giovedì 11 maggio 2017

CO 2 fuori controllo, verso la catastrofe con ottimismo.

Dal Web

Mi ricordo anni fa un profetico Beppe Grillo che, proprio in riferimento ai cambiamenti climatici, parlava di un ironico avanzamento della civiltà verso la catastrofe con ottimismo. Sono passati dieci anni da allora...


In questi dieci anni, si sono avvicendati governi, si sono fatte le famose conferenze internazionali sul clima, tanti dicono di salvaguardare l’ambiente, anche i peggiori inquinatori, e il risultato è che non solo non si è invertita la rotta, ma si è pigiato il piede sull’ acceleratore.  Era difficile fare peggio, eppure ci siamo riusciti.
Nonostante i dati inconfutabili, nonostante le costanti grida di allarme delle organizzazioni ambientaliste, nonostante una ormai compatta comunità scientifica che è d’accordo sul fatto che siamo i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici, niente di tutto questo riesce a fermare il grill mondiale su cui allegramente ci stiamo infilzando. Non solo non si è fatto alcun progresso serio, ma il maggior paese inquinatore pro capite, cioè gli USA, ha eletto come Presidente il peggiore Attila che l’ambiente abbia mai potuto vedere all’orizzonte, che ha smantellato qualsiasi minima ipotesi di intervento contro i cambiamenti climatici  riportando in auge addirittura il carbone. Dicono che a breve andremo su Marte ma ci si alimenta ancora con il carbone dell’ottocento, strano progresso questo. Non che il predecessore di Trump avesse fatto granchè, va detto chiaramente.  I risultati di questo suicidio, al quale assistiamo senza fare nulla, sono un nuovo record delle emissioni di CO2 arrivate alla folle soglia di 412 parti per milione, dopo aver registrato il 2016 come anno più caldo da quando, cioè da fine Ottocento, si misurano le temperature a livello globale.
Gli esperti di clima ci dicono che di questo passo rischiamo di avere uno stravolgimento climatico nei prossimi anni che mai si è registrato nella storia da qui a decine di milioni di anni addietro. Nell’ultima conferenza sul clima a Parigi si sono dati l’obiettivo di mitigazione a 1,5/2 gradi centigradi e anche raggiungendo questa stabilizzazione avremmo grossi problemi, ma attualmente stiamo andando dritti verso un aumento di 3 gradi e più, cioè otterremo la devastazione assicurata.
Siamo tutti attenti e premurosi con i nostri figli e ci preoccupiamo di ogni loro minimo stranuto, ma il futuro che gli stiamo più o meno coscientemente regalando è un futuro da incubo e senza alcuna speranza.
Ci si allarma per i profughi che arrivano oggi sulle nostre coste ma questo è niente di fronte ai milioni di rifugiati ambientali che ci aspettano se continuiamo a non fare nulla.
Ma ci si chiede come mai, nonostante tanti a parole si dicano a favore dell’ambiente e si parli sempre più spesso di rinnovabili e di biologico, la situazione precipita? Facile risposta: fino a quando la crescita sarà la religione di nazioni e popoli, non avremo scampo. Alla faccia dell’ambiente si continuano a produrre montagne di prodotti superflui, con relativi rifiuti ed emissioni.  La pubblicità continua a bombardare la gente dicendo che se non hanno il vestitino alla moda, l’orologio e il profumo che fanno uomo, la macchina nuova, l’ennesimo cellulare e così via, sono poveri e sfigati. E se noi dobbiamo avere tre macchine a famiglia e venti cellulari a testa, non si capisce perché non debbano averceli anche il cinese, l’indiano, l’indonesiano, il sudafricano, il messicano, il russo, il brasiliano, ecc, ecc.
Abbiamo voluto e creduto alla favoletta horror della crescita? E adesso arrostiamo e procediamo verso la catastrofe con ottimismo.
Solo la crisi della crescita ci può salvare. E tutti possiamo fare la nostra parte.


giovedì 27 aprile 2017

Da una miniera di carbone nascerà il più grande parco solare del Kentuck

Dal Web
Il carbone è a fine corsa. Oggi è più conveniente 
investire nel solare che nel carbone e il numero 
di occupati nel settore fotovoltaico è in continua ascesa.
La Berkeley Energy Group, una società produttrice 
di carbone  con sede nel Kentucky ha annunciato che,
 in collaborazione con Edf Renewable Energy, sta conducendo
 alcuni studi di fattibilità per trasformare due miniere a
 cielo aperto in un parco solare che potrebbe produrre
 fino a 50 o 100 megawatt di energia elettrica.
 Un impianto enorme se si pensa che oggi il parco solare
 più grande del Kentucky è dieci volte più piccolo.







Solare più conveniente del carbone

La notizia stupisce per l’incontro di due mondi 
completamente differenti e che oggi possono essere
 considerati in competizione: da una parte l’industria
 del carbone e dei combustibili fossili e dall’altra il
 settore delle rinnovabili. Non non si ratta di questioni
 ambientali, piuttosto di meri calcoli economici, 
l’industria dei combustibili fossili si sta accorgendo
 che le rinnovabili sono un buon affare in cui 
investire perché saranno il futuro, mentre carbone,
 petrolio sono destinati via via a scomparire.

Un parco solare per creare nuova occupazione

L’operazione del Berkeley Energy Group non è ancora
 una conversione alle rinnovabili. 
La società ha fatto sapere di non avere intenzione di
 sostituire la sua produzione di carbone con il solare,
 ma che considera il progetto una possibilità per 
continuare a rendere redditizio il terreno che con
 l’attività mineraria aveva dato lavoro agli abitanti della zona. 
“Sono cresciuto con il carbone – ha detto Ryan Johns,
 responsabile esecutivo del progetto –, la nostra azienda è 
stata nel business del carbone per trent’anni. 
Non stiamo realizzando questo [progetto] come tentativo
 di sostituire il carbone, il carbone da questa zona è già stato estratto”.
 In sostanza la realizzazione del nuovo impianto solare
 fotovoltaico è  modo per continuare a creare ricchezza e 
palesa il fatto di come il solare sia in grado di offrire un
 ritorno economico agli investitori.


giovedì 20 aprile 2017

Bimbimbici: pedalata in 200 città d'Italia

Dal Web

Torna domenica 14 maggio in 200 città d’Italia BIMBIMBICI, la pedalata promossa da FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta per incentivare tra i giovani e giovanissimi l’uso della bicicletta negli spostamenti quotidiani, a partire dal bike2school.

Quest’anno la manifestazione diventa "aggiorenne" e, in linea con lo slogan
 La nuova fiaba della bicicletta, il tema scelto per festeggiare il 18° compleanno
 è “Arrivano i supereroi”. I bambini possono scatenare la fantasia 
immaginando i super-poteri di chi si sposta in bicicletta.
 Qualche suggerimento? Chi usa la bici non inquina, non fa rumore,
 occupa meno spazio delle auto e rende più allegre e felici le persone.
 Il tema vuole essere un omaggio al grande fumettista Jack Kirby
considerato l’inventore del genere supereroi, di cui quest’anno ricorre il centesimo
 anniversario dalla nascita.
Capofila delle città simbolo di BIMBIMBICI 2017 è Bari
un’altra città del sud, dopo Napoli lo scorso anno, 
per riaffermare l’impegno di FIAB a diffondere la cultura di una vita sana
 e a incentivare lo sviluppo di una mobilità sostenibile su tutto il territorio nazionale.
E, proprio dal capoluogo pugliese, arriva il testimonial di BIMBIMBICI 2017, 
Pinuccio, artista ma anche convinto ecologista e ambientalista, 
che ha raggiunto la popolarità con il suo canale satirico su Youtube,
 iniziando poi a collaborare con varie testate giornalistiche e programmi radio e TV.
 La travolgente simpatia di Pinuccio renderà ancora più divertente la maxi pedalata a
 Bari dove, in sella alle due ruote, bambini e famiglie raggiungeranno alla spiaggia cittadina,
 accompagnati anche dalla presidente FIAB Giulietta Pagliaccio e
 dal sindaco Antonio Decaro, presidente dell’ANCI, Associazione Nazionale
 dei Comuni Italiani, uno dei patrocinatori di BIMBIMBICI 2017 
insieme a Euromobility, CONI e Rete Città Sane.
L’invito a partecipare a BIMBIMBICI è aperto a tutti, per vivere
 una giornata da supereroe in bicicletta! L’elenco delle 200 città aderenti
 e le modalità di iscrizione alla pedalata in famiglia sono disponibili sul sito QUI
E, se in qualche località non è ancora stata programmata l’iniziativa, 
tutti (associazioni, comuni, scuole ma anche privati cittadini) possono organizzare 
la BIMBIMBICI nel proprio territorio. E’ facile come andare in bicicletta: 
basta seguire le istruzioni on line che trovate QUI
In attesa del 14 maggio, i bambini sono invitati a immergersi 
nel mondo dei supereroi partecipando al concorso a loro dedicato:
 usando fantasia e creatività devono elaborare un racconto che vede
 come protagonista un supereroe in bicicletta impegnato a combattere smog
 e inquinamento acustico. Con l’aiuto dei genitori, la storia va pubblicata sulla
 pagina Facebook di Bimbimbici  con l’hashtag #bimbimbici2017. 
I giovani autori dei 10 racconti che riceveranno più “like” saranno premiati con
 un casco da bici Limar.
Per ulteriori informazioni: www.bimbimbici.it


martedì 11 aprile 2017

L’acqua del rubinetto fa bene o male?

Dal Web
Siamo quello che mangiamo. Ma anche ciò che beviamo. Un sondaggio commissionato per il World Water Day 2017 dice che gli italiani scelgono sei bere sempre di più l’acqua del rubinetto: il 44 per cento del campione dice di no alle minerali. Una piccola rivincita per l’acqua che scorre dal rubinetto circondata, a torto, da false credenze.
Non bere duranti i pasti, gonfia la pancia, l’acqua del rubinetto fa venire i calcoli renali, oppure bere troppo fa ingrassare. Tutto falso. “L’acqua non fa certo ingrassare, né dimagrire – precisa a La Repubblica Laura Rossi, specialista in Scienza dell’alimentazione al Crea -, e bere mentre si mangia, al limite, favorisce la digestione”. Quando bisogna bere per stare in ottima salute? Almeno un litro e mezzo di acqua al dì che tradotto in bicchieri fa otto. Con il caldo, ovviamente, il fabbisogno cresce.
L’acqua del rubinetto si può bere tranquillamente, è piena di utili sali minerali ed è sicura, grazie ai controlli crescenti, nuove norme e nuovi depuratori. In Italia il gruppo Cap, gestore del servizio idrico della città metropolitana di Milano, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, ha potenziato i controlli per garantire il massimo rispetto dei parametri di potabilità dell’acqua, praticamente in tempo reale.
L’85 per cento dell’acqua che esce dai rubinetti arriva da falda sotterranea. Il restante 15 per cento, invece, proviene da acque di superficie, come laghi o da dissalazione. In quest’ultimo caso sono richiesti trattamenti più complicati per rendere l’acqua potabile, come la filtrazione attraverso un letto di sabbia, che rimuove la sostanze indesiderate. Il gusto cambia da città a città, ma l’acqua che arriva dall’acquedotto è sempre buona. E pure gratis.

sabato 8 aprile 2017

La (non) politica energetica italiana è alla canna del gas

Dal Web
di 
Invece di proiettarsi nel futuro fatto di risparmio, efficienza energetica ed energie rinnovabili, in Italia il governo percorre ancora la preistoria dei combustibili fossili. Ed ecco la trovata di un gasdotto che attraversa ben cinque paesi, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Grecia, Albania e spunta in Puglia.

Il paradosso dei paradossi: una delle regioni più ricche di energie rinnovabili con sole e vento che ci si alimenterebbe mezza Italia viene stuprata da un gasdotto.
Ci si chiede per quale assurdo antieconomico e antienergetico motivo dobbiamo andare a prendere a migliaia di chilometri un combustibile fossile climalterante quando possiamo autoprodurci l’energia in loco?
Per l’ennesima  volta l’Italia paese del sole, l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili, diventa ostaggio di altri paesi e si ha pure il coraggio di dire che così siamo più indipendenti, quando il gas proviene dall’estero e addirittura direttamente da un paese di stampo dittatoriale come l’Azerbaijan.
Con questo tipo di operazioni si diventa ancora più schiavi e in pericolo, dato che ovunque si grida al terrorista e operando in questo modo di certo ci si espone a rischi non indifferenti pensando anche solo alla estrema pericolosità dei rigassificatori.
Se questo gas poi lo si userà per le centrali non ha senso, perché i rendimenti sono ridicoli; se lo si userà per il riscaldamento delle abitazioni, basterebbe coibentarle bene per renderne praticamente inutile l’utilizzo. Ma il vero obiettivo di queste operazioni è portare a termine il folle disegno di fare dell’Italia una piattaforma energetica di distribuzione da un punto di vista fossile, vista la sua collocazione geografica strategica. Saremo il cimitero degli elefanti fossili, che meravigliosa prospettiva.
Distruzione ambientale, dipendenza dall’estero, aumento emissioni gas serra, costi altissimi, pericolosità, fonte non rinnovabile e immaginate i soldi spesi per questa inutile e dannosa opera, investiti in coibentazione delle case, quanto avremmo guadagnato di più in soldi, occupazione, salute e ambiente.
Non c’è quindi niente di razionale, sensato, lungimirante, positivo in una tale non politica energetica, si tratta solo del solito servizietto fatto a lobby e potentati che così come nella drammatica opera della Tav in Val di Susa trattano persone e natura come latrine in cui scaricare la loro immondizia.
Infine la ciliegina sulla torta, il tutto è stato approvato da un governo presieduto dall’ex ambientalista, ex direttore della rivista Nuova Ecologia di Legambiente, Paolo Gentiloni. Bella fine ha fatto l’ambiente, complimenti presidente.
Visto che questa è la preistoria dell’energia, domani sabato 8 aprile ad Ivrea parleremo invece del futuro dell’energia e si vedrà che ci sono ovunque progetti ed esempi di persone che pensando anche alle prossime generazioni,  già oggi praticano soluzioni ambientali, energetiche, economiche e occupazionali  sostenibili e intelligenti.

lunedì 3 aprile 2017

La strada ecologica in plastica riciclata, più resistente dell’asfalto.

Dal Web 
Una strada fatta di pannelli modulari in plastica riciclata: si chiama PlasticRoad ed era stata annunciata nel 2015 dall’azienda olandese VolkerWessels. Ora grazie al contributo di due colossi come Total e Wavin, la strada ecologica (ed economica) si appresta a diventare realtà

di Antonio Carnevale
Riutilizzare la plastica che ingorga i nostri mari per realizzare strade meno inquinanti e anche economicamente convenienti. È questo in due parole il progetto (ambizioso) lanciato nel 2015 dall’azienda olandese VolkerWessels. Quella che all’epoca sembrava poco più di un’idea, oggi sta per diventare realtà. Grazie al contributo di due colossi come Total e Wavin infatti, la Plastic Road, questo il nome, si farà. Il primo prototipo dovrebbe vedere la luce entro la fine di quest’anno a Rotterdam.

Leggera, resistente ed ecofriendly

Qualche dato. Secondo l’Onu, ogni anno riversiamo in mare circa otto milioni di tonnellate di plastica. Mentre l’asfalto emette ventisette chilogrammi di CO2 per ogni tonnellata prodotta, assorbe calore e contribuisce all’aumento delle temperature in città. Tutti ottimi motivi per decidere di realizzare una strada con pannelli modulari in plastica riciclata. Non solo. Secondo VolkerWessels, c’è una lunga serie di buone ragioni per preferire la Plastic Road al comune asfalto. Innanzitutto, le strade in plastica riciclata sarebbero più leggere, consentendo un trasporto dei materiali più agevole e lavori stradali più veloci (con conseguente contenimento del traffico). I pannelli prefabbricati infatti, poggiano direttamente sulla sabbia e si incastrano facilmente tra loro.

Più resistente del bitume

Grazie alla sua leggerezza poi, Plastic Road si adatta perfettamente a terreni soggetti a cedimenti. Avendo una parte vuota all’interno, può ospitare un sistema di tubi per il drenaggio dell’acqua, rendendo la strada più sicura anche in caso di piogge abbondanti, ma anche cavi e connettori per l’illuminazione e la segnaletica stradale. Leggero però, non vuol certo dire esile. Il materiale polimerico messo a punto da Anne Koudstaal e Simon Jorritsma, risulta anzi essere tre volte più resistente rispetto al bitume. Resiste non solo al peso dei mezzi (e degli anni), ma anche agli agenti chimici. E ad un range di temperature che vanno da -40 a +80 gradi, senza deformazioni.

Il progetto Life Nereide

In città però, non si combatte soltanto lo smog. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno dei maggiori problemi, soprattutto nelle grandi metropoli, è quello dell’inquinamento acustico. In Europa sono circa 125 milioni le persone esposte quotidianamente a livelli eccessivi di rumore da traffico. Cosa fare? Ha da poco preso il via il progetto Life Nereide – acronimo di Noise efficiently reduced by recycled pavements che sta per Rumore ridotto efficacemente con asfalti riciclati – co-finanziato dall’Unione Europea, che mira proprio alla realizzazione di pavimentazioni stradali “sileziose”. Grazie all’impegno del Dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa – coadiuvato da ArpatBelgian Road Research CentreEcopneusIstituto di acustica e sensoristica “Orso Mario Corbino” e Regione Toscana – nei prossimi mesi saranno stesi 5.250 metri di queste nuove superfici stradali sperimentali tra Toscana e Belgio. In attesa dell’avvio dei lavori, una cosa sembra abbastanza chiara: le strade del futuro dovranno essere sempre più ecologiche (ed economiche). Ne va della nostra salute.


venerdì 24 marzo 2017

Al via il compostaggio di comunità: c'è il decreto

Dal Web

E' entrato in vigore il 10 marzo scorso, dopo la pubblicazione in febbraio sulla Gazzetta Ufficiale. E' il decreto che dispone i criteri e le procedure per il compostaggio di comunità, dai condomini alle associazioni.

Il decreto è il 266/2016, che ha come titolo “Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici”. E' stato  pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 febbraio scorso ed è entrato in vigore il 10 marzo; fissa i criteri operativi e le procedure organizzative semplificate per l'attività di compostaggio di comunità.
Lo scopo prefisso è quello sia di ridurre la produzione di rifiuti organici e gli impatti sull'ambiente dovuti alla gestione dei rifiuti stessi, che di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di riciclaggio del 50% dei rifiuti urbani.
La Legge numero 221 del 2015 , riprendendo il concetto di compostaggio di comunità, aveva modificato il decreto legislativo numero 152 del 2006, aggiungendo all’articolo 180 un comma  che affidava “al Ministero dell’ambiente, alle regioni e ai comuni, il compito di incentivare le pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l'autocompostaggio e il compostaggio di comunità”.
Come si attiva l'attività di compostaggio di comunità
Le disposizioni previste dal regolamento si applicano alle strutture che gestiscono quantità non superiori alle 130 tonnellate annue; per i quantitativi superiori si applica la normativa prevista dagli articoli 208 e 214 del decreto legislativo 152 del 2006.
Per avviare l'attività di compostaggio di comunità, l'organismo collettivo, ovvero due o più utenze domestiche o non domestiche costituite in condominio, associazione, consorzio, società o altre forme associative di diritto privato, comunica al comune competente l'avvio dell'attività, indicando, nel regolamento, l'organizzazione della stessa.
Il Comune provvede poi a comunicare al gestore locale dei rifiuti urbani l'avvio di un'attività di compostaggio domestico.
Chi può portare i propri rifiuti al compostaggio di comunità
Solo le utenze "registrate", che si devono, comunque, trovare nelle immediate vicinanze o al massimo entro un chilometro di distanza, possono conferire i loro rifiuti compostabili alla struttura, rispettando le indicazioni che disciplinano l'organizzazione della struttura, contenute nell'allegato 2 del decreto.
Successivamente le utenze potranno utilizzare il compost prodotto, che, secondo quanto stabilito dal decreto nell'allegato 6, deve possedere precisi requisiti, quali ad esempio:
  • l'umidità deve essere compresa tra 30 e il 50%;
  • la temperatura massima non deve superare i 2 gradi centigradi rispetto a quella ambientale;
  • il pH deve essere compreso tra 6 e 8,5;
  • le frazioni pericolose sono assenti.
In caso contrario, il materiale prodotto è da considerarsi rifiuto urbano e non può essere conteggiato nella raccolta differenziata.
Quali rifiuti biodegradabili possono essere conferiti
I rifiuti ed i materiali ammissibili sono elencati nell'allegato 3 del decreto, riportiamo di seguito alcuni esempi:
  • rifiuti biodegradabili di cucine e mense (20 01 08);
  • rifiuti biodegradabili prodotti da giardini e parchi (20 02 01);
  • segatura, trucioli, residui di taglio, legno, piallacci (03 0105);
  • scarti di corteccia e legno dalla lavorazione della carta qualora non addizionati (03 03 01);
  • materiale filtrante derivante dalla manutenzione periodica del biofiltro a servizio dell'apparecchiatura (15 02 03);
  • imballaggi in carta e cartone (15 01 01); 
  • imballaggi in legno (15 01 03);
  • carta e cartone (20 01 01).
Ogni anno, entro il 31 gennaio, il responsabile della struttura comunica al Comune i dati relativi all'anno precedente, indicando le quantità in peso relative a:
  • rifiuti conferiti
  • compost prodotto
  • scarti
  • compost che non ha le caratteristiche previste dal regolamento
Chi gestisce l'attività
Sono previste dal decreto le figure del responsabile e quella del conduttore dell'apparecchiatura o delle apparecchiature che producono ammendante compostato misto e ammendante compostato verde. Il conduttore deve essere in possesso dell'idonea formazione per la conduzione dei macchinari utilizzati per il compostaggio.
Chi controlla l'attività di compostaggio di comunità
Il decreto per quanto attiene alle attività di controllo fa riferimento all'articolo 197 del decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152, che definisce le competenze delle province in materia di rifiuti. Ora nella nostra Regione queste competenze sono state attribuite alla Regione, quindi è plausibile ritenere che l'Amministrazione Regionale sia l'organo di controllo, che può avvalersi del supporto tecnico di altri organismi, come l'Agenzia per la protezione dell'ambiente. In ogni caso l'esito dei controlli svolti deve essere comunicato al Comune interessato. Il decreto attribuisce ai Comuni anche funzioni di controllo, nell'ambito del regolamento di gestione dei rifiuti.