venerdì 17 febbraio 2017

L'Europarlamento ratifica il CETA: «Pagina nera per la democrazia»

Dal Web

L'Europarlamento di Strasburgo ha ratificato il CETA, il pericoloso accordo con il Canada che entrerà in vigore senza attendere il pronunciamento dei Parlamenti dei singoli Stati.


Il Parlamento Europeo ha appena deciso di
 ratificare il CETA con 408 voti a favore e 254 contrari.
 Nonostante una spaccatura profonda nel partito
 socialdemocratico, l’accordo con il Canada
 è stato approvato. Per la parte di competenza
 europea, entrerà provvisoriamente in vigore
senza attendere il vaglio di 38 Parlamenti
 nazionali in 28 Stati membri.
Il loro pronunciamento è comunque una
vittoria della società civile, che ha impedito
 a Bruxelles di mantenere il CETA
un affare soltanto europeo.
«Oggi è stata scritta una pagina oscura
 per la democrazia in Europa,
ma non tutto è compromesso –
dichiara Monica Di Sisto, portavoce
della Campagna Stop TTIP Italia –
La battaglia della società civile si sposta
 adesso a livello nazionale.
Monitoreremo gli impatti dell’accordo,
 dimostrando che avevamo ragione a criticarne
 l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano
 a bloccare questo trattato dannoso per i nostri
cittadini e lavoratori. I parlamentari europei,
in particolare socialdemocratici e popolari,
hanno abdicato al loro ruolo di garanti
dei diritti e dell’ambiente.
 Ma in Italia un simile atteggiamento non sarà tollerato.
Le urne sono vicine, e gli elettori faranno pesare
 questa scelta sconsiderata ai partiti che li hanno
delusi in Europa».
«Nonostante l’esito del voto a Strasburgo –
dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori della
 Campagna Stop TTIP Italia –
 la pressione dei cittadini ha portato un
 importante risultato: le telefonate e le lettere di
 protesta giunte in questi giorni ai loro uffici,
hanno contribuito a creare una grave frattura
 nel partito socialdemocratico.
Diversi eurodeputati del Pd hanno deciso di disertare
 la seduta o di votare contro il CETA, segno che il
pensiero unico non ha ancora contagiato
 uno dei partiti che si dicono progressisti.
Pubblicheremo i nomi di chi ha deciso di svendere
 l’interesse pubblico e le sorti di milioni di persone
 a pochi grandi rappresentanti del settore privato».
Con l’applicazione provvisoria del CETA,
 cadranno tariffe e quote su una vasta linea
di beni e servizi commerciati tra i due blocchi,
con prospettive negative per le piccole e medie imprese,
 i diritti del lavoro, la sicurezza alimentare,
l’ambiente e i servizi pubblici.
La campagna italiana chiede che dopo la giornata di oggi,
 il Parlamento italiano smetta di tenere il commercio
 internazionale fuori dai propri radar e metta all’ordine
del giorno il dossier CETA, aprendo una consultazione
 con la società civile per venire a conoscenza dei gravi rischi
 che corrono l’economia del Paese, l’occupazione e la stessa
 architettura democratica.



martedì 14 febbraio 2017

Ceta: su ogm e pesticidi si deciderà in segreto

Dal Web

Con il CETA su OGM e pesticidi si deciderà in segreto. Nel testo dell’accordo UE-Canada, che mercoledì arriva a Strasburgo, le decisioni sull’equivalenza tra sostanze chimiche e prodotti geneticamente modificati sono rinviate a tavoli di esperti che operano al di fuori del controllo pubblico. Mobilitazione della Campagna Stop Ttip e Ceta.


Il 15 febbraio si vota al Parlamento Europeo sul CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e UE, e la maggioranza degli eurodeputati sembra non aver ancora letto il testo. «In molti tentano di rassicurare le migliaia di persone che, insieme alla Campagna Stop TTIP Italia, stanno scrivendo e telefonando ai loro uffici, con la richiesta di respingere un trattato dai gravi impatti sociali e ambientali - spiegano Monica Di Sisto ed Elena Mazzoni della campagna Stop Ttip e Ceta - Le 1600 pagine del CETA, infatti, sono dense di concreti pericoli per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Come ha denunciato ieri il parlamentare europeo Dario Tamburrano, il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati è non solo possibile, ma altamente probabile, così come l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita.
Più volte la Commissione Europea ha tentato di smentire con dichiarazioni nette questi rischi. Il ruolo del pompiere, in Italia, lo ha svolto il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Ma le rassicurazioni di Roma e Bruxelles non trovano riscontro sul testo consolidato del CETA, che anzi le priva di ogni fondamento. È sufficiente leggere l’allegato 5-D, che traccia le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Stando al CETA, è possibile ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitargli nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne «oggettivamente» la sostanziale equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza si valuta in base ad una serie di criteri o linee guida. Ma il testo del CETA non le ha mai definite. Quel paragrafo cruciale, sulla determinazione e il riconoscimento dell’equivalenza, è lungo mezza riga e dice così: «Saranno concordate in un secondo momento».
«Il CETA fallisce clamorosamente nel tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente – dichiara Monica Di Sisto – Invece di vietare chiaramente l’ingresso di alimenti geneticamente modificati e sostanze chimiche tossiche, spalanca le porte a una deregolamentazione violenta e irreversibile. Questo accordo contiene espressioni vaghe e pericolosissime, e potrà essere implementato anche dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria, un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico. Tutto questo è inaccettabile, il Parlamento Europeo non può mettere la testa dei cittadini sotto la scure del grande business. Gli eurodeputati italiani devono respingere il CETA e rispettare le richieste della società civile».
Campagna Stop TTIP Italia
Web – www.stop-ttip-italia.net
FB – Stop TTIP Italia
TW – @StopTTIP_Italia

mercoledì 8 febbraio 2017

La pubblicità sdogana i cellulari per bimbi e donne incinte

Dal web

La Vodafone manda in onda lo spot dove a parlare al telefonino sono anche una donna incinta e una bambina piccola, usando immagini volutamente rassicuranti per allontanare l'idea del pericolo delle onde elettromagnatiche. Scatta la protesta.


In questi giorni sta andando in onda sulle tv nazionali una pubblicità della Vodafone che mostra una donna in gravidanza e anche una bambina piccola che usano il cellulare (oltre ad altre persone, giovani e non, che utilizzano il dispositivo in momento diversi e differenti situazioni). 
L'associazione Isde-Medici per l'Ambiente si è dichiarata «preoccupatissima per le ricadute che questo tipo di comunicazione avrà nell’abbassamento della percezione da parte dell’opinione pubblica del rischio connesso ai campi elettromagnetici». 
L’Associazione AMICA ha predisposto tre lettere-appello con la richiesta di vietare qualsiasi pubblicità di cellulari rivolta ai bambini e alle donne in gravidanza. Una lettera è rivolta e sarà inviata alle istituzioni, una all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria e un'altra al COMITATO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DI REGOLAMENTAZIONE CONVENZIONALE TV E MINORI stipulato tra società di trasmissione e gruppi a tutela dei consumatori.
Il Cambiamento invita tutti i lettori a inviare direttamente a Vodafone una lettera di protesta chiedendo che venga ritirata la pubblicità e che venga fatta una corretta informazioni rivolta ai clienti e acquirenti riguardo i reali rischi dell'elettrosmog soprattutto dovuti ai telefoni cellulari. Potete scrivere via posta a: Vodafone, Sede legale via Jervis, 13 - 10015 Ivrea (TO). Il numero di fax per i reclami è 800 034626.

domenica 29 gennaio 2017

In Iran la prima 'Banca dello Zafferano', la spezia che vale più dell'oro

Dal Web


Teheran - E' nata in Iran la prima 'Banca dello Zafferano' del mondo, con l'obbiettivo di agevolare gli imprenditori ma anche di dare ai risparmiatori la possibilità di investire acquistando la pregiata spezia di cui l'Iran è il maggiore produttore mondiale. La Banca, di proprietà governativa, è nata nella città di Torbat Heydariyeh, uno dei cuori della produzione mondiale della spezia nella regione del Khorassan Razavi', a nord-est del territorio iraniano.

La banca può contenere 10 tonnellate di 'oro rosso'

La Banca, munita di sistemi di conservazione all'avanguardia (i vari tipi di zafferano richiedono condizioni di conservazione molto precise e diverse tra di loro) ha la capacità di tenere al proprio interno fino a 10 tonnellate di "oro rosso". Secondo il governatore Gholamreza Karimi, questa capienza arriverà presto a 20 tonnellate. Gli agricoltori che depositeranno il proprio zafferano nella Banca riceveranno dei bond nei quali sono indicati la quantità, la tipologia ed il valore dello zafferano. Sempre secondo le spiegazioni date dal governatore della banca, "i bond potranno essere venduti e comprati e quando il proprietario del bond vorrà, potrà chiedere in banca la consegna della propria merce".
Secondo l'agenzia Irna, il luogo di conservazione dello zafferano della banca verrà tenuto nascosto per motivi di sicurezza. Il 90% della produzione mondiale della spezia, che oscilla tra le 200 e le 300 tonnellate, riguarda l'Iran che esporta in oltre 50 nazioni del mondo.

La storia

Utilizzato per la prima volta dai Medi attorno al 700 a.C., il nome stesso dalla pianta zafferano ha origine dal persiano "Zar par 'an" che letteralmente significa "avente foglie dorate". Oltre ad "oro rosso" e "sultano delle spezie", soprannomi dati alla spezia per il suo valore (intorno ai 16 euro al grammo per l'iraniano di prima qualità), viene detto "fiore della salute" per le accertate proprietà curative contro il cancro, l'Alzheimer, il Parkinson, l'epatite, il diabete e l'influenza. La spezia ha proprietà benefiche pure per i reni ed il pancreas, combatte la bronchite, la pressione alta ed il colesterolo e ha effetto anti-epilettico, anti-dolorifico e rilassante; rafforza la memoria ed è ricca di vitamine C, B6, B2 e B1.

Per ottenerne un solo grammo bisogna cogliere 150 fiori, un lavoro che deve essere fatto con delicatezza e necessita di 40 operai, che devono lavorare dopo le prime luci del giorno ma prima del sorgere del sole, in modo che il calore non rovini l'aroma della spezia. Le varietà rare e particolari di zafferano possono arrivare a costare fino a 60 euro al grammo, quasi il doppio dell'oro (quotato intorno ai 35 euro al grammo). 

giovedì 26 gennaio 2017

2016, l’anno più caldo di sempre

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I dati della Nasa evidenziano temperature record dopo i picchi del 2014 e del 2015. Ora la temperatura terrestre è di 0,99 °C superiore alla media del secolo scorso. 


Fin dalla metà dello scorso anno si poteva prevedere che il 2016 sarebbe potuto essere l'anno più caldo da che vengono rilevati i dati in modo scientifico, ossia dal 1880. Ora la NASA ha confermato, dati alla mano, che questa previsione è una realtà.

Insieme alla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)m l’ente spaziale americano ha fatto sapere che le temperature medie del 2016 sono state di 0,99 gradi Celsius superiori alla media del XX secolo. Temperatura che è in costante aumento dopo i precedenti record del 2014 e del 2015. 
 
Sebbene i negazionisti del riscaldamento globale possanno arguire che nel corso del tempo le stazioni meteo di misurazione sono cambiate di posizione e di qualità, e quindi hanno introdotto delle incertezze sulla misure, la NASA ha comunque fatto sapere che pur tenendo conto di quelle che possono essere piccole variazioni nei valori raccolti, il 2016 risulta il più caldo in assoluto, con una certezza superiore al 95%.

Spiega Gavin Schmitt del Goddard Institute for Space Studies: «Non ci aspettiamo che anno dopo anno si battano sempre i record precedenti, ma la tendenza a lungo termine del riscaldamento terrestre in corso è assolutamente evidente».

L’IMPORTANZA, LIMITATA, DI EL NIÑO. Con questo nuovo dato, fa sapere ancora la NASA, si è stabilito che la temperatura media della superficie del pianeta è aumentata di 1,1 gradi Celsius a partire dalla fine del XIX secolo, un cambiamento dovuto in gran parte all'aumento dell'anidride carbonica e di altre emissioni di gas serra prodotti dall'attività dell'uomo. La maggior parte del riscaldamento terrestre si è verificato negli ultimi 35 anni, con 16 dei 17 anni più caldi registrati a partire dal 2001.

Il 2016 non è stato solo l'anno più caldo mai registrato, ma otto dei dodici mesi dell'anno, da gennaio a settembre con l'eccezione di giugno, sono stati i più caldi mai registrati per i rispettivi mesi. Ottobre, novembre e dicembre sono stati registrati al secondo posto.

Fenomeni come El Niño e la Niña, che hanno riscaldato o raffreddato la parte superiore tropicale dell'Oceano Pacifico, hanno certamente avuto un ruolo in questo riscaldamento. In particolare  El Niño ha avuto il maggiore impatto durante il 2015 e per il primo terzo delle 2016. I ricercatori tuttavia, hanno stimato che l'azione diretta sul riscaldamento è stato di 0,12 gradi Celsius.

DATI DA TUTTO IL PIANETA. I risultati della NASA e del NOAA sono stati elaborati da misure di temperatura superficiale di 6.300 stazioni metereologiche, osservazioni navali e rilevamenti di boe in un mare e misure raccolte da stazione di ricerca in Antartide. Tutte i dati, fa sapere la NASA, sono stati ripuliti da fenomeni locali, quali, per esempio, il riscaldamento urbano. I valori sono stati confrontati con le medie raccolte tra il 1951 e il 1980.

martedì 17 gennaio 2017

Adotta un campo di grano e sarà tutta farina del tuo sacco!

Articolo Condiviso

In provincia di Cagliari, in una località storica per la produzione del grano, nell'area di Senorbì, è appena nato il progetto sperimentale "Farina del tuo sacco" ad opera dell'associazione di promozione sociale e culturale Terre Colte.

Il progetto, originale e innovativo, vuole essere una risposta concreta e immediata al grave problema dei terreni abbandonati e lasciati incolti da quei contadini che non riescono più a vedere un'effettiva possibilità di sostentamento dignitoso attraverso l'agricoltura. In Sardegna questo fenomeno ha ricadute negative anche a livello sociale, culturale e ambientale. Il progetto lancia una campagna per adottare questi terreni e trasformarli in campi di grano vivi e produttivi. L'associazione propone diverse formule economiche di partecipazione all'iniziativa attraverso le quali si riceve in cambio ciò che quello stesso campo produce: grano, farina o legumi biologici, beni primari di altissima qualità. Allo stesso tempo si partecipa attivamente alle spese necessarie per i contadini per l'acquisto dei semi e la lavorazione del terreno. Le attività sono partite a settembre, a novembre c'è stata la lavorazione del primo terreno e a dicembre scorso le semine. Il  raccolto è previsto per l'estate 2017. La campagna di crowdfunding è iniziata solo un mese fa e si registrano già oltre 20 sostenitori da tutta Italia. 12.000 euro la somma da raccogliere entro fine febbraio che servirà anche per  l'acquisto di un mulino a pietra per la produzione della farina.
Incontriamo Massimo Planta, ideatore del progetto, presidente e socio fondatore di Terre Colte.
Che cos'è Terre Colte?
Terre Colte è un’associazione di promozione sociale e culturale non profit, che si è sviluppata da una prima esperienza di recupero di un terreno incolto e abbandonato di circa 3.000 mq nella provincia di Cagliari, poi trasformato in un orto condiviso dove chiunque poteva avere a disposizione un orto a patto che coltivasse senza l’uso di sostanze chimiche. In meno di un anno più della metà dei 40 lotti del terreno erano già occupati, e dato l’entusiasmo suscitato, quell'esperienza positiva fu immediatamente replicata ottenendo altrettanto successo. In brevissimo tempo, viste le numerose richieste di adesione sia da parte dei fruitori che da parte dei proprietari, si è capito che il concetto degli orti condivisi doveva essere sviluppato in forma organizzata. Nasce così nel Luglio 2014 l`Associazione Terre Colte che stimola e sostiene privati, aziende scuole ed Enti pubblici nella realizzazione e coltivazione di orti condivisi, urbani, sociali, terapeutici, didattici ed etnici. Oggi gli orti da adottare di Terre Colte sono dislocati in 6 comuni della regione metropolitana di Cagliari, suddivisi in lotti di 50 mq ciascuno, dove l'unica regola imposta agli associati è di coltivare rigorosamente con tecniche naturali e senza l'immissione di componenti chimici, ricevendo in cambio oltre che la disponibilità del terreno, un laboratorio teorico/pratico di agricoltura sinergica, l'uso di acqua per l’irrigazione, l'energia elettrica, l'assistenza, la sorveglianza e infine la copertura di una polizza assicurativa. L'associazione organizza inoltre vari laboratori didattici per l'autoproduzione alimentare, didattica per le scuole, corsi di permacultura e agricoltura naturale e attività di sensibilizzazione per la tutela e la salvaguardia delle api.
Come è nato il progetto “Farina del tuo sacco” e perché?
Da questa esperienza di successo abbiamo voluto rilanciare il progetto in una versione più evoluta attraverso l'adozione di terreni incolti di dimensioni rilevanti per affrontare il problema dell'abbandono delle terre coltivabili che in Sardegna riveste proporzioni tali da incidere non solo sul piano meramente economico ma anche su quello socio-culturale e microclimatico (sovra sfruttamento e impoverimento dei terreni, siccità, disboscamento). Ecco dunque come nasce il progetto "Farina del Tuo sacco": tramite una raccolta fondi le famiglie che aderiscono possono garantirsi il fabbisogno annuo di beni primari (come il grano e la farina) certificati bio e a Km zero (filiera chiusa), anticipando le spese necessarie ai contadini per l'acquisto delle sementi e dei costi dell'aratura.
Di che tipo di coltivazioni stiamo parlando?
Soprattutto grani. I contadini sono sempre l'ultimo anello della filiera mentre invece dovrebbero essere i primi. Sono quelli che non hanno potere contrattuale e quando hanno coltivato la terra, il prodotto finito lo conferiscono ai mulini che stabiliscono il prezzo con cui comprare il grano. Questo è uno dei motivi principali per cui il contadino abbandona la sua terra o preferisce lasciarlo per il pascolo. Ricordiamo che sia i semi di grano per la semina che i terreni e tutto il processo di coltivazione sono certificati biologici.
Chi sono gli agricoltori di cui parlate?
Parliamo di piccoli agricoltori con appezzamenti limitati. Ci è successo che un giorno, casualmente, abbiamo incontrato un contadino che ci ha detto che dopo aver coltivato biologico per anni, il mulino al quale conferiva il raccolto non pagava un valore adeguato per il suo lavoro. I mulini, inoltre, spesso, mischiano i grani dei vari produttori, e la qualità della propria farina rischia di essere messa a rischio. Raramente viene assicurata una lavorazione esclusiva e tutto il lavoro e i benefici di un prodotto biologico e di altissima qualità viene irrimediabilmente perso. Terre Colte ha proposto a questo contadino di trovare una soluzione insieme e cioè di continuare a coltivare il grano e trovare un modo per arrivare direttamente al consumatore finale. Così abbiamo pensato di lanciare una raccolta di crowdfunding per raccogliere 12.000 euro. Circa la metà di questa somma servirà per acquistare un mulino e l'altra metà per le spese vive. Terre Colte si occuperà, quindi, di pagare al contadino tutti i costi e di acquistare un mulino che servirà per macinare i grani prodotti.
Che cosa cambia in termini economici per il contadino?
Non investirà soldi ma il suo tempo e il know how necessario. Rimarrà con il 40 per cento del prodotto finito o del ricavato della raccolta fondi.
Perché è importante aderire alla campagna di crowdfunding?
Partecipando a "Farina del Tuo Sacco" sostieni l'economia locale, aiuti al recupero di una terra a rischio di abbandono e guadagni una sana alimentazione.
Come funziona esattamente l'adozione e quanto costa?
Ci sono diverse tipologie di adozione. A partire da 6 euro puoi adottare un piccolo campo di 10 mq con diritto a: tessera annuale di Terre Colte, un chilo di farina biologica e macinata a pietra e 50 grammi di lievito madre che saranno spediti direttamente a casa. Se si vogliono avere, ad esempio, 10 kg di farina, si possono adottare 100 mq che hanno un costo di 36 euro. Come ricompensa per una donazione si può richiedere: grano, ceci, farina di grano, farina di ceci, la partecipazione a laboratori di trasformazione della farina e viste guidate ai campi coltivati. La Tessera Terre Colte e il lievito madre sono comuni in tutte le tipologie di adozione.
Si può comprare solo quello che il campo produce nel periodo in cui lo produce? Quindi chi acquista non è più un solo consumatore?
Sì. Tutto è legato non al chilo di farina ma ai mq di campo che si vogliono adottare. I chili di cui parliamo sono teorici perché dipenderà dalla produzione: un anno potrà essere di più e l'anno successivo di meno. Il consumatore non è più un consumatore e basta ma un produttore egli stesso. Il contadino sa quanto campo coltiverà ma non saprà mai quanto raccolto otterrà da quel campo. Noi vogliamo sensibilizzare le persone a questa teoria e a questa pratica.
Quanti contadini hanno fino ad ora aderito al progetto?
Parlando solo del progetto di adozione a distanza di un campo di grano, al momento abbiamo coinvolto 2 agricoltori. L'anno scorso abbiamo realizzato lo stesso progetto con la collaborazione dei soci delle sedi operative in Ogliastra, abbiamo coltivato tre ettari sempre a grano Senatore Cappelli che sono stati adottati da 30 famiglie. In quel terreno quest'anno abbiamo fatto il sovescio a trifoglio per farlo riposare. Per la coltivazione di quest’anno l’agricoltore ha messo a disposizione un’area di 8 ettari dei quali due coltivati a trifoglio, due a ceci della qualità Pascià e quattro a grano. Con questa configurazione di rotazione dei terreni, manterremo anche per l’anno prossimo la stessa area coltivabile a grano e ceci.
Dove si troverà il mulino che acquisterete?
Il mulino sarà munito di macine in pietra, a lenta rotazione. Lo metteremo nella nostra sede operativa di Dolianova, a circa 30 km dal campo agricolo di cui parliamo. La sede, diventerà la nostra “Casa del Grano”, attrezzata con spazi idonei dove facciamo i laboratori del pane e dei dolci.  Disponiamo già di un forno a legna condiviso, in modo che chi vuole potrà andarci con il suo impasto fatto in casa il giorno prima e potrà anche cuocere il suo pane in condivisione.
Che tipo di grano coltivate e ci saranno in futuro anche altri cereali?
Al momento solo la varietà Senatore Cappelli ma in futuro abbiamo in progetto di allargare gli orizzonti e di cimentarci anche con altri tipi e, forse, anche altri cereali.
Quando verrà distribuita la farina frutto del primo raccolto?
La farina sarà pronta in estate nei mesi di giugno e luglio 2017. Sapremo anche quanto raccolto ci sarà.
Qual è l'obiettivo di questo progetto?
Il comune in cui si svolge il progetto ha 200 abitanti. Se noi continuiamo a permettere che i terreni non si coltivino più le persone andranno a cercare il lavoro e il sostentamento da altre parti. L'agricoltura ha anche il valore di mantenere vivi i territori. Noi vogliamo coinvolgere più contadini possibile e coinvolgere le persone in questo processo. Ci troviamo in un periodo di cambiamento. E la parola cambiamento è inutile usarla senza crederci e fare qualcosa per attuarlo.
Che cos'è il cambiamento per voi?
E' fare azioni non a nostro esclusivo beneficio, ma che siano utili e di esempio anche per il nostro vicino e lontano e per le generazioni future.
Per chi volesse sostenere il progetto o saperne di più:

martedì 10 gennaio 2017

Repair Cafè anche a Roma: riparare, riciclare, riusare

Articolo condiviso

Riparare, aggiustare, riusare: sono parole chiave in un'epoca in cui il consumismo manipola le nostre menti e ci porta a sprechi enormi con enormi impatti sull'ambiente. Ed ecco che si stanno diffondendo i Repair Cafè. Ora ne è nato uno anche a Roma.


In zona Conca d'Oro, a Roma, si trova Aggiustatutto, il primo Repair Cafè in città. E' aperto tutti i pomeriggi dalle 17 alle 19,30 grazie a tre amici che, da qualche mese,  hanno deciso di mettere  insieme le loro competenze e passioni. L'obiettivo di questa vera e propria officina sociale non è soltanto la promozione ecologica e ambientale, attraverso il recupero e il riuso di beni di consumo, ma anche diventare un vero e proprio spazio di incontro, di mutuo aiuto tra i soci e di scambio culturale tra generazioni e culture. Nella prospettiva di un ritorno ad uno stile di vita compatibile con l'ambiente, il recupero e il riciclo diventano anche uno stimolo importante alla creatività e all'immaginazione per adulti e bambini che danno nuova vita a oggetti “da buttare” di ogni tipo.
Incontriamo Francesco Pelaia che nello spazio di Via Val di Lanzo, 45, tra ferri da stiro, phon, frullatori, lampade, giocattoli e una parete piena di attrezzi, ci racconta come è nato il progetto.
Qual è il significato di uno spazio come questo?
Ogni giorno, nelle nostre città, vengono gettate enormi quantità di oggetti, anche in buono stato. L’intento del Repair Café, è quello di dare agli oggetti una nuova prospettiva di utilizzo. Molte persone hanno dimenticato che è possibile riparare un oggetto o possono imparare a farlo. Riappropriarsi della tradizione del recupero è fondamentale, soprattutto considerando il periodo nel quale ogni azione a esso legata è un piccolo tassello a contrasto della crisi. Le azioni promosse dal Repair Café sono legate a un percorso sociale e culturale che mette in luce le competenze, spesso dimenticate, delle persone di età matura che possono trasmettere le proprie esperienze condividendo un obiettivo comune: la riparazione di un oggetto. Questa pratica virtuosa ha ricadute sull’ambiente grazie alla riduzione dell’utilizzo di materie prime e quello di energie per produrre nuovi oggetti. Il riuso contribuisce a ridurre le emissioni di CO2. Gli appuntamenti di riparazione insegnano a vivere gli oggetti sotto una nuova luce. E, ancora una volta, di apprezzarne il loro valore, divertendosi. Il nostro progetto vuole offrire al quartiere ed alla città un luogo dove attività artigiane “in via di estinzione” trovino spazio di espressione e di condivisione e dove si possa praticamente lavorare, recuperare e costruire manualmente.
A chi si rivolge il vostro progetto?
L'attività di Repair Café si rivolge a tutte le persone interessate a riutilizzare tutti quegli oggetti che l'obsolescenza programmata rende inutilizzabili o riparabili solo ad un costo troppo elevato oppure a tutto quanto meriti una “seconda vita” affettiva ad un costo ragionevole; sono benvenuti anche tutti coloro che siano curiosi di “sapere come funziona” di “sapere come si fa” vedendo artigiani all'opera o di cimentarsi partecipando al lavoro.
Come è nata l'idea di aprirne uno a Roma?
Sono stato sempre sensibile a queste tematiche, mi interessava molto il discorso della decrescita. Ho conosciuto questa realtà nata in Olanda e quindi sono partito per realizzarla insieme a due amici. Rodolfo Uberti Foppa e Guido Bertoldi.
Che lavoro fai?
Vengo da un altro mondo. Ero un dirigente nell'industria aeronautica. A un certo punto ho deciso di cambiare vita, nel 2007, e ho lasciato il lavoro. Non mi piaceva più l'ambiente che frequentavo e quel lavoro che non mi faceva stare bene. Con la liquidazione ho acquistato un appartamento e ci ho avviato un Bed and Breakfast.
Come hai iniziato ad aggiustare le cose?
Ho sempre avuto una buona manualità ma ho iniziato proprio occupandomi della manutenzione del Bed and Breakfast. Poi ho visto che la cosa mi piaceva e ho iniziato a svolgere l'attività di riparatore. Lo facevo nel garage di casa.
Come hai imparato ad aggiustare?
Mi è sempre piaciuto e mio nonno mi ha insegnato la maggior parte delle cose che so.
Quanto costa venire qui al repair cafè per far aggiustare un oggetto?
25 euro l'ora. Se hai bisogno di un intervento a domicilio non c'è diritto di chiamata e si paga solo se la riparazione è di propria soddisfazione.
Come si svolge la riparazione?
Si può chiedere di farla aggiustare oppure che venga insegnato ad aggiustarla da sé. E' un'attività di recupero a basso costo. Spesso è il ricambio che costa molto e talvolta proponiamo una modifica compatibile con l'uso che si deve fare di quell'oggetto. Comprare un oggetto nuovo quando si può riparare quello vecchio, è un enorme spreco di rifiuti e di risorse che può essere evitato.
Spesso, dal punto di vista economico, conviene ricomprare una cosa nuova piuttosto che farla riparare.
Sì, è vero, ma altrettanto spesso le cose che usiamo hanno anche una storia, un valore affettivo. Per esempio una lampada di famiglia che nessun elettricista ti aggiusta e nessun professionista lo farebbe. Venendo da noi, invece, questo si può fare e risolvere il problema.
Organizzate corsi per imparare a riparare?
Facciamo delle serate tematiche durante le quali le persone vengono e provano a riparare un oggetto o a risolvere un problema di un impianto, di un mobile, di una finestra in casa loro. Anche solo vedere, ad esempio, una lavastoviglie o un altro elettrodomestico smontato o lo scarico di un lavandino o un rubinetto ci può aiutare a capire come fare quando si è a casa da soli e l'elettrodomestico in questione non funziona o abbiamo una perdita d'acqua. Ci sono delle macroaree di intervento. C'è una parte meccanica e una elettrotecnica. Poi c'è l'idraulica, l'elettricità e la falegnameria. Insegniamo come verificare cosa funziona oppure no. Ci sono parti molto comunemente soggette a guasti e si impara come individuarle facendo prove e diagnosi.
Quanto costa un corso?
Le serate sono a offerta libera e vengono molte persone soprattutto sull'idraulica. Per l'elettricità casalinga lo stesso. Per i grandi elettrodomestici meno.
Dal punto di vista tecnico, gli elettrodomestici hanno delle aree simili per quanto riguarda la riparazione?
I motori elettrici hanno tutti una serie di problematiche comuni. Spesso, per esempio, sono i fili di alimentazione che non funzionano, quasi al 30 o 40 per cento. In particolare all'ingresso del filo di alimentazione. Quindi si buttano spesso elettrodomestici che sarebbero perfettamente funzionanti se cambiassimo semplicemente il filo. Cioè è una riparazione di dieci minuti e con pochissima spesa. Cambiare la cinghia del motore di una lavatrice, allo stesso modo, richiede non più di 15 minuti.
Perché la maggior parte di noi non sa riparare?
Noi siamo stati educati a consumare e questa nostra propensione al  consumo fa sì che il recupero sia una controtendenza. L'altro aspetto è che noi valutiamo molto il nostro tempo libero in termini di utilità marginale. Il nostro tempo libero ha un valore enorme visto che è poco e quindi tendenzialmente non vogliamo dedicarlo ad attività che siano riconducibili ad altro lavoro. E' ormai la norma che si preferisca spendere soldi piuttosto che perdere 30 minuti per riparare un oggetto. Non si percepisce, però, che non si tratta solo del costo relativo all'acquisto ma di un notevole costo sociale in termini di inquinamento e di smaltimento dei rifiuti. Gli elettrodomestici in genere hanno un impatto pesantissimo a livello ambientale. Anche perché ogni elettrodomestico per essere smaltito deve essere smembrato in quanto le sue componenti sono diverse tra rifiuti di plastica, elettrici, elettronici, metallici. E' quindi complicato. Un frigorifero, ad esempio, fa un volume di rifiuto enorme.
La riparazione può essere la risposta all'obsolescenza programmata?
Non sempre, purtroppo. I produttori fanno pagare in modo esagerato le componenti di ricambio. Una scheda elettronica di un frigorifero costa 110 euro quando lo stesso frigorifero ne costa 200. Lo fanno perché a loro conviene venderne uno nuovo. L'obsolescenza programmata esiste proprio per fare in modo che gli elettrodomestici vengano regolarmente ricomprati e non è un mito come molti credono ma la realtà. In Francia esiste un progetto di legge a tutela dei consumatori proprio a sostegno di tutto questo. Infiltrazioni, umidità, guasti possono esserci, naturalmente, ma non sono tali da giustificare la quantità di casi. Sul tema dell'elettronica purtroppo è difficile intervenire perché le schede sono fatte in modo da rendere difficilissima la sostituzione delle singole componenti. A un certo punto dobbiamo arrenderci anche noi.
Fate corsi per i bambini?
Abbiamo pensato di organizzare un corso a gennaio proprio per i bambini con i giocattoli di Natale rotti. Sulle attività con i bambini così come anche sulle altre nostre attività ci piacerebbe fare corsi itineranti.
Quante persone si rivolgono al Repair Cafè?
L'idea piace a tutti ma poi dall'idea al fatto di iniziare davvero a cambiare la mentalità dell'usa e getta il passo è lungo. In Olanda hanno iniziato per esempio con un pullman itinerante.
Che cos'è la biblioteca degli attrezzi?
Vorremmo fare una libreria degli attrezzi. Si lasciano qui gli attrezzi a disposizione di tutti. Quegli attrezzi che non ci servono tutti i giorni. Così come anche tutti i tipi di cacciavite particolari e professionali che restano qui a disposizione dei soci: frese, decespugliatori, cacciaviti particolari che si usano raramente ma che sono essenziali per riparare i nostri elettrodomestici. In questo modo si evita di acquistare tutti la stessa cosa ma si mette in comune ciò che si ha.
Quali altri progetti ci sono?
Un progetto con le persone disabili che vorremmo presentare presso le varie sedi istituzionali. Un altro aspetto che ci interessa è coinvolgere le persone anziane. Non solo per insegnare loro delle cose ma anche per coinvolgerli come insegnanti di abilità che abbiamo perso.
Per quanto riguarda le donne?
Ci manca, in effetti, tutto un ambito che è sempre stato quello femminile di riparazione degli abiti, di rammendo e recupero che si è quasi completamente perso e che invece è essenziale recuperare.
Quello che fate può diventare un vero e proprio lavoro che dia un reddito per vivere?
Nel nostro caso no, non rientra per ora nei nostri obiettivi. E' molto importante, però, pensare che per esempio attraverso i nostri corsi molte persone, ad esempio giovani, immigrati, disoccupati possano iniziare ad acquisire delle abilità da far crescere e che possano poi essere incanalate in un percorso professionale futuro.