sabato 19 agosto 2017

Addio parchi italiani

Dal Web

La nuova legge sui parchi affonda quello che resta di un patrimonio che invece mai come ora andrebbe salvaguardato. E si apre la strada ancora di più agli interessi privati. Ancora una decisione in nome e per conto di pochi.

Di fronte a un aumento galoppante dell’effetto serra, alla minaccia di estinzione di migliaia di specie animali e vegetali importantissime sia per l’equilibrio di interi habitat sia per il sostentamento umano, quale obiettivo si dovrebbe prefiggere un governo? Il buon senso direbbe un obiettivo di salvaguardia e incremento delle aree protette, di incentivi politici ed economici per la protezione del territorio e degli esseri viventi che lo abitano. E infine un obiettivo culturale per sviluppare nella popolazione e soprattutto nei giovani amore, rispetto e conoscenza della natura.
Ma nel nostro paese sta succedendo esattamente il contrario. Con 249 voti a favore, 115 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge in materia di parchi ed aree protette. E chi ne è stato informato, se ha a cuore l’ambiente, ha fatto davvero fatica a non cadere nello sconforto.
La nuova legge è un’accozzaglia di concessioni e favoritismi nei confronti dei privati, di lobbies potenti come i cacciatori, di categorie come gli agricoltori. La politica entra a gamba tesa nella gestione dei parchi e lo fa come una ruspa in una foresta vergine, con protervia e ignoranza e con l’unico obiettivo di favorire interessi economici e speculazioni.
Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questa legge e perché ha fatto levare un coro di proteste da parte di tutte le associazioni ambientaliste.
In primo luogo, a chi governerà i parchi, ovvero i presidenti e i direttori, non sarà più richiesta alcuna competenza scientifica e i presidenti saranno nominati dal ministro e dalle Regioni, cioè dai politici; nei consigli direttivi dei parchi la metà dei membri sarà scelta dalle amministrazioni comunali, un quarto sarà composto di sindaci, ma ci sarà posto anche per gli agricoltori.
Si apre la strada a interessi economici privati, interessi politici e clientelistici (d’altra parte si dichiara che questa riforma è fatta per lo sviluppo economico), alle ditte del legname e all’industria del turismo.
Viene scardinata l’idea che un’area naturale protetta sia prima di tutto necessaria alla salvaguardia dell’ambiente, a preservare il futuro di un territorio, oltre che il presente. Passa l’idea che l’economia e il profitto siano l’unico obiettivo e metro di giudizio nei riguardi della natura.
Il mondo scientifico viene emarginato nella gestione dei parchi, e anche il mondo ambientalista è messo in un angolo, a favore di categorie politiche ed economiche. Si apre la strada a possibili trivellazioni ed estrazioni petrolifere, si potrà inquinare pagando delle roialties, si apre alle attività di caccia col pretesto del controllo degli ungulati, con le conseguenze di disturbo, danneggiamento e migrazione di altre specie anche rare e protette.
Una serie di vergognose scelte difese con assoluta facciatosta da voltagabbana dell’ambientalismo come Ermete Realacci, che da presidente di Legambiente è passato armi e bagagli al carrozzone politico e riesce a elogiare con accanimento una legge “mostro” inqualificabile.
Tale legge, tra l’altro, considera marginali le aree marine protette, privandole dei fondi e delle organizzazioni che spettano ai parchi naturali.
C’è poi la questione del delta del Po, da anni tema di proteste e proposte per realizzare un parco nazionale. Un’area che l’UNESCO ha dichiarato area prioritaria, che rientra nella Convenzione di Ramsar sugli uccelli migratori, e che ora è spezzettata in tre provincie con diverse concezioni e gestioni.
Questa legge-pastrocchio indecente ha fatto infuriare il WWF Italia, che parla di aree naturali protette “usate come merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali, invece che un bene comune che appartiene ai cittadini”, e rincara la dose dichiarando “La Camera ha portato indietro di 40 anni la legislazione di salvaguardia della natura”.
Anche la LIPU parla di “mortificazione di una legge storica fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana”.
Ecco dunque le disastrose decisioni prese dal nostro governo e avvallate da una parte dell’opposizione. Le ricadute ambientali, sociali e anche economiche potrebbero essere devastanti ma, per avvantaggiare interessi economici privati, si buttano alle ortiche i nostri beni più preziosi. Beni che non appartengono solo a noi ma anche alle generazioni future e che con questa legge saranno invece compromessi.
Ancora una volta una decisione politica antipopolare e che distrugge il patrimonio e l’immagine dell’Italia.

giovedì 3 agosto 2017

La Prima Città-Foresta Del Mondo Sorgerà In Cina E Sarà Un Progetto Tutto Italiano

Dal Web
La  prima Città-Foresta contro l'inquinamento verrà costruita in Cina, e precisamente a Liuzhou nella provincia di Guangxi. Commissionato dal Liuzhou Municipality Urban Planning, il mastodontico e ambizioso progetto verrà realizzato dallo studio italiano Stefano Boeri Architetti, che ha già al suo attivo vari progetti "verdi" come il bosco verticale di Milano o le foreste verticali di Nanjing.
Una volta terminata, la città ospiterà 30.000 abitanti che vivranno circondati da 40.000 alberi e un milione di piante, per un totale di oltre 100 specie.

Non è un caso che questo progetto veda come luogo di realizzazione la Cina, uno dei paesi più inquinati e inquinanti al mondo: l'enorme numero di alberi e piante sarà infatti in grado di assorbire 10 mila tonnellate di anidride carbonica, 57 tonnellate di agenti inquinanti e produrre circa 900 tonnellate di ossigeno ogni anno.

La Liuzhou Forest City affronta la sfida di essere il primo stanziamento urbano completamente autosufficiente dal punto di vista energetico e con uno sfruttamento praticamente totale di energie rinnovabili. Dal condizionamento all'illuminazione, tutto verrà alimentato a pannelli solari o con centrali geotermiche.
Le piante e gli alberi sorgeranno su ogni singola struttura dell'insediamento, di qualunque dimensione essa sia. Questo andrà a vantaggio della qualità dell'aria ma attirerà anche molte specie animali che andranno a rinforzare la fauna del territorio.
Dopo le preoccupanti analisi sull'impatto ambientale che la crescente economia cinese sta avendo sul territorio, sembra che ci si stia rendendo conto che è necessario adottare alternative sostenibili per poter dare al pianeta il futuro che merita.
Se l'esperimento, che dovrebbe giungere a compimento nel 2020, darà i frutti sperati, molte altre città in tutto il mondo potrebbero decidere di adottarlo e di trasformarsi (o trasformare una porzione di territorio) in una rigogliosa e salutare foresta.



lunedì 24 luglio 2017

La foresta degli elefanti massacrata dai giganti dell’olio di palma

dal web
Pepsico, Unilever, Nestlé, McDonald’s e molti altri comprano olio di palma da aziende che stanno devastando gli ultimi ettari di una foresta pluviale patrimonio dell’umanità

L’olio di palma ha portato l’Ecosistema Leuser sull’orlo della crisi


(Rinnovabili.it) – Le principali multinazionali dell’agroalimentare sono complici della deforestazione degli ultimi brandelli di un luogo unico sul pianeta, rimpiazzato con colture per l’olio di palma. L’Ecosistema Leuser, 2.6 milioni di ettari di foresta pluviale in Indonesia, è l’ultimo posto sulla terra dove vivono gli elefanti, i rinoceronti, le tigri e gli orangutan di Sumatra. Ha uno dei sistemi forestali più ricchi ma meno conosciuti, ma è stato semidistrutto da aziende collegate alla filiera di Pepsico, Unilever e Nestlé. Le piantagioni di palma da olio su terreni deforestati forniscono il grasso vegetale a decine di marchi, inclusi McDonald’s, Mars, Kellogg’s e Procter & Gamble.
Le accuse sono contenute nel nuovo rapporto di Rainforest Action Network (RAN), organizzazione ambientalista impegnata nella salvaguardia delle foreste. Tramite dati satellitari, prove fotografiche e coordinate GPS, la ricerca è tesa a dimostrare la continua distruzione dell’ecosistema Leuser, sull’orlo del collasso nonostante una moratoria annunciata lo scorso giugno.



Gli attivisti hanno ricostruito la filiera dell’olio di palma dalla società di disboscamento Agra Bumi Niaga (ABN), che vende ad un impianto di trasformazione della Ensem Sawita (ES), la distribuisce l’olio di palma ad alcuni dei più grandi commercianti del mondo. Il tutto a danno dell’ecosistema, che viene utilizzato come corridoio ecologico dagli ultimi elefanti di Sumatra, specie a rischio estinzione. A Leuser tra il 2012 e il 2015, almeno 35 di loro sono stati uccisi, ma il numero degli scontri tra umani e animali è destinato a crescere man mano che le piantagioni di palme frammentano gli habitat.
Tigri, leopardi nebulosi e orsi del sole diventano sempre più vulnerabili ai bracconieri, poiché il loro ambiente scompare. Leuser è ancora la più grande foresta pluviale di Sumatra e rientra nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ma il suo tasso di disboscamento è tra i più alti del mondo. Nel 2015, gli incendi legati alle piantagioni di palma da olio hanno distrutto 8 mila chilometri quadrati di giungla.
Il presidente dell’Indonesia Joko Widodo ha risposto con una moratoria sui nuovi permessi alle aziende legate al business dell’olio di palma lo scorso aprile. Due mesi dopo, il governatore di Aceh, Zaini Abdullah, ha ordinato alle compagnie di fermare la deforestazione, anche in caso di licenze valide. Tuttavia, la ricerca di RAN dimostra come le operazioni sul terreno siano proseguite, mantenendo aperto il flusso di risorse dall’Indonesia alle grandi multinazionali del cibo.

giovedì 13 luglio 2017

L'auto vince su tutto: così firmiamo la nostra condanna

Dal Web

Nelle grandi città italiane l’auto privata batte il trasporto pubblico, sempre più indietro e poco efficiente. Tra tagli, ritardi, mezzi pubblici vecchi e lenti, guasti e disservizi, l’offerta del servizio pubblico è ferma al palo e intanto a farne le spese sono l’ambiente e i cittadini.

Non c'è dubbio alcuno: nelle grandi città italiane a farla da padrone sono le auto. Il mezzo di trasporto privato è quello più usato e preferito per gli spostamenti a discapito dei mezzi pubblici sempre più in sofferenza tra tagli, disservizi e inefficienze. A confermare questa tendenza sono prima di tutto i dati: negli ultimi anni è aumentata la quota degli spostamenti in auto che è passata dall’8,1% del 2014 al’8,3% del 2015; mentre è diminuita quella effettuata con i mezzi pubblici che è passata dal 14,6% (2014) all’11,7% nel 2015 (Fonte Cdp, Asstra). Numeri che si ripercuotono anche sull’ambiente con smog e inquinamento alle stelle che causano danni alla salute dei cittadini. Tra le grandi città, la maglia nera per la mobilità insostenibile spetta a Roma, molto indietro rispetto alle sorelle europee per dotazioni di metropolitane, tram, ferrovie suburbane, mentre ha un record nel possesso di automobili, pari a 67 auto ogni 100 abitanti. Inoltre nella Capitale l’offerta di trasporto pubblico è diminuita dal 2005 al 2015 del 6% e si sta ancora contraendo.
È questa la fotografia scattata da Legambiente. Non è più procrastinabile un radicale cambio di approccio sul tema della mobilità e sulle nuove politiche da adottare. L'associazione ambientalista ha analizzato le criticità e le ragioni della crisi che sta vivendo il trasporto pubblico e lanciato una serie di proposte che mettono al centro la domanda di mobilità del trasporto pubblico e privato, su ferro e su gomma, ciclabile e pedonale, ma anche le frontiere dello sharing e della micromobilità elettrica per avere città più competitive, sostenibili, moderne e soprattutto al passo delle città europee.
“Le città italiane - spiega Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente - hanno un drammatico bisogno di rilanciare le diverse forme di mobilità sostenibile per migliorare la vita delle persone e la qualità dell’aria. In alcune grandi aree urbane la condizione è davvero di emergenza, eppure oggi è possibile uscire da questa situazione come dimostrano le città europee e alcune buone pratiche di gestione e innovazione nei trasporti avviate in alcune città italiane. Quello che serve è la voglia di scommettere davvero in questo settore, ben venga la discontinuità positiva portata avanti dal Ministro Delrio al Ministero delle Infrastrutture che permetterà l’acquisto di treni e autobus nei prossimi anni. Ma per avviare la rivoluzione della mobilità sostenibile di cui hanno bisogno le nostre città siamo solo all’inizio. Per questo chiediamo al Governo e alle città di avere il coraggio di fare scelte diverse, potenziando e integrando le diverse forme di mobilità urbana: trasporto pubblico e privato, su ferro e su gomma, ciclabile e pedonale, sharing e micromobilità elettrica”.
I numeri della mobilità
Ogni giorno in Italia sono 2 milioni e 830mila i passeggeri al giorno sulla rete ferroviaria regionale, 2 milioni e 650mila coloro che prendono la rete metropolitana nelle 7 città in cui sono presenti, 14 milioni i cittadini che usufruiscono del trasporto pubblico locale su gomma. Nonostante questi numeri, l’offerta del trasporto pubblico è ferma al palo. Nelle città italiane la lunghezza totale dei km di metropolitane è inferiore a quella della sola città di Madrid (235 km contro i 291 della città spagnola). Anche i nuovi progetti sono limitati e inadeguati a recuperare i ritardi, a Roma ad esempio ci vorranno 80 anni per arrivare a dotazione città europee di metro continuando così. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata anche per l’assenza di investimenti, tanto che secondo i dati di Asstra e Cdp, dal 2005 al 2015 si è registrata una riduzione del 13% del parco circolante degli autobus che è passato da 58.307 a 50.576 mezzi in circolazione. Senza contare che l’Italia vanta il parco mezzi più anziano d’Europa con una media di età, in aumento, di 11,38 anni contro i 7 anni dell’Ue. Nel trasporto ferroviario regionale l’età del materiale rotabile è, invece, di 17,2 anni, ma con significative differenze tra Nord e Sud. L’età media dei convogli nel Meridione è di 20,3 anni rispetto ai 14,7 del Nord e ai 17,2 della media nazionale. Inoltre su alcune linee ferroviarie, come la Roma-Ostia Lido e la Circumvesuviana, per degrado e tagli, il numero dei passeggeri è diminuito di oltre il 30% costringendo decine di migliaia di persone a spostarsi sui mezzi privati.
Secondo Legambiente le ragioni della crisi che ha colpito il trasporto pubblico sono legate anche al fatto che le città metropolitane, dove vive il 40% della popolazione italiana, sono escluse dalle decisioni sui trasporti, perché le Regioni decidono sul trasporto ferroviario pendolare mentre il TPL (il trasporto pubblico locale) è gestito separatamente da centinaia di Comuni. «Ad oggi, inoltre - spoegano dall'associazione - non c’è nessuna chiarezza su obiettivi, controlli e liberalizzazione del servizio. Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire l’urgenza di ripensare le politiche nazionali sulla mobilità, dando priorità agli investimenti infrastrutturali da destinare ai centri urbani con un vero programma che preveda nuove linee di tram, treni e metropolitane. Dal punto di visto della governance, è importante che venga affidata alle città metropolitane la responsabilità per le strategie, le risorse, i controlli e le gare per il servizio ferroviario regionale e per il TPL. Infine l’altra sfida legata alla mobilità sostenibile riguarda il replicare quelle buone pratiche già avviate in alcune grandi città italiane e che riguardano il potenziamento delle linee ferroviarie e tramviarie, l’introduzione di aree pedonali e zone a traffico limitato a pagamento e un maggior investimento su piste ciclabili e micromobilità. Come è successo a Firenze e a Palermo con il potenziamento della linea tramviaria, a Pesaro con la bicipolitana lunga 85 km e con 14 linee che connettono tutte le aree della città, in Puglia con l’introduzione del biglietto ferroviario integrato e in Trentino Alto Adige con la riqualificazione e il potenziamento della linea ferroviaria in Val Venosta».

martedì 4 luglio 2017

Stampa 3D for newbie

Dal Web

Stampa 3D for newbie, Repetier Host il coltellino svizzero degli slicer

Come noto nella fasi della stampa 3D ci sono 4 passaggi obbligatori che richiedono competenze specifiche. Nulla che non si possa imparare  seguendo appositi corsi dedicati, oppure come auto didatti o leggendo ogni tanto qualche articolo della nostra rivista.
Lungi da noi voler salire in cattedra, ci siamo avvicinati al mondo della stampa a modellazione fusa depositata (FDM) molto tardi, ma la passione e la curiosità ci hanno spinto ad approfondire prima e a condividere poi, le esperienza accumulate.
Le 4 fasi che passano dalla idea di costruire un oggetto, magari un drone con la stampante 3D sono semplicemente queste:
  1. la progettazione e il suo disegno con un programma di Cad 3D o similare,
  2. lo slicing cioè la preparazione delle varie superfici o layer, che andranno inviate tramite il codice macchina GCode alla stampante 3D
  3. la stampa con svariati materiali: PLA, ABS, PETG, TPU e la lista si allunga mano a mano che passa il tempo e i produttori rendono disponibili sul mercato nuove bobine da provare e sperimentare.
  4. la post produzione che consiste dalla semplice rimozione di eventuali supporti resi necessari durante la stampa, al miglioramento estetico dei pezzi prodotti. Si potrebbe ad esempio cercare di rendere le superfici più omogenee, incollare tra loto i vari componenti di un drone quadricottero, o colorare le singole parti.
Così come esistono svariati e più o meno complicati software di disegno e modellazione, più o meno gratuiti e più o meno indicati a principianti o professionisti, nel settore dello slicing, cioè affettatura e preparazione dei oggetto tridimensionale da produrre ne esistono di tutti i tipi e adatti a diverse configurazioni.
Recentemente si fa un gran parlare di Simplify3D che pur essendo a pagamento offre discrete garanzie di semplicità nel suo uso e soddisfazioni nel vedere stampati i risultati finali.
Un altro software molto blasonato è CURA del produttore Ultimaker, ma utilizzabile anche da altre tipologie di macchine, che tra l’altro ha recentemente rilasciato la versione 2.34 in beta e che promette ulteriori migliorie.
Sempre rimanendo sul gratuito troviamo anche Slic3R che pure lui si è rinnovato grazie agli upgrade relativi alla altezza variabile dei layer implementata nientedimeno che da Joseph Prusa.
E poi c’è Repetier, non che la lista sia finita, ma l’articolo odierno si concentra proprio sua questa suite, perché Repetier non è solo un software di slicing, ma molto di più.
Repetier Host fa parte di una famiglia di software e firmware rilasciati da una software house tedesca composta da appassionati tecnici e stampatori che come quasi tutti hanno iniziato la propria attività con l’uso di stampanti 3D del tipo RepRap Mendel.
Nei vari pacchetti installabili separatamente sono disponibili:
– un firmware dedicato, Repetier Firmware
– un software di slicing Repetier Host, oggetto di questo articolo
– e Repetier Server che permette il controllo remoto via rete della stampante.

Repetier Host v2.0 nuova interfaccia, ma con colori più spenti

Il software di slicing Repetier Host, si è rinnovato proprio in questi giorni e oltre al cambiamento grafico dell’interfaccia, non nascondiamo che in prima battuta preferivamo la più spartana e maggiormente colorata versione precedente. L’icona di connessione alla stampante, di avvio e di stop erano caratterizzate da colori tipici: verde e rosso. Non ci si poteva sbagliare, il pulsante STOP era di colore rosso e quello di START di colore verde.
Ora forse per rispetto ai daltonici è tutto di un colore azzurro, che passa dal chiaro allo scuro. rendendo forse meno accessibile il colpo d’occhio.
Dopo qualche giorno di uso, comunque ci si rende conto che il nuovo tema, non modificabile, è più consono ai computer moderni con i nuovi sistemi operativi
Le novità di Repetier Host, non si fermano di certo al restyling dell’interfaccia grafica. Uno dei vantaggi di questo software di slicing è a nostro avviso il fatto di poter colloquiare con la stampante connessa alla porta USB in tempo reale. E’ in fatti possibile inviare direttamente in stampa un pezzo appena “affettato”, far muovere i motori e il carrello del piatto, alzare o abbassare la temperatura dell’estrusore o del piatto sia da fermi, sia durante la stampa. Bloccare immediatamente una stampa o metterla in pausa. Inviare una serie di comandi GCode alla stampante per studiarne il comportamento o modificarne i processi.
Per fare tutto ciò e molto altro è sufficiente avere i driver di Arduino installati sul proprio computer e collegare la scheda della stampante al pc o Mac. Durante la stampa è possibile vedere in tempo reale il percorso del estrusore e il comporsi layer per layer dell’oggetto da produrre.

Gli Engine di Repetier Host, tanti slicing con una unica interfaccia

Repetier Host, incorpora al suo interno il motore di alcuni pacchetti software gratuiti, quali lo storico, ma sempre meno usato Skeinforge , passando per l’open source CURA oppure Slic3r nella versione originale e in quella modificata da Prusa.
In poche parole con una unica interfaccia è possibilelanciare il processo di slicing, utilizzando diversi motori o “engine” come vengono chiamati dal programma e vedere anche solo a video quale sarà il risultato finale. Studiare quindi dove verranno messi i supporti se necessari e decidere quindi con quale motore procedere alla preparazione necessaria prima della modellazione vera e propria.
Il settaggio dei vari engine contenuti in Repetier Host viene eseguito cliccando sull’icona Configurazione che apre a sua volta o i programmi esterni tipo Slic3r o una altra tab inglobata nel programma nel caso sia scelto Cura Engine.

Slicing con Repetier Host, un esempio reale

Supponiamo di voler stampare alcuni accessori per uno dei droni più rinomati e recenti di casa DJI, il quadricottero Mavic. Alcuni accessori sono già presenti nello store della casa asiatica, ma la fantasia degli stampatori appassionati di droni, non è seconda a nessuno inoltre la soddisfazione di prodursi qualcosa di utile in maniera autonoma, vale moltissimo.
Su Thingiverse si possono trovare moltissimi accessori stampati in 3D per il drone DJI MAvic, prendiamo ad esempio una semplice protezione per gli stick del bellissimo radiocomando del Mavic.

Una volta preso il pacchetto, salvato sul proprio computer e scompattato, si estrarranno i files necessari da dare in pasto al nostro slicer Repetier Host.
Si caricherà il file STL attraverso il click eseguito con il mouse nella iconcina Carica e si vedrà il rendering dello Stick Protection Guard per il DJI MAvic sullo schermo nella parte sinistra.
Il primo tab sulla parte superiore destra è relativo al posizionamento dell’oggetto, sarà quindi possibile orientarlo nei suoi assi, magari per evitare un numero eccessivo di supporti, utilizzando inclinazioni che ne riducano o aumentino la base di appoggio sul piano. Oppure per posizionare l’oggetto sulla diagonale se è più lungo del piatto.
Renderlo inclinato solo da una lato usando i supporti, nel caso anche il posizionamento diagonale non sia sufficiente e ecceda le misure del piatto.
Terminata la fase del posizionamento, se necessaria, si potrà procedere alla delicata fase dello slicing, cliccando sul tab Slicer.
A questo punto, qui si possono apprezzare le possibilità di effettuare lo slicing con diversi motori, come si diceva prima. Per ogni motore è disponibile una ulteriore finestra di configurazione, la quale a sua volta può raccogliere profili differenti.
Senza complicarci la vita, si può tranquillamente partire con i profili standard una volta settato a dovere gli inevitabili parametri obbligatori, quali lunghezza e larghezza del piatto di stampadiametro del filamento, temperature per i diversi materiali.
Supponiamo di voler “affettare” con il motore di Slic3r, vedremo che sarà possibile scegliere dal menu a tendina le varie impostazioni di stampa, preventivamente create, il tipo di stampante, nel  caso se ne possegga più di una.e le configurazione dell’estrusore, sempre per lo stesso motivo.
Scendendo ancora sul parametri di configurazione troviamo le possibilità si sovrascrivere i settaggidel motore di slicing selezionato, quindi in questo caso Slic3r, scegliendo se abilitare i supporti, e il raffreddamento. Impostando la sovrascrittura dell’altezza del layer e la densità del riempimento Infill. Nonchè scegliere il tipo di riempimento per le pareti esterne e interno all’oggetto.

Lo sliicing vero e proprio con Repetier Host

Supponendo di aver correttamente impostato tutti le configurazioni, lanciamo finalmente il processo di slicing cliccando sul bottone Slice con Slic3r. Dopo qualche secondo verremo catapultati nella finestra del rendering con la procedura di slicing eseguita.
Qui sono fornite importanti informazioni, quali una stima del tempo di stampa e della lunghezzadel filamento utilizzato, Sarà inoltre possibile, vedere come viene sviluppata la costruzione di un oggetto in 3D layer per layer muovendo l’apposito cursore.
Questa funzione è utile ai principianti per conoscere come lavora e “pensa” la stampante in 3D durante la fusione e il deposito del materiale estruso.


Prima di procedere al salvataggio del Gcode generato, all’invio dello stesso sulla scheda di memoria della centralina della stampante o all’invio diretto tramite comunicazione seriale alla stampante, è possibile giocare con i parametri di configurazione e sopratutto scegliere quale slicer utilizzare a seconda del tipo di oggetto da stampare.
Nel nostro esempio si tratta di un oggetto molto semplice e non anche cambiando engine di slicing optando per CURA piuttosto che per Slic3r, non cambia né il tempo di stampa, né il consumo di materiale, ma potrebbe variare l’esecuzione finale. E qui solo l’esperienza e tante tante prove, ci diranno quale motore usare a seconda dei risultati ottenuti.

Cambiare il posizionamento dell’oggetto e provare i supporti con tutti gli engine

Supponiamo invee per assurdo di volerlo stampare cambiandone il posizionamento sul piano e inserendo i supporti e valutare come e dove vengono posizionati i supporti dai vari slicer.
Si va quindi nel primo tab, Posizione Oggetto, si sceglie l’icona Ruota Oggetto e si inserisce il valore di 90° sull’asse X al fine di avere un risultato finale simile all’immagine seguente.

Una volta riposizionato l’oggetto ruotandolo, si ritorna nella tab Slicer e si provano gli slicing abilitando i supporti con almeno due diversi engine di “affettatori”. Come vedremo dai risultati a video, i motori lavorano in maniera seguendo logiche differenti. Non è affatto detto che una siamigliore dell’altra. Come si affermava prima è necessario sperimentare e toccare con mano il risultato finale. Tenendo in considerazione tutti i fattori: il tempo necessario, la qualità di stampa, la robustezza della stessa, il numero e il posizionamento di eventuali supporti.

Insomma avere a disposizione un software tipo Repetier Host, con tutti gli svantaggi di avere un engine interno, che nel caso di CURA ad esempio è aggiornato alla versione 15.0.e quando invece la versione più recente è la 2.3.4.beta; in molti casi può essere davvero utile.

Stampa diretta e modifica dei parametri in tempo reale con Repetier Host

Ma arriviamo alla ciliegina sulla torta. Dopo aver scelto grazie al rendering come stampare il 3D  il nostro pezzo di protezione per il radiocomando del drone DJI Mavic, si collegherà il cavo USB alla stampante 3D e al nostro computer, previa installazione dei driver di Arduino al fine di fargli riconoscere la porta seriale e si connetterà la stampante cliccando sull’icona del menu di Repetier Host in alto a sinistra che recita Connetti alla Stampante.


Una volta connessi si potrà cliccare sull’icona Stampa e verranno inviate tutte le informazioni contenute nel GCode alla stampa 3D. ma il bello è che oltre a vedere passo passo come viene realizzata la stampa, è possibile variare i valori delle temperature dell’estrusore o del letto di stampa.la velocità del movimento dei motori o della ventola di raffreddamento.
Sempre in questa tab che si chiama Controllo Manuale, che è raggiungibile una volta connessa la stampante anche senza inviare alcun pezzo alla modellazione, si può giocare con i motori, spostando la testina di stampa, l’altezza del piatto o altre cose, agendo sui vari bottone virtuali come se ci si trovasse di fronte al display LCD con relativi pulsanti e menu di configurazione.

Concludendo a nostro avviso, pur scegliendo per abitudine o pigrizia un certo tipo si slicer, in alcuni caso anzi in molti, vale la pena sperimentare altri programmi per la preparazione di oggetti da stampare in 3D, siano essi droni o parte di droni quali piccoli accessori per il radiocomando, come in questo esempio o parti di supporto per il drone FPV racing.
In alcune configurazioni il risultato finale che più ci piacerà sarà migliore con uno piuttosto che con un altro. Inoltre bisogna considerare che i programmi software si evolvono e i limiti di alcuni in questo momento possono venir superati un domani. Bisogna quindi testare e provare sempre nuove soluzioni.
Questo articolo non vuole essere una guida intera di un software di slicing per stampante 3D quali Repetier Host, per questo infatti esiste la documentazione ufficiale leggibile da qui, ma una base di partenza per conoscere le potenzialità di Repetier Host che come si dice nel titolo è un vero coltellino svizzero per lo stampatore amatoriale.

Alcune immagini prese da Thingiverse relative a costruzioni da stampa in 3D per il drone DJI Mavic





martedì 27 giugno 2017

Energie rinnovabili: nel 2016 hanno dato lavoro a 10 milioni di persone

Dal Web

L'IRENA (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili) ha recentemente pubblicato il rapporto con i dati 2016 del lavoro dato nel mondo dalle attività connesse con le energie rinnovabili: i posti di lavoro garantiti sono stati 10 milioni.

Complessivamente si tratta di quasi 10 milioni di posti di lavoro, in crescita di oltre l'1% rispetto all'anno precedente, come emerge da “Renewable Energy and Jobs: Annual Review 2017″.
In Europa i paesi che hanno un maggior numero di lavoratori in questo ambito sono la Germania, in particolare nell'eolico, e la Francia (biomasse).
Cina, Brasile, Stati Uniti, Giappone e Germania si sono dimostrati fino ad oggi i Paesi maggiormente capaci di creare occupazione nel settore delle rinnovabili. Focalizzando l’attenzione sul colosso asiatico, nel 2016 i lavoratori cinesi riconducibili a questo mercato erano 3,64 milioni (+3,4% in un anno).
Il più rapido tasso di crescita è legato al fotovoltaico, con 3,1 milioni di dipendenti a livello globale (+12% dal 2015), seguito dall’eolico con 1,2 milioni (+7%). Da precisare che IRENA ha inserito nel conteggio anche idroelettrico (1,5 milioni), biocarburanti (1,7 milioni), biomasse (700.000) e biogas (300.000).



sabato 3 giugno 2017

Il lago di Bracciano potrebbe scomparire per dissetare Roma. Interrogazione a Bruxelles

Dal Web

E’ area protetta UE e riserva idrica per la capitale. L’uso delle sue acque, da emergenziale, é diventato ordinario. Nostra interrogazione alla Commissione Europea

Il lago di Bracciano, un paradiso naturale alle porte di Roma, sta morendo di sete. L’ecosistema ormai é in difficoltà dato che l’acqua continua a scendere a vista d’occhio. Il problema é l’oggetto dell’interrogazione che abbiamo presentato oggi, venerdì 2 giugno, alla Commissione Europea, dato che il lago é un’area protetta dall’UE nell’ambito della rete “Natura 2000”. L’interrogazione é cofirmata dalle colleghe Laura Agea ed Eleonora Evi; il testo é in fondo al post.
Ora il lago é circa 1,40 metri sotto lo zero idrometrico (il punto di riferimento convenzionale per misurare il livello) e secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche la massima oscillazione tollerabile é di 1,50 metri; quindi ancora 10 centimetri e poi il collasso.
Non c’entra solo la siccità degli ultimi mesi. In base ad una convenzione datata 1990 con la multiutility ACEA, il lago costituisce una riserva idrica per Roma. Significa che è acqua da usare in caso di emergenza: lungi da adottare una programmazione tale da scongiurare tale rischio, in questi 27 anni l’ACEA ha trasformato in fatto ordinario l’uso del lago di Bracciano per dissetare la capitale.
Ora la captazione é pari a 1.500 litri al secondo e si avvia al raddoppio per risolvere la penuria idrica di Roma: i sindaci dei comuni che si affacciano sul lago sono sul piede di guerra e chiedono di risolvere la crisi idrica del lago che, se non si interviene, con l’estate potrà solo peggiorare. L’arrivo dei turisti infatti verrà ad aggiungersi alle attività umane, tra le quali quelle turistiche, che gravano sullo specchio d’acqua.
Il professor Loreto Rossi, ordinario di Ecologia presso il Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università la Sapienza di Roma, è fra gli autori di una recentissima ricerca scientifica sul lago di Bracciano che mette in evidenza come agricolturaturismo ed altre attività provochino immissione di azoto nel lago. L’azoto é una sostanza che provoca eutrofizzazione: favorisce lo sviluppo di un’enorme quantità di piccoli organismi vegetali acquatici che abbassano il tasso d’ossigeno dell’acqua fino a provocare la morte di tutti gli esseri viventi. Il professore ha spiegato in un’intervista che per l’autodepurazione del lago di Bracciano é fondamentale la striscia di 10-20 metri lungo la riva, striscia (di denitrificazione) che ora si va perdendo.
Non possiamo permetterci di far morire di sete il lago di Bracciano. E’ un tesoro naturale e una riserva d’acquache va preservata affinché anche i posteri – e non solo noi – possano farne un uso saggio. L’Italia ha dei doveri in questo senso nei confronti dell’Unione Europea: discendono dalla direttiva habitat e dalla direttiva quadro sulle acque.
Abbiamo domandato alla Commissione Europea se l’Italia stia rispettando questi suoi obblighi e, in caso non lo faccia, quali provvedimenti intende prendere. Qui sotto il testo che abbiamo presentato.