giovedì 20 aprile 2017

Bimbimbici: pedalata in 200 città d'Italia

Dal Web

Torna domenica 14 maggio in 200 città d’Italia BIMBIMBICI, la pedalata promossa da FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta per incentivare tra i giovani e giovanissimi l’uso della bicicletta negli spostamenti quotidiani, a partire dal bike2school.

Quest’anno la manifestazione diventa "aggiorenne" e, in linea con lo slogan
 La nuova fiaba della bicicletta, il tema scelto per festeggiare il 18° compleanno
 è “Arrivano i supereroi”. I bambini possono scatenare la fantasia 
immaginando i super-poteri di chi si sposta in bicicletta.
 Qualche suggerimento? Chi usa la bici non inquina, non fa rumore,
 occupa meno spazio delle auto e rende più allegre e felici le persone.
 Il tema vuole essere un omaggio al grande fumettista Jack Kirby
considerato l’inventore del genere supereroi, di cui quest’anno ricorre il centesimo
 anniversario dalla nascita.
Capofila delle città simbolo di BIMBIMBICI 2017 è Bari
un’altra città del sud, dopo Napoli lo scorso anno, 
per riaffermare l’impegno di FIAB a diffondere la cultura di una vita sana
 e a incentivare lo sviluppo di una mobilità sostenibile su tutto il territorio nazionale.
E, proprio dal capoluogo pugliese, arriva il testimonial di BIMBIMBICI 2017, 
Pinuccio, artista ma anche convinto ecologista e ambientalista, 
che ha raggiunto la popolarità con il suo canale satirico su Youtube,
 iniziando poi a collaborare con varie testate giornalistiche e programmi radio e TV.
 La travolgente simpatia di Pinuccio renderà ancora più divertente la maxi pedalata a
 Bari dove, in sella alle due ruote, bambini e famiglie raggiungeranno alla spiaggia cittadina,
 accompagnati anche dalla presidente FIAB Giulietta Pagliaccio e
 dal sindaco Antonio Decaro, presidente dell’ANCI, Associazione Nazionale
 dei Comuni Italiani, uno dei patrocinatori di BIMBIMBICI 2017 
insieme a Euromobility, CONI e Rete Città Sane.
L’invito a partecipare a BIMBIMBICI è aperto a tutti, per vivere
 una giornata da supereroe in bicicletta! L’elenco delle 200 città aderenti
 e le modalità di iscrizione alla pedalata in famiglia sono disponibili sul sito QUI
E, se in qualche località non è ancora stata programmata l’iniziativa, 
tutti (associazioni, comuni, scuole ma anche privati cittadini) possono organizzare 
la BIMBIMBICI nel proprio territorio. E’ facile come andare in bicicletta: 
basta seguire le istruzioni on line che trovate QUI
In attesa del 14 maggio, i bambini sono invitati a immergersi 
nel mondo dei supereroi partecipando al concorso a loro dedicato:
 usando fantasia e creatività devono elaborare un racconto che vede
 come protagonista un supereroe in bicicletta impegnato a combattere smog
 e inquinamento acustico. Con l’aiuto dei genitori, la storia va pubblicata sulla
 pagina Facebook di Bimbimbici  con l’hashtag #bimbimbici2017. 
I giovani autori dei 10 racconti che riceveranno più “like” saranno premiati con
 un casco da bici Limar.
Per ulteriori informazioni: www.bimbimbici.it


martedì 11 aprile 2017

L’acqua del rubinetto fa bene o male?

Dal Web
Siamo quello che mangiamo. Ma anche ciò che beviamo. Un sondaggio commissionato per il World Water Day 2017 dice che gli italiani scelgono sei bere sempre di più l’acqua del rubinetto: il 44 per cento del campione dice di no alle minerali. Una piccola rivincita per l’acqua che scorre dal rubinetto circondata, a torto, da false credenze.
Non bere duranti i pasti, gonfia la pancia, l’acqua del rubinetto fa venire i calcoli renali, oppure bere troppo fa ingrassare. Tutto falso. “L’acqua non fa certo ingrassare, né dimagrire – precisa a La Repubblica Laura Rossi, specialista in Scienza dell’alimentazione al Crea -, e bere mentre si mangia, al limite, favorisce la digestione”. Quando bisogna bere per stare in ottima salute? Almeno un litro e mezzo di acqua al dì che tradotto in bicchieri fa otto. Con il caldo, ovviamente, il fabbisogno cresce.
L’acqua del rubinetto si può bere tranquillamente, è piena di utili sali minerali ed è sicura, grazie ai controlli crescenti, nuove norme e nuovi depuratori. In Italia il gruppo Cap, gestore del servizio idrico della città metropolitana di Milano, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, ha potenziato i controlli per garantire il massimo rispetto dei parametri di potabilità dell’acqua, praticamente in tempo reale.
L’85 per cento dell’acqua che esce dai rubinetti arriva da falda sotterranea. Il restante 15 per cento, invece, proviene da acque di superficie, come laghi o da dissalazione. In quest’ultimo caso sono richiesti trattamenti più complicati per rendere l’acqua potabile, come la filtrazione attraverso un letto di sabbia, che rimuove la sostanze indesiderate. Il gusto cambia da città a città, ma l’acqua che arriva dall’acquedotto è sempre buona. E pure gratis.

sabato 8 aprile 2017

La (non) politica energetica italiana è alla canna del gas

Dal Web
di 
Invece di proiettarsi nel futuro fatto di risparmio, efficienza energetica ed energie rinnovabili, in Italia il governo percorre ancora la preistoria dei combustibili fossili. Ed ecco la trovata di un gasdotto che attraversa ben cinque paesi, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Grecia, Albania e spunta in Puglia.

Il paradosso dei paradossi: una delle regioni più ricche di energie rinnovabili con sole e vento che ci si alimenterebbe mezza Italia viene stuprata da un gasdotto.
Ci si chiede per quale assurdo antieconomico e antienergetico motivo dobbiamo andare a prendere a migliaia di chilometri un combustibile fossile climalterante quando possiamo autoprodurci l’energia in loco?
Per l’ennesima  volta l’Italia paese del sole, l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili, diventa ostaggio di altri paesi e si ha pure il coraggio di dire che così siamo più indipendenti, quando il gas proviene dall’estero e addirittura direttamente da un paese di stampo dittatoriale come l’Azerbaijan.
Con questo tipo di operazioni si diventa ancora più schiavi e in pericolo, dato che ovunque si grida al terrorista e operando in questo modo di certo ci si espone a rischi non indifferenti pensando anche solo alla estrema pericolosità dei rigassificatori.
Se questo gas poi lo si userà per le centrali non ha senso, perché i rendimenti sono ridicoli; se lo si userà per il riscaldamento delle abitazioni, basterebbe coibentarle bene per renderne praticamente inutile l’utilizzo. Ma il vero obiettivo di queste operazioni è portare a termine il folle disegno di fare dell’Italia una piattaforma energetica di distribuzione da un punto di vista fossile, vista la sua collocazione geografica strategica. Saremo il cimitero degli elefanti fossili, che meravigliosa prospettiva.
Distruzione ambientale, dipendenza dall’estero, aumento emissioni gas serra, costi altissimi, pericolosità, fonte non rinnovabile e immaginate i soldi spesi per questa inutile e dannosa opera, investiti in coibentazione delle case, quanto avremmo guadagnato di più in soldi, occupazione, salute e ambiente.
Non c’è quindi niente di razionale, sensato, lungimirante, positivo in una tale non politica energetica, si tratta solo del solito servizietto fatto a lobby e potentati che così come nella drammatica opera della Tav in Val di Susa trattano persone e natura come latrine in cui scaricare la loro immondizia.
Infine la ciliegina sulla torta, il tutto è stato approvato da un governo presieduto dall’ex ambientalista, ex direttore della rivista Nuova Ecologia di Legambiente, Paolo Gentiloni. Bella fine ha fatto l’ambiente, complimenti presidente.
Visto che questa è la preistoria dell’energia, domani sabato 8 aprile ad Ivrea parleremo invece del futuro dell’energia e si vedrà che ci sono ovunque progetti ed esempi di persone che pensando anche alle prossime generazioni,  già oggi praticano soluzioni ambientali, energetiche, economiche e occupazionali  sostenibili e intelligenti.

lunedì 3 aprile 2017

La strada ecologica in plastica riciclata, più resistente dell’asfalto.

Dal Web 
Una strada fatta di pannelli modulari in plastica riciclata: si chiama PlasticRoad ed era stata annunciata nel 2015 dall’azienda olandese VolkerWessels. Ora grazie al contributo di due colossi come Total e Wavin, la strada ecologica (ed economica) si appresta a diventare realtà

di Antonio Carnevale
Riutilizzare la plastica che ingorga i nostri mari per realizzare strade meno inquinanti e anche economicamente convenienti. È questo in due parole il progetto (ambizioso) lanciato nel 2015 dall’azienda olandese VolkerWessels. Quella che all’epoca sembrava poco più di un’idea, oggi sta per diventare realtà. Grazie al contributo di due colossi come Total e Wavin infatti, la Plastic Road, questo il nome, si farà. Il primo prototipo dovrebbe vedere la luce entro la fine di quest’anno a Rotterdam.

Leggera, resistente ed ecofriendly

Qualche dato. Secondo l’Onu, ogni anno riversiamo in mare circa otto milioni di tonnellate di plastica. Mentre l’asfalto emette ventisette chilogrammi di CO2 per ogni tonnellata prodotta, assorbe calore e contribuisce all’aumento delle temperature in città. Tutti ottimi motivi per decidere di realizzare una strada con pannelli modulari in plastica riciclata. Non solo. Secondo VolkerWessels, c’è una lunga serie di buone ragioni per preferire la Plastic Road al comune asfalto. Innanzitutto, le strade in plastica riciclata sarebbero più leggere, consentendo un trasporto dei materiali più agevole e lavori stradali più veloci (con conseguente contenimento del traffico). I pannelli prefabbricati infatti, poggiano direttamente sulla sabbia e si incastrano facilmente tra loro.

Più resistente del bitume

Grazie alla sua leggerezza poi, Plastic Road si adatta perfettamente a terreni soggetti a cedimenti. Avendo una parte vuota all’interno, può ospitare un sistema di tubi per il drenaggio dell’acqua, rendendo la strada più sicura anche in caso di piogge abbondanti, ma anche cavi e connettori per l’illuminazione e la segnaletica stradale. Leggero però, non vuol certo dire esile. Il materiale polimerico messo a punto da Anne Koudstaal e Simon Jorritsma, risulta anzi essere tre volte più resistente rispetto al bitume. Resiste non solo al peso dei mezzi (e degli anni), ma anche agli agenti chimici. E ad un range di temperature che vanno da -40 a +80 gradi, senza deformazioni.

Il progetto Life Nereide

In città però, non si combatte soltanto lo smog. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno dei maggiori problemi, soprattutto nelle grandi metropoli, è quello dell’inquinamento acustico. In Europa sono circa 125 milioni le persone esposte quotidianamente a livelli eccessivi di rumore da traffico. Cosa fare? Ha da poco preso il via il progetto Life Nereide – acronimo di Noise efficiently reduced by recycled pavements che sta per Rumore ridotto efficacemente con asfalti riciclati – co-finanziato dall’Unione Europea, che mira proprio alla realizzazione di pavimentazioni stradali “sileziose”. Grazie all’impegno del Dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa – coadiuvato da ArpatBelgian Road Research CentreEcopneusIstituto di acustica e sensoristica “Orso Mario Corbino” e Regione Toscana – nei prossimi mesi saranno stesi 5.250 metri di queste nuove superfici stradali sperimentali tra Toscana e Belgio. In attesa dell’avvio dei lavori, una cosa sembra abbastanza chiara: le strade del futuro dovranno essere sempre più ecologiche (ed economiche). Ne va della nostra salute.


venerdì 24 marzo 2017

Al via il compostaggio di comunità: c'è il decreto

Dal Web

E' entrato in vigore il 10 marzo scorso, dopo la pubblicazione in febbraio sulla Gazzetta Ufficiale. E' il decreto che dispone i criteri e le procedure per il compostaggio di comunità, dai condomini alle associazioni.

Il decreto è il 266/2016, che ha come titolo “Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici”. E' stato  pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 febbraio scorso ed è entrato in vigore il 10 marzo; fissa i criteri operativi e le procedure organizzative semplificate per l'attività di compostaggio di comunità.
Lo scopo prefisso è quello sia di ridurre la produzione di rifiuti organici e gli impatti sull'ambiente dovuti alla gestione dei rifiuti stessi, che di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di riciclaggio del 50% dei rifiuti urbani.
La Legge numero 221 del 2015 , riprendendo il concetto di compostaggio di comunità, aveva modificato il decreto legislativo numero 152 del 2006, aggiungendo all’articolo 180 un comma  che affidava “al Ministero dell’ambiente, alle regioni e ai comuni, il compito di incentivare le pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l'autocompostaggio e il compostaggio di comunità”.
Come si attiva l'attività di compostaggio di comunità
Le disposizioni previste dal regolamento si applicano alle strutture che gestiscono quantità non superiori alle 130 tonnellate annue; per i quantitativi superiori si applica la normativa prevista dagli articoli 208 e 214 del decreto legislativo 152 del 2006.
Per avviare l'attività di compostaggio di comunità, l'organismo collettivo, ovvero due o più utenze domestiche o non domestiche costituite in condominio, associazione, consorzio, società o altre forme associative di diritto privato, comunica al comune competente l'avvio dell'attività, indicando, nel regolamento, l'organizzazione della stessa.
Il Comune provvede poi a comunicare al gestore locale dei rifiuti urbani l'avvio di un'attività di compostaggio domestico.
Chi può portare i propri rifiuti al compostaggio di comunità
Solo le utenze "registrate", che si devono, comunque, trovare nelle immediate vicinanze o al massimo entro un chilometro di distanza, possono conferire i loro rifiuti compostabili alla struttura, rispettando le indicazioni che disciplinano l'organizzazione della struttura, contenute nell'allegato 2 del decreto.
Successivamente le utenze potranno utilizzare il compost prodotto, che, secondo quanto stabilito dal decreto nell'allegato 6, deve possedere precisi requisiti, quali ad esempio:
  • l'umidità deve essere compresa tra 30 e il 50%;
  • la temperatura massima non deve superare i 2 gradi centigradi rispetto a quella ambientale;
  • il pH deve essere compreso tra 6 e 8,5;
  • le frazioni pericolose sono assenti.
In caso contrario, il materiale prodotto è da considerarsi rifiuto urbano e non può essere conteggiato nella raccolta differenziata.
Quali rifiuti biodegradabili possono essere conferiti
I rifiuti ed i materiali ammissibili sono elencati nell'allegato 3 del decreto, riportiamo di seguito alcuni esempi:
  • rifiuti biodegradabili di cucine e mense (20 01 08);
  • rifiuti biodegradabili prodotti da giardini e parchi (20 02 01);
  • segatura, trucioli, residui di taglio, legno, piallacci (03 0105);
  • scarti di corteccia e legno dalla lavorazione della carta qualora non addizionati (03 03 01);
  • materiale filtrante derivante dalla manutenzione periodica del biofiltro a servizio dell'apparecchiatura (15 02 03);
  • imballaggi in carta e cartone (15 01 01); 
  • imballaggi in legno (15 01 03);
  • carta e cartone (20 01 01).
Ogni anno, entro il 31 gennaio, il responsabile della struttura comunica al Comune i dati relativi all'anno precedente, indicando le quantità in peso relative a:
  • rifiuti conferiti
  • compost prodotto
  • scarti
  • compost che non ha le caratteristiche previste dal regolamento
Chi gestisce l'attività
Sono previste dal decreto le figure del responsabile e quella del conduttore dell'apparecchiatura o delle apparecchiature che producono ammendante compostato misto e ammendante compostato verde. Il conduttore deve essere in possesso dell'idonea formazione per la conduzione dei macchinari utilizzati per il compostaggio.
Chi controlla l'attività di compostaggio di comunità
Il decreto per quanto attiene alle attività di controllo fa riferimento all'articolo 197 del decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152, che definisce le competenze delle province in materia di rifiuti. Ora nella nostra Regione queste competenze sono state attribuite alla Regione, quindi è plausibile ritenere che l'Amministrazione Regionale sia l'organo di controllo, che può avvalersi del supporto tecnico di altri organismi, come l'Agenzia per la protezione dell'ambiente. In ogni caso l'esito dei controlli svolti deve essere comunicato al Comune interessato. Il decreto attribuisce ai Comuni anche funzioni di controllo, nell'ambito del regolamento di gestione dei rifiuti.

sabato 18 marzo 2017

LAVORO 2.0: Nel mondo dei Robot nessuno paga le tasse

Dal Web
Prosegue in questi giorni il dibattito su automazione, lavoro e tassazione, introdotto nelle scorse settimane dal fondatore di Microsoft Bll Gates.
DIGITALIZZAZIONE E LAVORO – Venerdì scorso la Commissione Europea ha respinto la proposta di tasse sui robot. Per il vicepresidente Ansip “Troppo spesso si dice che con la digitalizzazione delle industrie i robot prenderanno il posto dei lavoratori, io credo invece che aiuterà le persone a lavorare anche a casa o quando viaggiano. È stato sempre così: il progresso crea più lavoro di quanto ne distrugga”.
LA TASSA SUI ROBOT – Ma il dibattito su lavoro, tasse e automazione non sembra placarsi. Nelle scorse settimane il fondatore di Microsoft, Bill Gates, aveva proposto una posizione molto avanzata in termini di costo del lavoro e salvaguardia dell’occupazione: “Se un lavoratore guadagna 50.000 dollari in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Se il robot svolge lo stesso lavoro, si potrebbe pensare si tassarlo”.
I RISCHI PER L’OCCUPAZIONE – Il timore è che l’aumentare dell’automazione possa mettere a rischio nei prossimi anni otto milioni di posti di lavoro solo negli USA. Le occupazioni più a rischio, secondo chi critica il processo di automazione della produzione, sarebbero quelle meno retribuite. Un processo quindi che, oltre a de-umanizzare il processo produttivo, potrebbe concorrere anche all’ampliamento del divario tra ricchi e poveri.
IL CAPITALE UMANO – “Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa”, ha spiegato Bill Gates, anche perché i ricavi che arriverebbe nell’abbassamento del costo del lavoro sarebbero certamente superiori. Per il fondatore di Microsoft l’automazione non è un processo da stigmatizzare, in quanto potrebbe liberare forza lavoro per tutte quelle occupazioni in cui il ‘capitale umano’ è impossibile da sostituire.
QUANTO PESA L’AUTOMAZIONE – Si devono però analizzare alcuni dati. Sarebbero circa il 5% le occupazioni che ad oggi potrebbero essere totalmente sostituite da robot. Una percentuale che sembra piccola, e che forse sarebbe facilmente riassorbita in tutte quelle occupazioni che non possono prescindere dall’intelletto e dalla presenza dell’uomo. Ma se si considera anche che il 45% delle attività potrebbe essere automatizzata con delle tecnologie non ancora attuali ma già sperimentate, i conti più difficilmente tornano.
Leonardo Mancini

domenica 5 marzo 2017

In Danimarca il vento è arrivato a produrre il 100% del fabbisogno di energia

Dal Web
A fine febbraio in Danimarca l'eolico è arrivato a coprire tutta la domanda di energia, battendo un nuovo record.

Danimarca, il paese dove per un giorno tutto ha funzionato solo con energia eolica. Il 22 febbraio scorso l’eolico danese ha generato l’energia necessaria per coprire il 104 per cento del fabbisogno di elettricità del Paese. Secondo WindEurope, durante la giornata, la Danimarca ha generato 70 gigawattora di energia proveniente da parchi eolici situati sulla terraferma a cui si aggiungono altri 27 gigawattora prodotti da piattaforme offshore. Una quantità di energia che sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno medio di dieci milioni di case europee.

Danimarca, la regina dell’eolico

Grazie ai suoi 5.227 megawatt installati, nel 2016 l’eolico danese ha generato il 37,6 per cento del consumo totale di energia elettrica del Paese. E dire che l’anno scorso non è stato – meteorologicamente parlando – un anno estremamente positivo per l’eolico, colpito da venti meno forti del solito. Ma si sa: non può essere sempre record, soprattutto dopo un 2015 andato particolarmente bene, con diverse giornate segnate da record grazie a venti del 14 per cento superiori al normale, cosa che non si verificava dal 1994. Intanto si pensa al 2017, che se manterrà le promesse del 22 febbraio, si preannuncia un altro anno dai numeri interessanti.

La natura mutevole del vento

Jan Hylleberg, amministratore delegato della Danish wind industry association, ha commentato quanto avvenuto lo scorso 22 febbraio collocandolo all’interno di un percorso che ha visto l’eolico danese rafforzarsi anno dopo anno. “Dal 2008 – ha affermato – abbiamo registrato una crescita continua nella produzione di energia eolica e ogni anno abbiamo stabilito un nuovo record mondiale. Come previsto, questo trend non è continuato nel 2016 a causa dei venti deboli. Non mantenere una crescita continua è in una certa misura frustrante, ma d’altra parte, sta a ricordarci la natura mutevole del vento”.

Una turbina offshore da record

Forte dei risultati ottenuti anche in termini di ricchezza economica e posti di lavoro, i programmi di sviluppo dell’energia eolica in Danimarca continuano e pongono mete ambiziose. Entro il 2021, il Paese si aspetta di generare il 60 per cento dell’energia elettrica consumata attraverso il vento e diventare indipendente da tutti i combustibili fossili entro i prossimi 40 anni. Traguardi che potranno essere raggiunti grazie anche all’investimento continuo in tecnologia, come la turbina offshore lanciata da MHI Vestas offshore wind. Lo scorso 1 dicembre, al largo delle coste danesi, è stata testata una nuova turbina eolica da 9 megawatt di potenza che ha polverizzato i precedenti record di generazione di energia da turbine offshore attualmente disponibili in commercio. Il nuovo prototipo ha infatti prodotto 216 mila chilowattora nel corso di 24 ore. Una tecnologia innovativa che farà crescere ulteriormente la produzione di energia eolica, abbassandone i costi grazie al fatto che saranno necessarie meno turbine per soddisfare la capacità eolica di un parco offshore.