempo di percorrenza medio di oltre un’ora (61 minuti). Quasi il doppio rispetto al minutaggio di capitali europee come Londra e Parigi.

Soltanto dimezzare questa durata media di viaggio sui mezzi pubblici nelle nostre città farebbe risparmiare all’anno tra i 5,5 e i 7 miliardi di euro. Mettendo così in linea il nostro servizio con quelli europei e dando nuove opportunità ad esempio per il bike to work in termini di intermodalità. Obiettivi in linea con quello di Fiab espresso nel “20 - 20 - 20”, ovvero la ripartizione modale in percentuali tra ciclisti, pedoni e trasporto pubblico che cambierebbe il volto e l’aria delle nostre città.

Perché la mobilità attiva tiene insieme ciclisti, pedoni e utenti dei mezzi pubblici. Sempre secondo la ricerca Ambrosetti-Ferrovie, in cinque anni la percentuale di italiani che si sposta ogni giorno è salita dal 75,1% all’83,6%. Lavoratori, studenti, turisti e molto altro che rappresentano la “domanda” della mobilità. Sul fronte dell’”offerta” il parco mezzi del servizio di trasporto pubblico paga un’età media superiore agli 11 anni (in Germania è 6,9), mentre troppo poco si fa ancora per il trasporto su rotaia. Ad oggi, sempre in Italia, la fetta più grande di mobilità collettiva (65%) va agli autobus.

giovedì 24 agosto 2017

Cambiamenti climatici, esaurimento risorse, sesta estinzione di massa: siamo alla resa dei conti?

Dal Web

Oltre 50 gradi percepiti in varie zone d’Italia, 49 a Firenze e Napoli, Ferrara 48, Rimini 47 e quasi dappertutto temperature oltre i 40 gradi. E poi improvvisamente piogge brevi e fortissime, grandine fuori norma, trombe d’aria in luoghi dove non se ne erano mai viste. Cosa sta succedendo ormai tutti dovrebbero saperlo...



Ma non c’è da preoccuparsi, pensano ancora in tanti; è solo una percezione sbagliata, una bufala dei cattivi ambientalisti che sono contro il “progresso”!
"Adda passà 'a nuttata", poi si ricomincia tutto daccapo; il prossimo anno sarà ancora peggio e proprio per il peggioramento delle condizioni, le azioni da intraprendere anno dopo anno diventeranno sempre più radicali e allo stesso tempo anno dopo anno, si fa poco o nulla. Non si fanno azioni minime, figuriamoci quelle cosiddette radicali che poi non lo sono affatto, di radicale c’è solo l’attacco all’ambiente e alle persone da parte di chi non concepisce altro che il profitto a scapito di ogni essere vivente. Come possono dei governi schiavi delle multinazionali e del PIL, proporre misure efficaci contro le emissioni inquinanti e climalteranti? Come possono le persone schiave del consumo, ridurre drasticamente le loro pretese di continuare a inquinare, comprare, buttare, come se il mondo fosse un immensa cloaca? Altro che riforme che non cambiano nulla e sono vuote parole, ci vogliono immediate azioni concrete e risolutive.
Al primo posto bisogna mettere la tutela dell’ambiente e la salvaguardia delle persone, poi viene tutto il resto. Ma per attuare queste politiche ci vuole una enorme forza dal basso fatta di esempi e cambiamenti reali che tra l’altro apportano vantaggi come il miglioramento della qualità della vita, avere aria, acqua, cibo più sani, quindi c’è solo da guadagnarci. I governi attuali sono del tutto inadeguati e impreparati di fronte a queste sfide, devono abbandonare la partita o recepire tutto quello che chi con attenzione e lungimiranza, ha proposto ed applicato da sempre per scongiurare il peggio.
E i dati purtroppo parlano chiaro senza nessuna possibilità di diversa interpretazione o equivoco, abbiamo ormai superato le 412 parti per milione di CO2 in atmosfera, limite oltre il quale i cambiamenti climatici diventano catastrofici e dopo il recente distacco dell’enorme iceberg dal Polo Sud grande più dell’intera Liguria, non si capisce cosa altro dobbiamo attendere o capire. Gli studi scientifici si moltiplicano, la stessa autorevole rivista Nature ci parla di effetto serra fuori controllo e dalle prospettive drammatiche per l’umanità. E se anche mesi interi senza pioggia con l’agricoltura in ginocchio, non fanno smuovere coscienze e azioni, vuol dire che abbiamo bisogno di catastrofi ancora più gravi e drammatiche. Dove vogliamo arrivare? Ad avere intere città senz’acqua e morti per le strade? Uragani di dimensioni tropicali colpire le nostre città costiere con devastazioni immani? Forse allora, ma solo se il tutto sarà trasmesso rigorosamente via televisione, youtube e facebook, si correrà ai ripari? Chissà?
Il 2 agosto abbiamo avuto l’overshoot day cioè la data che ogni anno cade sempre prima e che è il simbolo della rapida erosione delle risorse non rinnovabili del pianeta e della sua capacità di assorbire i nostri rifiuti, il nostro inquinamento. Una data simbolo che è la certificazione anche scientifica, che chi parla di crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite è un autentico pazzo. Stiamo erodendo ogni risorsa come se i nostri figli e nipoti non esistessero.
Le conclusioni sono assai facili da trarre, ci stiamo suicidando.  O per meglio dire, un sistema basato sulla crescita e il capitalismo selvaggio ci sta sterminando tutti. E cosa ci facciamo con le mirabolani scoperte della nostra scienza e tecnologia se stiamo distruggendo le basi della vita stessa e della possibilità di esistere su questo pianeta? Ci illudiamo poi che con un po’ di energie rinnovabili e una riverniciatina di verde si possa continuare imperterriti a produrre quantità infinite di merci superflue.
Ma la crescita, la modernità, non dovevano regalarci prosperità e benessere? E dove è questa prosperità e benessere se ci stiamo regalando un futuro da incubo? Dove è questa prosperità e benessere se stiamo esaurendo tutte le risorse non rinnovabili del pianeta e rendendolo una discarica? Se stiamo arrostendo nell’effetto serra e stiamo provocando la sesta estinzione di massa, la prima della storia della terra determinata da una sola specie la più crudele sanguinaria di tutte, l’uomo, assai stupidus e niente sapiens?
Chi è il selvaggio, il sottosviluppato fra chi distrugge il suo habitat e chi lo preserva?  Fra chi elimina le stesse fonti della sua esistenza e chi cerca di mantenerle?
Era inevitabile che dopo aver devastato tutto, l’uomo si rivolgesse contro se stesso. Un cancro distrugge il corpo che lo ospita e poi muore lui stesso,  drammatica analogia con quello che l’uomo che si considera civile, evoluto, moderno, tecnologicamente avanzatissimo, sta facendo.
Ma una volta sbarazzatosi di questo stupido e presuntuoso uomo moderno che non conosce nulla, né della sacralità della natura, né delle sue inviolabili leggi, la terra proseguirà la sua vita senza più quell’essere che gli indiani d’America avevano già avvertito: una volta abbattuto l’ultimo albero, prosciugato l’ultimo fiume e mangiato l’ultimo pesce, vi accorgerete che il denaro non si può mangiare.
Del resto non ci vuole molto a capire la gravità della situazione, se ci arriva pure il Papa, capo di una chiesa notoriamente conservatrice e dai tempi di presa di coscienza centenari, quando afferma che: occorrono un nuovo modello di sviluppo e di solidarietà, il rispetto di tutti gli esseri viventi che formano l’ecosistema e la fine della depredazione delle risorse terrestri in nome del guadagno. Stiamo infatti parlando di banalità, di ovvietà che non vengono mostrate come tali solo grazie ad un sistema che ha governi, soldi, martellante pubblicità e propaganda dalla sua parte in grado di farci credere qualsiasi cosa.
Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, di dire cose scomode, di pensare che vivere in maniera più semplice, meno impattante, meno inquinante non è una rinuncia ma una saggia scelta di vita, non è una tragedia ma una liberazione perché le merci che la pubblicità ci dice di comprare non ci daranno mai né felicità, né tantomeno reale benessere.
Di Terra ne abbiamo una sola e non ci saranno tempi supplementari una volta devastata quella.

sabato 19 agosto 2017

Addio parchi italiani

Dal Web

La nuova legge sui parchi affonda quello che resta di un patrimonio che invece mai come ora andrebbe salvaguardato. E si apre la strada ancora di più agli interessi privati. Ancora una decisione in nome e per conto di pochi.

Di fronte a un aumento galoppante dell’effetto serra, alla minaccia di estinzione di migliaia di specie animali e vegetali importantissime sia per l’equilibrio di interi habitat sia per il sostentamento umano, quale obiettivo si dovrebbe prefiggere un governo? Il buon senso direbbe un obiettivo di salvaguardia e incremento delle aree protette, di incentivi politici ed economici per la protezione del territorio e degli esseri viventi che lo abitano. E infine un obiettivo culturale per sviluppare nella popolazione e soprattutto nei giovani amore, rispetto e conoscenza della natura.
Ma nel nostro paese sta succedendo esattamente il contrario. Con 249 voti a favore, 115 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge in materia di parchi ed aree protette. E chi ne è stato informato, se ha a cuore l’ambiente, ha fatto davvero fatica a non cadere nello sconforto.
La nuova legge è un’accozzaglia di concessioni e favoritismi nei confronti dei privati, di lobbies potenti come i cacciatori, di categorie come gli agricoltori. La politica entra a gamba tesa nella gestione dei parchi e lo fa come una ruspa in una foresta vergine, con protervia e ignoranza e con l’unico obiettivo di favorire interessi economici e speculazioni.
Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questa legge e perché ha fatto levare un coro di proteste da parte di tutte le associazioni ambientaliste.
In primo luogo, a chi governerà i parchi, ovvero i presidenti e i direttori, non sarà più richiesta alcuna competenza scientifica e i presidenti saranno nominati dal ministro e dalle Regioni, cioè dai politici; nei consigli direttivi dei parchi la metà dei membri sarà scelta dalle amministrazioni comunali, un quarto sarà composto di sindaci, ma ci sarà posto anche per gli agricoltori.
Si apre la strada a interessi economici privati, interessi politici e clientelistici (d’altra parte si dichiara che questa riforma è fatta per lo sviluppo economico), alle ditte del legname e all’industria del turismo.
Viene scardinata l’idea che un’area naturale protetta sia prima di tutto necessaria alla salvaguardia dell’ambiente, a preservare il futuro di un territorio, oltre che il presente. Passa l’idea che l’economia e il profitto siano l’unico obiettivo e metro di giudizio nei riguardi della natura.
Il mondo scientifico viene emarginato nella gestione dei parchi, e anche il mondo ambientalista è messo in un angolo, a favore di categorie politiche ed economiche. Si apre la strada a possibili trivellazioni ed estrazioni petrolifere, si potrà inquinare pagando delle roialties, si apre alle attività di caccia col pretesto del controllo degli ungulati, con le conseguenze di disturbo, danneggiamento e migrazione di altre specie anche rare e protette.
Una serie di vergognose scelte difese con assoluta facciatosta da voltagabbana dell’ambientalismo come Ermete Realacci, che da presidente di Legambiente è passato armi e bagagli al carrozzone politico e riesce a elogiare con accanimento una legge “mostro” inqualificabile.
Tale legge, tra l’altro, considera marginali le aree marine protette, privandole dei fondi e delle organizzazioni che spettano ai parchi naturali.
C’è poi la questione del delta del Po, da anni tema di proteste e proposte per realizzare un parco nazionale. Un’area che l’UNESCO ha dichiarato area prioritaria, che rientra nella Convenzione di Ramsar sugli uccelli migratori, e che ora è spezzettata in tre provincie con diverse concezioni e gestioni.
Questa legge-pastrocchio indecente ha fatto infuriare il WWF Italia, che parla di aree naturali protette “usate come merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali, invece che un bene comune che appartiene ai cittadini”, e rincara la dose dichiarando “La Camera ha portato indietro di 40 anni la legislazione di salvaguardia della natura”.
Anche la LIPU parla di “mortificazione di una legge storica fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana”.
Ecco dunque le disastrose decisioni prese dal nostro governo e avvallate da una parte dell’opposizione. Le ricadute ambientali, sociali e anche economiche potrebbero essere devastanti ma, per avvantaggiare interessi economici privati, si buttano alle ortiche i nostri beni più preziosi. Beni che non appartengono solo a noi ma anche alle generazioni future e che con questa legge saranno invece compromessi.
Ancora una volta una decisione politica antipopolare e che distrugge il patrimonio e l’immagine dell’Italia.

giovedì 3 agosto 2017

La Prima Città-Foresta Del Mondo Sorgerà In Cina E Sarà Un Progetto Tutto Italiano

Dal Web
La  prima Città-Foresta contro l'inquinamento verrà costruita in Cina, e precisamente a Liuzhou nella provincia di Guangxi. Commissionato dal Liuzhou Municipality Urban Planning, il mastodontico e ambizioso progetto verrà realizzato dallo studio italiano Stefano Boeri Architetti, che ha già al suo attivo vari progetti "verdi" come il bosco verticale di Milano o le foreste verticali di Nanjing.
Una volta terminata, la città ospiterà 30.000 abitanti che vivranno circondati da 40.000 alberi e un milione di piante, per un totale di oltre 100 specie.

Non è un caso che questo progetto veda come luogo di realizzazione la Cina, uno dei paesi più inquinati e inquinanti al mondo: l'enorme numero di alberi e piante sarà infatti in grado di assorbire 10 mila tonnellate di anidride carbonica, 57 tonnellate di agenti inquinanti e produrre circa 900 tonnellate di ossigeno ogni anno.

La Liuzhou Forest City affronta la sfida di essere il primo stanziamento urbano completamente autosufficiente dal punto di vista energetico e con uno sfruttamento praticamente totale di energie rinnovabili. Dal condizionamento all'illuminazione, tutto verrà alimentato a pannelli solari o con centrali geotermiche.
Le piante e gli alberi sorgeranno su ogni singola struttura dell'insediamento, di qualunque dimensione essa sia. Questo andrà a vantaggio della qualità dell'aria ma attirerà anche molte specie animali che andranno a rinforzare la fauna del territorio.
Dopo le preoccupanti analisi sull'impatto ambientale che la crescente economia cinese sta avendo sul territorio, sembra che ci si stia rendendo conto che è necessario adottare alternative sostenibili per poter dare al pianeta il futuro che merita.
Se l'esperimento, che dovrebbe giungere a compimento nel 2020, darà i frutti sperati, molte altre città in tutto il mondo potrebbero decidere di adottarlo e di trasformarsi (o trasformare una porzione di territorio) in una rigogliosa e salutare foresta.



lunedì 24 luglio 2017

La foresta degli elefanti massacrata dai giganti dell’olio di palma

dal web
Pepsico, Unilever, Nestlé, McDonald’s e molti altri comprano olio di palma da aziende che stanno devastando gli ultimi ettari di una foresta pluviale patrimonio dell’umanità

L’olio di palma ha portato l’Ecosistema Leuser sull’orlo della crisi


(Rinnovabili.it) – Le principali multinazionali dell’agroalimentare sono complici della deforestazione degli ultimi brandelli di un luogo unico sul pianeta, rimpiazzato con colture per l’olio di palma. L’Ecosistema Leuser, 2.6 milioni di ettari di foresta pluviale in Indonesia, è l’ultimo posto sulla terra dove vivono gli elefanti, i rinoceronti, le tigri e gli orangutan di Sumatra. Ha uno dei sistemi forestali più ricchi ma meno conosciuti, ma è stato semidistrutto da aziende collegate alla filiera di Pepsico, Unilever e Nestlé. Le piantagioni di palma da olio su terreni deforestati forniscono il grasso vegetale a decine di marchi, inclusi McDonald’s, Mars, Kellogg’s e Procter & Gamble.
Le accuse sono contenute nel nuovo rapporto di Rainforest Action Network (RAN), organizzazione ambientalista impegnata nella salvaguardia delle foreste. Tramite dati satellitari, prove fotografiche e coordinate GPS, la ricerca è tesa a dimostrare la continua distruzione dell’ecosistema Leuser, sull’orlo del collasso nonostante una moratoria annunciata lo scorso giugno.



Gli attivisti hanno ricostruito la filiera dell’olio di palma dalla società di disboscamento Agra Bumi Niaga (ABN), che vende ad un impianto di trasformazione della Ensem Sawita (ES), la distribuisce l’olio di palma ad alcuni dei più grandi commercianti del mondo. Il tutto a danno dell’ecosistema, che viene utilizzato come corridoio ecologico dagli ultimi elefanti di Sumatra, specie a rischio estinzione. A Leuser tra il 2012 e il 2015, almeno 35 di loro sono stati uccisi, ma il numero degli scontri tra umani e animali è destinato a crescere man mano che le piantagioni di palme frammentano gli habitat.
Tigri, leopardi nebulosi e orsi del sole diventano sempre più vulnerabili ai bracconieri, poiché il loro ambiente scompare. Leuser è ancora la più grande foresta pluviale di Sumatra e rientra nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ma il suo tasso di disboscamento è tra i più alti del mondo. Nel 2015, gli incendi legati alle piantagioni di palma da olio hanno distrutto 8 mila chilometri quadrati di giungla.
Il presidente dell’Indonesia Joko Widodo ha risposto con una moratoria sui nuovi permessi alle aziende legate al business dell’olio di palma lo scorso aprile. Due mesi dopo, il governatore di Aceh, Zaini Abdullah, ha ordinato alle compagnie di fermare la deforestazione, anche in caso di licenze valide. Tuttavia, la ricerca di RAN dimostra come le operazioni sul terreno siano proseguite, mantenendo aperto il flusso di risorse dall’Indonesia alle grandi multinazionali del cibo.