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martedì 16 gennaio 2018

Troppi grassi e calorie: il corpo reagisce al fast food come a un'infezione

Dal Web

Lo studio è comparso sulla rivista scientifica Cell ed è stato condotto da un team di ricercatori dell'Università di Bonn: la dieta occidentale con troppi grassi e calorie fa reagire il corpo in modo aggressivo, come se fosse attaccato da un'infezione, e ciò porta a diabete e aterosclerosi.

La dieta occidentale troppo ricca di grassi e calorie, soprattutto quando si tratta di fast food, rende il sistema immunitario più aggressivo sul lungo termine e ne induce una reazione simile a quella che si ha quando deve difendersi da un'infezione batterica. È quanto emerge da uno studio dell'Università di Bonn, pubblicato su Cell.
Stando ai risultati dello studio, anche molto tempo dopo il passaggio a una dieta sana, rimangono tracce dell'alimentazione errata che si è seguita.
Le dinamiche studiate dal team tedesco, a lungo termine, possono essere coinvolte nello sviluppo di arteriosclerosi e diabete.
Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno preso in esame dei topi, somministrando loro per un mese una dieta con grassi, zuccheri e poche fibre.
Gli animali hanno quindi sviluppato una forte risposta infiammatoria in tutto il corpo, quasi come dopo un'infezione da batteri pericolosi.
Quando i ricercatori hanno offerto ai roditori la loro tipica dieta a base di cereali per altre quattro settimane, l'infiammazione acuta è scomparsa. Ma anche dopo che era trascorso del tempo, molti dei geni che erano stati attivati durante la fase in cui i roditori erano stati nutriti con cibo poco sano erano ancora attivi.
Inoltre, i ricercatori sono riusciti a identificare il "sensore fast food" nelle cellule immunitarie, che riconosce il cosiddetto junk food come "pericoloso".
Analizzando 120 campioni di sangue, hanno trovato prove genetiche del coinvolgimento del cosiddetto inflammasoma NLRP3. 
Gli inflammasomi sono importanti complessi di segnalazione intracellulare che riconoscono agenti infettivi e altre sostanze nocive. Come questo specifico NLRP3 riconosca l'esposizione del corpo al cibo del fast food rimane ancora da determinare.
«Solo di recente si è scoperto che il sistema immunitario è dotato di una sorta di memoria» ha spiegato il professor Eicke Latz, direttore dell'Institute for Innate Immunity  dell'università of Bonn. «Dopo un'iniezione, le difese dell'organismo restano in una sorta di stato d'allerta, in modo da poter rispondere più velocemente a un nuovo attacco».
Nei topi è stato osservato che questo processo viene innescato da una dieta insalubre.
Comunque si sa da tempo che un'alimentazione povera di fibre, di cibi integrali e vegetali innesca nell'organismo uno stato infiammatorie che ormai diverse ricerche hanno correlato a svariate malattie del nostro tempo.
L'alternativa esiste: una dieta prevalemente a base vegetale, biologica, integrale e ricca di antiossidanti.

venerdì 5 gennaio 2018

Costruiamo i nostri angoli green anche in città

Dal Web

Bambini e ragazzi hanno sempre più bisogno di riscoprire il verde e il contatto con la natura, ma sempre più spesso si ritrovano a vivere in mezzo al cemento. Come fare dunque per permettere loro di sperimentare un quotidiano più green? Scopriamolo insieme.

La popolazione urbana, secondo le stime più recenti è in continua crescita e nel 2050 costituirà l’80% della popolazione totale. E ormai, soprattutto per ragazzi e bambini, il contatto con il verde urbano è spesso l’unica occasione per vivere la "natura" nel quotidiano. Parchi e giardini sono pressochè tutto ciò che resta ai bambini di città e finiscono per avere un ruolo fondamentale nel tentare, benché in minima parte, di contrastare il cosiddetto “deficit di natura” descritto dall’autore e giornalista americano Richard Louv anni fa. Basandosi sui risultati di studi scientifici, Louv era giunto alla conclusione che quanto più spesso è confinato in un ambiente artificiale, tanto più l’essere umano ha bisogno - per mantenere la propria salute mentale e fisica – di un contatto compensatorio con la natura. Ciò è particolarmente vero in età evolutiva, quando il libero movimento è parte essenziale della crescita.
Ad esempio uno studio del 2008 della Columbia University ha correlato i tassi di asma infantile con la densità di alberi per le strade. I risultati indicano che la presenza di 343 alberi per chilometro quadrato riduce del 25% l’incidenza della malattia in ambito urbano. In una relazione pubblicata di recente dal National Trust si segnala che a partire dagli anni Settanta l’area in cui i bambini possono vagare senza sorveglianza è diminuita di quasi il 90%. In una generazione la percentuale di bambini che gioca regolarmente in luoghi selvaggi nel Regno Unito è scesa da più della metà a meno del 10%. Negli Stati Uniti, in soli sei anni (1997 -2003) i bambini con particolari hobby all’ aperto sono diminuiti della metà. I ragazzi dagli 11 ai 15 anni in Gran Bretagna spendono, in media, la metà del loro tempo attivo davanti a uno schermo. Negli ambienti urbani la qualità dell’aria è peggiorata e lo stile di vita è diventato ancora più sedentario.
Il deficit di natura comporta disattenzione, svogliatezza, noia, persino ansia e depressione, oltre ai tradizionali pericoli legati alla sedentarietà. La vita sedentaria, l’inquinamento atmosferico, la mancanza di contatto con l’ambiente naturale stanno provocando l’aumento di patologie dell’infanzia come obesità, rachitismo, asma e allergie. In Italia i dati del Ministero della Salute e dell’OMS forniscono una fotografia allarmante della situazione dei nostri minori: il 21% dei bambini è in sovrappeso mentre quasi il 10% è obeso; solo il 18% dei bambini pratica almeno un’ora di sport al giorno.
Il WWF ha anche realizzato un vademecum per tentare di organizzarsi in modo da valorizzare la biodiversità anche in città.
GIARDINI PRIVATI
Arricchisci la biodiversità. Lascia che in un angolo del giardino attecchisca la vegetazione spontanea e adotta il metodo della falciatura tardiva, creerai così un riparo per numerosi animali. La vegetazione spontanea attira, infatti, diverse specie di farfalle che si alimentano e si riproducono esclusivamente sui loro fiori. I semi prodotti dai fiori di tarassaco, piantaggine e cardo faranno la felicità di cardellini, verzellini, fringuelli e verdoni. Siepi e cespugli di piante autoctone ricche di bacche, come il prugnolo, il biancospino e l’alloro sono molto apprezzate da merli e tordi; il sambuco attira la capinera mentre l’agrifoglio può ospitare i nidi di diverse specie di uccelli. I rampicanti sulle pareti di casa possono diventare luoghi di riproduzione di uccelli e rifugi per piccoli rettili, come gechi e lucertole. È possibile creare anche un piccolo stagno, può bastare un metro quadrato per anfibi, libellule e altri invertebrati d’acqua dolce.
Crea un B&B per gli animali selvatici! Informati su quali specie sono presenti nella tua zona e scegli quali ti piacerebbe accogliere. Metti quindi in atto le misure necessarie per ospitarle: piccoli interstizi nei muri sono ottimi rifugi per le api solitarie (che peraltro non sono aggressive), una bat box per una famiglia di pipistrelli libererà il tuo giardino dalle zanzare (ne mangiano 2.000 a testa ogni sera). Posizionando un nido artificiale per uccelli potresti vederlo presto occupato da una cinciallegra, un pettirosso o uno scricciolo. Anche l’allocco e la civetta potrebbero gradire un nido in città. Se invece già ospiti nidi di rondini e balestrucci non distruggerli perché sporcano ma posiziona una tavoletta poco al di sotto del nido che raccolga le deiezioni. Case-nido in legno non trattato possono essere posizionate per ospitare una famiglia di ricci. Nei periodi siccitosi in cui l’acqua è più difficile da trovare, offri ai tuoi ospiti la possibilità di abbeverarsi, posizionando una vaschetta d’acqua in un luogo ombreggiato. Una pianta di cachi in autunno fornirà un ottimo alimento in un periodo in cui le fonti alimentari si riducono.
Proteggi i lombrichi. I lombrichi rappresentano un anello indispensabile della rete alimentare, in quanto riciclano incessantemente la materia organica, collaborando in tal modo alla produzione di un humus sano, garantendo così la fertilità dei suoli. Scavando una fitta rete di gallerie, contribuiscono ad aerare il suolo e al drenaggio dell’acqua. Ogni lombrico compie quest’opera instancabilmente e se quest’azione la si moltiplica per l’elevato numero di questi animali si comprende appieno il loro ruolo di preziosi alleati nel terreno fertile del nostro giardino.
Evita di rilasciare composti chimici. Per avere un giardino amico della biodiversità evita in primis di utilizzare essenze inadatte al luogo in quanto possono più facilmente sviluppare malattie o richiedere ingenti apporti esterni di nutrienti, non disponibili nel terreno. Questo ridurrà significativamente l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici. In generale, evita di disperdere sostanze tossiche come per esempio i detergenti, la candeggina, i medicinali liquidi scaduti perché hanno effetti molto gravi sulla fauna e la flora.
Prepara il compost. Con un giardino ricco di piante potresti avere la necessità di produrre un fertilizzante naturale. Una compostiera fa al caso tuo, si possono sia acquistare sia costruire da soli con materiali di recupero. Ti basta un bidone capiente con il coperchio: va forato su tutti i lati, incluso il fondo, per consentirne l’areazione e quindi lo sviluppo di funghi e batteri e permettere a piccoli animali (insetti e lombrichi), utili alla decomposizione, di entrare. Posiziona sul fondo dell’argilla espansa con dei rametti secchi, che possano fare da filtro, e inizia ad inserire gli scarti di frutta e verdura. Controlla che il cumulo non si secchi, nel caso inumidisci con un nebulizzatore, e tempo qualche mese avrai il compost per il tuo giardino. Quando prelevi il compost conservane una piccola quantità per fare ripartire più in fretta il prossimo cumulo.
Agevola il passaggio degli animali. I giardini urbani sono spesso delle isole verdi circondate da muretti. Incoraggia i tuoi vicini a creare dei piccoli tunnel di passaggio fra i giardini: basta rimuovere un mattone o due ai piedi dei muretti per consentire il passaggio di ricci, rane, rospi e altri piccoli animali. Se invece del muro, il giardino ha una rete, evita maglie che possano diventare delle trappole mortali per animali. Usa reti a maglia larga che consentano il passaggio anche di specie più grandi, come i ricci. 
Limita l’illuminazione all’esterno. Le luci artificiali mettono in difficoltà numerose specie che vivono prevalentemente di notte. In presenza di forti fonti luminose faticano infatti a scorgere ostacoli, le prede o i predatori. Le falene e altri insetti, ingannati dalla luce artificiale, volano fino allo sfinimento attorno alle lampadine. Le lucciole stanno scomparendo, molti bambini non le hanno mai viste: se il vostro giardino ha il privilegio di ospitarle, spegnete le luci che impediscono loro di comunicare lampeggiando e quindi di riprodursi. Per questi motivi, per illuminare il giardino scegli sistemi di illuminazione temporizzati che si accendano solo al passaggio, possibilmente alimentati da pannelli solari. 
Attenzione alle specie esotiche! L’abbandono o l’introduzione, intenzionale o meno, di specie esotiche nell’ambiente naturale sta causando gravi problemi alla biodiversità e all’ambiente. Per esempio, le tartarughe dalle orecchie rosse o gialle (del genere Trachemys) dopo anni trascorsi nelle vaschette di plastica di tante case italiane sono state liberate in laghetti e corsi d’acqua, causando una competizione per il cibo e il territorio con la nostra testuggine palustre (Emys orbicularis). Come spesso accade, l’animale “invasore” è risultato più aggressivo e la nostra specie è diventata più rara, scomparendo da numerosi luoghi. Un altro esempio è rappresentato dal fico degli ottentotti (Carpobrotus acinaciformis) originario del Sud Africa ma coltivato in Italia come pianta ornamentale per i suoi bellissimi fiori fuxia. È diventato una pianta estremamente invasiva dei nostri litorali causando un serio impoverimento della biodiversità dell’ecosistema. E ancora, la carpa koi (Cyprinus carpio), bellissima in tutte le sue varianti di colore, è una specie ornamentale molto apprezzata in acquari e laghetti. Per la sua adattabilità e resistenza, nonché per le dimensioni che raggiunge, si è diffusa in numerosi habitat d’acqua dolce tanto essere inserita nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo perché danneggia l’ecosistema e l’habitat riproduttivo di specie autoctone. Prima di acquistare specie esotiche informati sulle norme per la loro detenzione e adotta ogni accorgimento possibile per impedirne la diffusione nell’ambiente naturale.
BALCONI E TERRAZZI
Accogli gli uccelli sul tuo terrazzo. Se invece di un giardino hai a disposizione un terrazzo puoi attirare gli uccelli mettendo alcune piante in vaso (biancospino, ciliegio, lavanda, caprifoglio, melo selvatico, ecc.) e installare qualche nido artificiale o mangiatoia. Attenzione: una volta che hai creato un terrazzo visitato da diversi uccelli, se ci sono porte o finestre di vetro è bene scongiurare il rischio di collisione, rendendo visibile l’ostacolo con degli adesivi scuri (sagome a forma di uccello) o socchiudendo le tende. Se non hai terrazzo anche un davanzale può bastare per osservare da vicino numerosi animali. Puoi sistemarci una mangiatoia e una vaschetta per l’acqua per gli uccelli e, con i giusti accorgimenti, vasi con piante fiorite per attrarre gli insetti.
Attenzione ai gatti. Un italiano su tre ha in casa un animale da compagnia e solo i gatti raggiungono la ragguardevole cifra di sette milioni e mezzo nel nostro Paese. Pigri e amanti delle comodità, conservano però l’istinto atavico del cacciatore tanto da essere considerati tra i responsabili dell’estinzione di uccelli, rettili e mammiferi di piccola taglia. In misura decisamente minore, anche i cani hanno le loro “responsabilità”. Quando posizioni nidi, mangiatoie e vaschette per l’acqua scegli luoghi protetti e inaccessibili agli amici a quattro zampe (esistono anche delle soluzioni tecnologiche per proteggere i nidi). Un campanellino attaccato al collare del tuo gatto metterà in allarme gli uccelli al loro avvicinarsi. Nel caso ti capiti di vedere dei giovani uccelli da poco usciti dal nido e non ancora in grado di volare, è consigliabile tenere il gatto in casa per alcuni giorni. La perdita di peli affligge la gran parte dei proprietari, ma possono diventare una risorsa per gli uccelli: dopo aver spazzolato il tuo animale, metti i peli in un contenitore aperto, i pennuti lo potrebbero utilizzare per costruire un nido morbido e caldo.
Un nido per gli insetti. L’80% delle piante presenti sul nostro Pianeta dipende dal fatto che qualcuno che impollini i loro fiori. Piccoli insetti come api solitarie, bombi e osmie sono tra i migliori impollinatori. Nonostante suscitino spesso paura e repulsione, si tratta invece di animali non aggressivi e che meritano tutto il nostro rispetto anche per l’importante ruolo che svolgono. Molti di loro sono purtroppo oggi pericolosamente minacciati dai pesticidi utilizzati in agricoltura. Realizzare un rifugio per questi insetti e osservarne la nidificazione è semplice, bastano piccoli segmenti di canna o di bambù, tagliati in modo da avere il fondo cieco, legati insieme con dello spago e posti con l’apertura in orizzontale: il nido è pronto per essere appeso in un posto riparato. Le piante aromatiche come il rosmarino, la salvia, l’aglio, il cumino, timo, maggiorana, la lavanda, l’aneto hanno fioriture che costituiscono una buona attrattiva per molte di queste specie.
Riduci il consumo di acqua potabile. In Italia, l’acqua che esce dal tubo del terrazzo è spesso identica a quella che si usa per bere e cucinare. Un uso improprio di una risorsa preziosa e sempre più scarsa. È possibile annaffiare le piante raccogliendo l’acqua piovana o utilizzando l’acqua di lavaggio della frutta e della verdura. In alternativa, si possono installare sistemi di irrigazione a goccia temporizzati, se possibile anche con sensori di umidità che evitino l’avvio dell’irrigazione quando non necessario. In generale, specialmente nei luoghi con scarse precipitazioni, prediligere varietà che richiedano poca acqua.
Realizza un orto. Anche per chi non si intende di agricoltura, un piccolo orto nel proprio terrazzo è una cosa relativamente facile e che richiede un impegno moderato. Se disponi di un certo spazio e di vasche abbastanza grandi, è possibile piantare insalata, bietole, pomodori, melanzane, peperoni e peperoncini oltre a un bel limone. Se hai a disposizione vasche medio-piccole, invece, si può pensare di coltivare prezzemolo, basilico, pomodoro ciliegino. Se lo spazio è davvero ridotto una buona idea è quella di coltivare le aromatiche perenni o non, come il rosmarino, la menta, il basilico, la senape, lo zenzero, la salvia, la lavanda, la maggiorana. Se sul terrazzo c’è un angolino fresco e un po’ ombreggiato perché non concedersi anche un piccolo raccolto di fragole?
Pulisci il terrazzo con prodotti non inquinanti. Scegli detergenti biodegradabili e con il marchio ecologico, evitando in ogni caso dosi eccessive. È però possibile pulire il terrazzo anche con prodotti naturali: acqua, aceto e limone sono perfetti per pulire le ringhiere. Per i vetri, acqua calda e aceto bianco li faranno risplendere mentre per il mattonato acqua e bicarbonato di sodio o aceto bianco funzionano benissimo sulla gran parte dei materiali. Acqua e sale grosso sono ottimi per pulire gli ombrelloni mentre il bicarbonato toglie efficacemente gli odori dai tessuti di cuscini e sdraio. Per il trattamento di tavoli, sedie e scaffalature in legno opta per prodotti naturali a base di olio di lino o cera vegetale.
Arreda il terrazzo con mobili in legno certificato. I vantaggi del legno sono evidenti, è un materiale elegante e naturale... quest’ultima caratteristica impone però di conoscere preventivamente la sua provenienza. È infatti in continuo aumento il numero delle foreste temperate, tropicali o boreali afflitte da una grave perdita di biodiversità e soggette a un grave sovrasfruttamento. La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) garantisce che il legno provenga da foreste in cui sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Tra le varietà di legno certificate, privilegia quelle locali il cui trasporto comporta minori impatti e minori emissioni.
Goditi lo spettacolo! Ora che hai un ambiente ricco di biodiversità, goditi lo spettacolo, ammira la vita prosperare e le stagioni alternarsi nel tuo piccolo angolo di natura. Circondarsi di piante e animali aiuta a ritrovare il proprio benessere, a rilassarsi, calmarsi e affascinarsi. Ricorda anche che contribuendo ad accrescere la biodiversità in città stai partecipando agli sforzi comuni per migliorare il microclima e l’aria, per collegare il verde nelle aree edificate e per aumentarne la bellezza.
SCUOLE
Tutti fuori! Stare all’aperto è un valore in sé, fondamentale per il benessere di ognuno e delle persone in crescita in particolare. I bambini e i ragazzi che vivono nelle città, e sono la stragrande maggioranza, spesso hanno poche occasioni per conoscere e godere del verde, correndo il rischio di sviluppare il “deficit di Natura”, descritto da Louv, con possibili conseguenze anche gravi sul piano fisico e psicologico. Uscire all’aperto inoltre rappresenta, in ambito educativo, un’occasione unica per abituare gli alunni all’osservazione e per mostrare loro che la Natura è dappertutto, anche laddove sembrerebbe non esserci: in una fila di formiche sul marciapiede, nel muschio adagiato su una pietra o su un tronco, nel suolo con la sua incredibile ricchezza di vita, nel vento che soffia tra i palazzi...
Verde in aula. Anche un’aula scolastica può contribuire all’aumento della biodiversità! Può essere, per esempio, arricchita con ceste di materiali utili a stimolare l’osservazione (foglie, pigne, bacche e frutti); i davanzali delle sue finestre possono ospitare vasi per lo studio della germinazione delle piante o piante con fiori a scopo puramente decorativo. La classe può decidere di specializzarsi in “talee” di piante aromatiche, da vendere poi in piccoli contenitori, ricavati riciclando vecchi barattoli o vasetti in vetro dello yogurt, alla festa di fine anno scolastico o a qualche mercatino di quartiere.
Avventure in cortile. Spesso gli spazi esterni di pertinenza delle scuole, a volte anche molto grandi e belli, vengono concepiti esclusivamente come luoghi destinati alla ricreazione degli alunni. È invece possibile riscoprirli e leggerli anche come luoghi privilegiati per l’osservazione della Natura e in particolare della biodiversità. In un giardino scolastico, ma anche in un cortile delimitato da aiuole, si possono osservare le specie vegetali presenti, arboree e arbustive, la fioritura stagionale e la produzione di frutti, si possono cercare insetti e piccoli abitanti del prato (per esempio lumache e lombrichi), presso i muretti di recinzione è facile vedere una lucertola, e alzando gli occhi al cielo non mancherà l’opportunità di cogliere il volo di qualche uccello o il passaggio delle nuvole.
L’angolo della biodiversità. Un angolo del giardino, possibilmente addossato a un muretto, oppure un’aiuola o parte di essa, ma anche una grande fioriera di legno da esterno, possono diventare luoghi favorevoli all’arricchimento della biodiversità vegetale e animale. La presenza di sassi, o del muretto stesso, promuoverà la presenza di specie muraiole come, appunto, la lucertola muraiola e il geco, e, se ai sassi si aggiungono tronchi marcescenti, la diversità si arricchirà di numerose specie di insetti che prediligono questo habitat. È bene lasciare che l’angolo della biodiversità si popoli di vegetazione spontanea, la più indicata ad attirare farfalle e uccelli.
Dalla mensa al compost. Il giardino della scuola e la terra delle aiuole e delle fioriere presenti in cortile hanno bisogno di essere concimati periodicamente. È opportuno prediligere il compost autoprodotto, a costo zero ed ecologico. Per prima cosa è necessaria una compostiera, facilmente reperibile in commercio oppure da costruire coinvolgendo possibilmente gli alunni. Si possono costruire compostiere anche utilizzando materiali di recupero, come vecchi bidoni dell’immondizia opportunamente forati su tutti i lati, fondo compreso. Una volta creata la compostiera, si pone sul suo fondo dell’argilla espansa aggiungendo un po’ di rametti secchi (per drenare) e poi si possono iniziare a inserire gli scarti alimentari (per esempio quelli della mensa scolastica). Un buon compost deve essere costituito sia da una frazione umida (scarti di frutta e verdura e di cibo in genere) che da una frazione secca (foglie e rametti, quindi reperibili in giardino). Nel giro di qualche mese il compost sarà pronto per essere usato; ricordate, quando lo prelevate, di lasciarne sempre una piccola quantità nella compostiera per velocizzare la formazione di quello successivo.
Bacche per ghiottoni! Le siepi, soprattutto se formate da piante che producono bacche, sono luoghi ricchi di biodiversità, in grado di attirare numerose specie di uccelli. Il suggerimento è di piantare specie autoctone ricche di bacche e amate dalla fauna nostrana. Per esempio, la rosa canina, il sorbo, il rovo, il nespolo attraggono molte specie di uccelli e piccoli mammiferi. E se una siepe c’è già, potete sempre arricchirla piantando altre specie vegetali, ponendo sempre la massima attenzione a quelle più adatte al territorio in cui è inserita la scuola.
Uno stagno per girini. Le zone umide rappresentano una delle tipologie di habitat più interessante per la conservazione della biodiversità (le più importanti sono infatti protette a livello internazionale dalla Convenzione di Ramsar). Ecco allora che allestire un piccolo o piccolissimo stagno nella vostra scuola può rappresentare un’occasione davvero unica per ospitare e osservare specie vegetali nonché anfibi e invertebrati tipici di questo ambiente. Per realizzare uno stagno piccolo ma significativo potete utilizzare un contenitore a tenuta stagna da incassare direttamente nel terreno oppure in una fioriera da esterno, ricordandovi di inserire qualche elemento (ad es. un ramo) per facilitare l’ingresso e l’uscita degli animali.
Al sicuro nei rifugi. È possibile attirare uccelli, insetti e pipistrelli presso la vostra scuola per farne una vera oasi della diversità! Gli uccelli potranno nidificare nel sottotetto, se viene lasciato libero, oppure si possono installare mangiatoie, avendo cura di scegliere o costruire quelle più adatte all’avifauna locale. Costruendo una bat-box, poi, otterrete un doppio vantaggio: accogliere una specie in più e tenere lontane le zanzare di cui i pipistrelli sono ghiotti! Infine, potete anche realizzare una casa per gli insetti: sarà sufficiente un fascio di segmenti di canna di lago a fondo cieco da posizionare in orizzontale in un luogo sicuro. Inoltre gli insetti, così importanti nel loro ruolo ecologico di impollinatori, sono attratti dalle piante aromatiche cui potrete dedicare un angolo o un’aiuola del giardino scolastico. 
AZIENDE
La natura fa team building. Dovete rafforzare l’affiatamento del vostro gruppo di lavoro o avete voglia di rilassarvi fra colleghi? Attività di gruppo a favore della biodiversità come un censimento delle specie animali e vegetali nei cortili aziendali o nei dintorni, il posizionamento di nidi e ripari di diverso tipo sull’edificio in cui lavorate, la partecipazione a campi ecologici, le passeggiate nel verde, il volontariato nelle oasi WWF possono essere occasioni per stare insieme in modo piacevole. Nelle giornate nazionali e internazionali dedicate all’ambiente, alla biodiversità o ai cambiamenti climatici partecipate alle esposizioni, ai concerti e alle conferenze o organizzate voi stessi un’attività dedicata. In Italia sono diverse le aziende che hanno già realizzato un piccolo orto curato dai dipendenti: un’attività rilassante che permette di socializzare e in molti casi le verdure coltivate vengono adoperate per la preparazione dei piatti serviti nella mensa aziendale.
Ridurre l’impatto ambientale. Impegnate la vostra azienda a ridurre il proprio impatto ambientale. Adottate sistemi di gestione che riducano i consumi di energia, acqua e materie prime utilizzate nei cicli di produzione. Richiedete la certificazione ambientale dei sistemi di gestione dell’impresa e acquistate arredi, attrezzature e beni di consumo in possesso di certificazioni ambientali di filiera (come per esempio, FSC per i prodotti in legno e carta). È importante, per il raggiungimento degli obiettivi, il coinvolgimento di tutto il personale con attività di sensibilizzazione, promozione e formazione per migliorare le performance aziendali attraverso la collaborazione di tutti. Creare nei dipendenti una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza delle piccole azioni quotidiane è in grado di generare grandi cambiamenti e porterà ottimi risultati, anche economici.
Una mensa buona, sana e sostenibile. Una mensa aziendale produce cibo per diverse centinaia di persone. Acquistate cibi da produttori biologici locali, rispettando la stagionalità di frutta e verdura, diminuite le porzioni e la frequenza della carne e offrite quotidianamente anche un menù vegetariano. Acquistate pesce proveniente da pesca sostenibile certificata MSC (Marine Stewardship Council). Pianificate correttamente i quantitativi di cibo della mensa per evitare gli sprechi e attivate il compostaggio degli scarti alimentari. Con un po’ di impegno, gli effetti positivi sulla salute dei dipendi, sulla natura e sul bilancio aziendale saranno notevoli!
Giardini aziendali della biodiversità. Le aree verdi aziendali, spesso dominate da prati all’inglese e conifere esotiche, possono invece diventare uno spazio ricco e diversificato, capace di favorire la biodiversità. Siepi, cespugli e aiuole con piante autoctone e prati spontanei attirano immediatamente animali. Alberi di latifoglie (come tigli, aceri e frassini) purificano l’aria e ombreggiano, migliorando l’estetica della struttura. Una pavimentazione drenante consente l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche, favorendone più naturale deflusso. È importante che l’illuminazione sia adeguata ma temporizzata con sensori di movimento per non interferire con la vita degli animali notturni e risparmiare energia. Un bel giardino migliora l’immagine aziendale e rappresenta un luogo piacevole per i dipendenti. 
No ai regali inutili. Ogni anno sorge il tema dei regali aziendali... perché non scegliere progetti che sostengano la biodiversità, i servizi che ci offre e raccontino l’importanza della sua conservazione? Per chi preferisce regali più tradizionali esistono numerosi oggetti ecosostenibili, certificati, realizzati con materiali naturali, riciclati o provenienti da materie di scarto. 
Zero consumo di suolo. Gli ultimi cinquanta anni hanno visto una affermazione rapida degli interessi trasformativi sul territorio concretizzati da un’impennata della conversione urbana del suolo, a causa della quale milioni di ettari di superfici verdi sono scomparse, sostituite da edifici, parcheggi, aree di stoccaggio, strade e spazi accessori. Questa modalità di trasformazione del territorio ha degradato il paesaggio, ne ha dequalificato il valore e la conseguente impermeabilizzazione del suolo ne ha compromesso la capacità ecologica. Le aziende possono fare molto per invertire questa tendenza ed evitare nuovo consumo di suolo. Il recupero e la riqualificazione degli edifici e delle aree dismesse, la rigenerazione del paesaggio e della biodiversità deve essere la filosofia dominante anche in ambito di progettazione e ampliamento aziendali. 
Tetti verdi e giardini verticali. Nelle città, l’utilizzo del verde sulle coperture degli edifici, o sulle pareti verticali favorisce l’isolamento termico, sia in inverno sia in estate, aiuta a regolare l’umidità dell’aria, migliora il microclima e apporta un significativo vantaggio economico per la riduzione dei consumi energetici dell’edificio. Il tetto verde può contribuire a regolare il deflusso delle acque piovane e ridurre la trasmissione dei rumori all’interno dell’edificio. Costituisce inoltre un ambiente per numerosi piccoli animali e uccelli.
Sustainability manager. Ecologia, sostenibilità ambientale e sociale saranno le nuove leve per le imprese anche in Italia. Servirà allora una figura capace di sviluppare e gestire le politiche sociali e ambientali dell’azienda per orientarle verso scelte etiche e responsabili, che premino non solo in termini di profitto, ma anche di equità e rispetto ambientale.



lunedì 25 dicembre 2017

Per Natale regalatevi una Lamborghini Urus, l’ambiente vi ringrazierà!

Dal Web

Che bellezza sapere che abbiamo costruito la Lamborghini Urus, un mostro di 2154 chili di peso, oltre cinque metri di lunghezza da 650 CV di potenza, che raggiunge i 305 chilometri orari e passa da 0 a 100 chilometri orari in un battito di ciglia, appena 3,6 secondi. Ma in Italia non c’è il limite di velocità dei 130 chilometri orari? Si tratta forse di istigazione a delinquere?

Ma l’eccesso di velocità non è una delle maggiori cause di incidenti? Nessuno prima era riuscito a raggiungere tali prestazioni per un SUV del genere cioè un carro armato con le ruote, al modestissimo costo di  206 mila euro, un vero "affare"! Il consumo poi è il fiore all’occhiello della Lamborghini Urus, di questa "meraviglia", “solo” 12,7 litri di benzina per cento chilometri, l’ambiente e le tasche non potranno che sorridere con queste fantastiche performance. La Urus potrebbe essere presa a simbolo per le prossime campagne per la mobilità sostenibile. Anche il risultato occupazionale è uno strepitoso successo che cambierà di sicuro le sorti del nostro paese, per costruirla infatti saranno assunte ben 470 persone in più, non 470 mila, proprio solo 470. Se tutti i soldi investiti in questa auto si fossero investiti in sistemi di efficienza energetica ed energie rinnovabili, di posti di lavoro se ne sarebbero creati migliaia.
Con tanto di presentazione tecnologicamente faraonica (che si è anche inceppata, alla faccia dei soldi e della tecnologia), i vari capi e amministratori delegati hanno osannato questo prodotto come fosse una delle massime conquiste umane e non una assurdità.  E alla presentazione non potevano di certo mancare politici e personalità varie che sono andate ad officiare i guadagni di una ditta tedesca facendo finta che sia un successo italiano. La Lamborghini è infatti un prodotto “italiano” per modo di dire, dato  che è di proprietà dei tedeschi della Volkswagen. Però se gente come il presidente del consiglio Gentiloni, che ha militato nella sinistra extraparlamentare ed ha avuto anche un periodo ambientalista, poi va a presiedere il lancio della Lamborghini Urus, allora io che mi occupo di ambiente da sempre, posso aspirare come minimo alla presidenza della Ferrari.  E per ribadire come per questo governo l’ambiente sia in cima alle priorità, alla presentazione della Urus c’era pure il ministro dell’ambiente Galletti in persona. In Italia siamo abituati a qualsiasi follia ma cosa c’entra la Lamborghini con l’ambiente è un mistero insondabile. Il prossimo Ministro dell’Ambiente facciamolo fare direttamente a Marchionne che di inquinamento e sprechi è fra i numeri uno al mondo e quindi quel Ministero gli spetta di diritto.
Quello che colpisce ulteriormente è vedere pubblicizzare, analizzare ovunque questo tipo di prodotto, anche da parte di media che ci parlano di crisi, di gente disoccupata, di povere coppie che non possono costruirsi un futuro perché non hanno abbastanza soldi, di persone che non arrivano alla fine del mese, di mense Caritas piene anche di italiani. E pubblicizzare, decantare, osannare questi oggetti costosissimi, superflui e dannosi, non fa altro che creare delle merci feticcio, come se fosse normale vendere auto da duecentomila euro. Quanti soldi, energia, intelligenza e preziose risorse materiali sono state impiegate per questo insulto all’ambiente e immaginate se tutto ciò fosse stato utilizzato per creare qualcosa di utile, importante e saggio per milioni di persone nel mondo che combattono miseria, fame, condizioni disperate a cui basterebbero tecnologie appropriate semplici ed efficaci per avere una vita degna di questo nome. Saremo orgogliosi quando la Lamborghini e mille ditte come lei, aiuteranno l’umanità a progredire veramente e non a schiantarsi contro il muro della stupidità a 305 chilometri orari.
Ai dinosauri che decantano le meraviglie di questo bolide, ricordiamo che la loro macchina va ancora con un motore inventato nell’800 che ne fa una stufa con le ruote, visti i rendimenti ridicoli.  Un progresso che vive nel passato e viene spacciato per avvenieristico ma è solo una grande presa in giro. E meno male che chi critica la crescita viene tacciato di oscurantismo e conservatorismo. La società che decanta la Urus ci riporterà direttamente al Pleistocene, altro che decrescita…  
Auguri a tutti, ne abbiamo veramente bisogno.

giovedì 21 dicembre 2017

MA QUALE CELIACHIA – Chiamatela Roundup

Dal Web
SONO ALMENO 12 MILA ANNI CHE L’UMANITA’ MEDITERRANEA SI NUTRE DI FRUMENTO SENZA PROBLEMI. E di colpo, ecco sorgere la “intolleranza al glutine”, con relativo ipersviluppo degli affari relativi a questa “malattia”: paste senza glutine a 5 volte il prezzo delle normali, prodotti bio dove l’etichetta dichiara “senza glutine”, cibi spesso a carico del servizio sanitario nazionale… Il glutine è un veleno? Si deve sospettare del grano geneticamente modificato? Per una volta no. Anche se c’entra il Roundup, il diserbante della Monsanto, specifiamente concepito dalla multinazionale per essere usato in abbondanza coi suoi semi geneticamente modificati (modificati appunto per resistere al diserbante, che uccide tutte le erbacce) . Come ha scoperto la dottoressa Stephanie Seneff, ricercatrice senior al Massachusetts Institute of Technology (MIT), da una quindicina d’anni gli agricoltori americani, nelle loro vastissime estensioni, hanno preso l’abitudine di irrorarle di Roundup immediatamente prima della mietitura.In questo caso, approfittano delle qualità disseccanti del prodotto, con il suo agente attivo, glisofato. Hanno scoperto che, spargendo tonnellate di glisofato, la resa per ettaro aumenta. Perché? Perchè, prova a spiegare la Seneff, “le brattee protettive si frantumano, la spiga muore, e con l’ultimo sospiro, rilascia i chicchi” che altrimenti resterebbero attaccati nel resti della spiga ancor umida. L’aumento di resa non è enorme, ma è importante per coltivatori stra-indebitati con le banche. Inoltre, il disseccamento facilita la battitura condotta coi giganteschi macchinari industriali (spesso affittati, quindi se li si può usare per meno giorni, si risparmia) e consente di anticipare l’operazione di mietitura. “Un campo di grano matura di solito in modo ineguale; una irrorata di Roundup consente di disseccare ugualmente le zone ancor verdi e quelle già gialle, e procedere alla mietitura nello stesso tempo”, ha spiegato un coltivatore di nome Keith Lewis. E’ dunque l’estrema manifestazione della industrializzazione totale dell’agricoltura americana, nel quadro della violenza generale sulla natura (hanno abolito la rotazione agricola, coltivano sempre le stesse colture da denaro sullo strssso campo, compensando l’impoverimento del terreno con tonnellate di fertilizzanti chimici), hubrys che resterà sempre come lo stigma dell’americanismo quando avrà condotto all’estinzione di questa civiltà. Lo stesso ministero americano dell’agricoltura ha reso noto che, dal 2012, il 99% del grano duro, il 97% del frumento prinaverile, e il 61 % di quello invernale subisce il trattamento al glisofato: il che costituisce un aumento dell’88% per il grano duro, e del 91% per il primaverile rispetto a quanto si faceva nel 1998.
PICCOLO PARTICOLARE L’IMDUSTRIA DELLA BIRRA NON ACCETTA L’ORZO DA TRASFORMARE IN MALTO SE IRRORATO DI ROUNDUP i piselli e le lenticchie, se irrorate, non hanno parimenti mercato. Invece il grano si può vendere, e dar da mangiare agli esseri umani, oltre che agli animali allevati per la carne e il latte. Che esista una relazione diretta fra il consumo di grano così trattato e la misteriosa “intolleranza al glutine” non è dubbio. E’ stato comprovato da uno studio della dottoressa Senef e del suo collega Anthony Samsel, pubblicato già nel 2013 sulla rivista “Interdisciplinary Toxicology”. Chi è interessato può trovare i particolari (molto allarmanti) dell’interferenza patologica del glisofato nei processi di malassorbilento di minerali, inibizione dei citocromi, nella distruzione dei bio-batteri intestinali e persino nella sintesi della serotonina, senza dire che la celiachia quadruplica il rischio di cancro.
A NOI PROFANI BASTERA’ QUESTA TABELLA DEL TUTTO ELOQUENTE. Ora, è noto che quando in Sicilia il frumento è vicino al raccolto, arrivano nei nostri porti navi granarie delle sei “sorelle”, le multinazionali oligopoliste globali del grani, con i loro carihi: a prezzi stracciati. E’ grano americano, canadese, australiano – probabilmente conservato da più stagioni in quelle navi, dove controlli occasionali hanno rivelato grumi di muffa. Il mistero è come mai queste navi non vengano sistematicamente sottoposte ai controlli dei NAS e della Finanza, per procedere al sequestro, alla distruzione delle granaglie tossiche o muffite. Ciò che farebbe bene alla salute dei celiaci, e punirebbe il trasparente dumping che danneggia i nostri produttori. Il video-giornalista francese (origine portoghese) Paul Moreira ha completato un reportage esplosivo sulle coltivazioni Ogm (e il conseguente spargimento dell’erbicida Roundup) nelle pianure argentine, dove ormai la coltivazione di soya e mais sono tutte geneticamente modificate. “mi ha messo sull’avviso – racconta – un lancio della Asociated Press che segnalava che un numero crescente di bambini nelle zone agricole argentine nasceva malformato. Sul posto, telecamera a spalla, ho trovato cose indicibili. Si continua a ripetere che la cultura estensiva di OGM non presenta rischi per gli uomini? Ma non si dice che il Roundup e simili erbicidi sono sempre meno efficaci, e quindi gli agricoltori ne raddoppiano, o triplicano, la disseminazione per continuare a produrre le stesse quantità di mais e soia. Le sostanze restano duravolmente nelle falde freatiche.
IN UN VILLAGGIO DI VENTICINQUE CASE NEL MEZZO DELLA PAMPA HO VISTO 5 CASI DI BAMBINI DEFORMI E MALATI. Non ho avuto il coraggio di mostrarli tutti, ho ripreso le immmagini della bambina relativamente più bella che abbraccia la mamma. In queste famiglie nascondono i loro bambini, se ne vergognano come fosse colpa loro. Le autorità hanno cercato di dire che si tratta dei frutti di unioni fra consanguinei, poi hanno ammesso – davanti alla mia telecamera – la vera causa. Il gironalista ha prodotto il documentario *Bientôt dans votre assiette (de gré ou de force)” (presto nei vostri piatti, che lo vogliate o no) visibile su youtube. Anche la dottoressa Seneff ha segnalato l’abnorme comparsa di neonati malformati nello stato di Washington , 20 casi negli ultimi tre anni. “Hanno cercato le cause, hanno pesnato a tutto, tranne al glifosato. Non ci hanno pensato, ritenendolko innocuo. Ma ne gettano a tonnellate, e v finisce nei corsi d’acqua. Ci sono studi pubblicati che il glifosato causa l’anencefalia nelle rane (rane nascono senza cervello, ndr.): c’è una chiara connessione, e io ho anche appurato il motivo. Il glisofato blocca la degradazione naturale della’cido retinoico, che si accumula nel feto e è notoriamente la causa dell’anencefalia. …inoltre interrompe gli enzimi citocromo p450, che si accumulano nel fegato… è l’enzima che decompone l’acido retinoico”.
La speranza, conclude la dottoressa, “viene da Cina e Russia. La Russia ha preso una posizione fortissima contro gli Ogm. Putin ha detto: mangiate puro i vostri Ogm, noi non li vogliamo. E vengo adesso da una conferenza a Pechino organizzata dal professor Gu: ha raccolto tutti gli scienziati che hanno compiuto studi su Ogm e Roundup, ed hanno suonato l’allarme; Don Huber, Mae-Wan Ho, Jeffrey Smith, Judy Carman dall’Australia….i cinesi hanno visto che, in rapporto diretto con l’aumento della importazione di soya Ogm al Roundup, sono cresciuti infertilità, autismo, Parkinson. I cinesi possono fare la differenza, se cominciano a rifiutare le importazioni”.


domenica 10 dicembre 2017

La crisi economica, la disillusione del "progresso", gli orti urbani e il cibo bio

Dal Web
di Roberto Ronchetti 


Ospitiamo un intervento del professor Roberto Ronchetti, 

presidente della sezione laziale del'associazione Medici per 

l'Ambiente ISDE; 

Ronchetti è stato per 33 anni titolare della cattedra

 di clinica pediatria al policlinico Umberto I di Roma e dal 2002 si 

occupa come ambientalista dell'effetto nocivo sulla popolazione

 dei contaminanti ambientali. La sintesi



Nonostante le previsioni rassicuranti di politici, economisti, sociologi ed esperti di varia natura la
 “crisi” economico-finanziaria iniziata alcuni anni addietro appare sempre più invasiva, grave e
 duratura. 
Anziché essere, come è stato detto, un quasi fisiologico e temporaneo squilibrio delle leggi
 di mercato che regolano a livello mondiale il benessere economico delle nazioni e dei cittadini,
 cresce il sospetto  che la “crisi” sia, viceversa, un processo largamente irreversibile,
 legato su scala mondiale alla iperproduzione di merci non necessarie e
 alla contemporanea carenza o all'impoverimento
 progressivo delle riserve di materie prime. Su tutto questo incombe l’ombra minacciosa, o meglio
 la verità emergente, della speculazione finanziaria mondiale .
Senza entrare in difficili disquisizioni sulle cause, evoluzioni e conseguenze della
 situazione economica ed ecologica che stiamo vivendo, non c’è dubbio che
 a causa della crisi ciascuno di noi tende a modificare il suo stile di vita ovviamente
 in funzione delle proprie condizioni economiche, della propria cultura e della 
situazione logistica nella quale vive. Il tratto comune di questi cambiamenti 
nello stile di vita è che in generale ciascuno tende a ridurre i propri consumi, 
rendendo con ciò sempre meno probabile la “ripresa” che ci viene incessantemente promessa, 
almeno stante le attuali dottrine economiche dominanti.
 Si può, oppure no, condividere la dottrina, propugnata da molti, della “decrescita felice”, 
secondo la quale un certo tipo di riduzione del “prodotto interno lordo” 
potrebbe non incidere significativamente sul benessere della popolazione.
 Tuttavia, non c’è dubbio che se i cambiamenti di stile di vita 
venissero convogliati verso il mantenimento quantitativo e il miglioramento qualitativo dei “beni” 
essenziali per il benessere della comunità, la diminuzione, forse inevitabile, dei consumi potrebbe
 essere meglio tollerata e si potrebbe addirittura dare vita a un’economia alternativa, in grado di 
compensare con un meccanismo virtuoso la riduzione di attività industriali non essenziali,
 forse inutili o ecologicamente negative.
La produzione di cibi
Un bene essenziale per il benessere della comunità e che riguarda tutti è certamente il cibo,
 che deve essere disponibile in quantità adeguata, ma soprattutto essere qualitativamente ottimale.
 È un argomento delicato, perché le restrizioni economiche possono portare molte persone a
 compiere scelte che peggiorano la sicurezza e la qualità di ciò che si mangia. 
Peraltro, indurre la popolazione a dedicare attenzione ed energie alla produzione controllata e
 sicura di cibi può rappresentare un volano in grado di avere impatto positivo sulla creazione 
di posti di lavoro e sull’economia in generale. 
Intendiamo riferirci alle pratiche della “agricoltura biologica”e della “filiera corta”, 
ma soprattutto a quell’atteggiamento mentale che di queste pratiche è la premessa: 
il sentire che ciascuno di noi deve intensamente occuparsi e fornire le proprie
 migliori energie per soddisfare i bisogni personali, quelli connessi al proprio cibo in primo luogo, 
ma si tratta ovviamente di un modo di essere con valenza molto più generale.
Il ritorno alla terra significa per l’individuo appartenere a un territorio, 
riconoscere una radice vivente che, coltivata, diventa frutto di una identità culturale,
 non si parla più solo di uno sfruttamento o di una resa economica del territorio.
 Si ritrova il significato stesso della propria esistenza, si notano molte
 cose che non vanno nel nostro stile di vita ipertecnologizzato, ci si accorge che
la Natura ha le sue regole, e che non seguirle porta alla rovina.
A livello di società, questo tipo di comportamento individuale tende a produrre, 
tra l’altro, la richiesta ed anzi la pretesa, che le Autorità Politiche mettano
 in atto una “politica alimentare” basata su interventi sia incentivanti che di 
controllo rivolti all’agricoltura. 
Tale azione delle autorità deve tenere nel massimo conto le conseguenze
 ecologiche e sulla salute delle pratiche agricole, e a tal fine deve mettere in
 primo piano l’informazione e l’educazione dei cittadini.
 Le esigenze di tipo economico debbono trovare armonico equilibrio in questo contesto. 
Questi contenuti sono ampiamente ripresi nelle strategie europee e nazionali, 
ma essi hanno stentato ad affermarsi nonostante l’urgenza di interventi 
a favore della qualità ecologica del territorio e della salute dei cittadini.
Occorre quindi rilanciare un certo tipo di agricoltura che non si giovi di brevetti e
 non sia condotta per conto di terzi o di multinazionali.
Nel nostro paese gli organismi geneticamente modificati (OGM), 
causando la perdita d’identità delle colture, diffondendo genomi alieni e garantendo un ricavo 
solo a chi li vende, semplicemente non servono.
Occorre ripopolare le campagne e si potrebbe suggerire che i nostri concittadini che
 hanno bisogno di lavorare debbano riappropriarsi di quel sapere antico che è ancora oggi 
nelle mani di pochi, ma sta scomparendo. Non necessariamente questo compito di dare vita
 ad una nuova agricoltura deve essere affidato a persone in età produttiva: abbiamo nella nostra
 società un numero sempre maggiore di persone efficienti, escluse per limiti 
di età dal mondo produttivo, che “si godono” la pensione, in realtà conducendo
 una vita spesso inattiva e noiosa, routinaria e priva di soddisfazioni.
 È proprio a questa categoria di persone che principalmente va rivolto l’invito a dare il
 via alla ricostruzione dell’agricoltura nazionale.
Rilanciare una buona agricoltura
Queste semplici considerazioni che chiunque può trovare condivisibili incontrano, quando
 le si volesse trasformare in atti pratici volti a ritornare alla pratica di una sana agricoltura da
 parte di molti cittadini, formidabili ostacoli di natura pratica e soprattutto culturale
È nozione comune che la vita dell’agricoltore debba necessariamente
 svolgersi in un ambiente ostile, poco salubre e certamente lontano per molti motivi dalle
 comodità a cui negli ultimi decenni siamo stati abituati nella vita cittadina.
 Ciò è vero per tutti, ma vale in particolare per le persone anziane e con problemi di salute.
 Anche i giovani rifuggono dai sacrifici che le pratiche agricole notoriamente 
impongono e in particolare l’Italia si colloca, all’interno dell’Unione Europea, tra i Paesi con
 minore incidenza di conduttori giovani.
Non si tratta soltanto di questioni pratiche connesse alla prospettiva di 
una vita priva delle comodità abituali nella vita cittadina:
 c’è anche, ed è forse più importante, un problema di collocazione sociale
 che, pur senza basi razionali e per mere motivazioni psicologiche, 
rende praticamente inaccettabile e “indecoroso” per un comune abitante di città
 di divenire contadino, pastore, agricoltore, ecc.
Ci sono infine notevoli ostacoli cognitivi e psicologici a causa del fatto che un cittadino che 
volesse intraprendere un’attività agricola, non sappia quali spese dovrebbe affrontare,
 quali saranno i guadagni o i raccolti cui potrebbe aspirare, quali le procedure da seguire. 
L’impegno di energie e tutta una serie di conoscenze tecniche che gli sono assolutamente 
estranee ed appaiono difficili da ottenere.
Di fronte a queste difficoltà, che si oppongono al necessario rilancio di una sana agricoltura
occorre immaginare una “soluzione ponte”, che consenta a persone fondamentalmente prive
 di esperienza specifica di avviare un’attività in campo agricolo con un
 limitato impegno economico e personale.
L’orto urbano rappresenta in tal senso la soluzione più appropriata.

Parte seconda











Parte terza













martedì 28 novembre 2017

L'Unione Europea rinnova l'uso del glifosato per altri 5 anni

Dal Web
Di  DAVIDE LIZZANI

Gli stati dell'UE hanno votato: l'autorizzazione per il potente erbicida verrà estesa. Rimane aperto il dibattito sui rischi per la salute.

Il glifosato si trova soprattutto nel Roundup, un diserbante prodotto da Monsanto che in tutto il mondo registra vendite per 4,75 miliardi di dollari.|ALAMY/IPA
L'Unione Europea ha rinnovato per altri 5 anni l'autorizzazione all'utilizzo del glifosato, uno dei più potenti e diffusi diserbanti del mondo. Lo ha deciso il Comitato d'appello dell'Unione Europea, dopo diversi rinvii.

Italia e Francia si sono dette contrarie, ma Germania e altri Stati hanno fatto pendere l'ago della bilancia a favore del glifosato, sostanza i cui effetti sull'uomo sono molto dibattuti: mentre l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) la reputa "non carcerogena", l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l'ha classificata come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani”.

UNO STINCO DI (MON)SANTO? Il glifosato è  un diserbante non selettivo, vale a dire una molecola che elimina indistintamente tutte le erbe infestanti. È stato introdotto sul mercato dall'azienda agroalimentare americana Monsanto nel 1974, ed è oggi l’erbicida più utilizzato al mondo: dalla sua introduzione ne sono state spruzzate sui campi quasi 9 milioni e mezzo di tonnellate. 

Mentre la sua efficacia è ineccepibile, la sua sicurezza è stata messa in discussione più volte, come vi abbiamo anche raccontato durante  uno dei recenti incontri di Focus sull'alimentazione

ANCHE IN ITALIA, CON LE DOVUTE CAUTELE. Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, ha dichiarato: «Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell’Italia che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato».

L'uso del diserbante è da tempo regolato nel nostro paese. L'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) aveva infatti già dichiarato che il glifosato costituisce «un buon esempio di sospetta cancerogenicità non sufficientemente dimostrata, nei confronti della quale le istituzioni hanno deciso di mettere in atto il principio di precauzione: non vietarne del tutto l'uso (mossa che potrebbe avere effetti negativi sulla produzione agricola) ma istituire limiti e controlli nell'attesa di ulteriori studi».

lunedì 27 novembre 2017

Due ruote per una vita migliore

Dal Web
 Ogni anno, più di 22'000 biciclette di seconda mano lasciano la Svizzera dirette in Africa. Un'associazione elvetica si occupa di raccoglierle, ripararle e spedirle via mare, regalando così alle due ruote una nuova vita nei paesi del sud. 
Paolo Richter, 51 anni, si interessa fin da giovane alla meccanica delle biciclette. Nel 1993, in un contesto di crisi economica, apre così a Berna l'atelier di riciclaggio Drahtesel (oggi azienda sociale) con un doppio obiettivo: dare nuova vita alle biciclette e un'opportunità di lavoro ai disoccupati. Poco a poco, il magazzino comincia però a riempirsi. Un soggiorno in Ghana fa germogliare una nuova idea nella mente di Richter: spedire le biciclette in Africa, permettendo così alle popolazioni di diversi paesi di muoversi più liberamente. Lo stesso anno parte il primo carico per il Ghana: il progetto VelafricaLink esterno è ufficialmente lanciato. Oggi Velafrica collabora con diverse istituzioni sociali che impiegano disoccupati, persone con problemi di salute e migranti. 
In Tanzania, le biciclette provenienti dalla Svizzera sono particolarmente apprezzate dalla popolazione, perché considerate più robuste e meno care rispetto a quelle cinesi disponibili sul mercato locale. Malgrado la loro solidità, anche queste biciclette devono però essere riparate di tanto in tanto. Per questo motivo Velafrica si occupa anche di formare meccanici in Africa, costruire officine e garantire la fornitura di pezzi di ricambio e utensili di lavoro. Attività che creano anche nuovi impieghi e opportunità di formazione.
Velafrica lavora in Tanzania con l'associazione Vijana Bicycle Center (VBC)Link esterno, che impiega giovani malati di AIDS. Dal 2011, 37 ragazzi e ragazze hanno completato un apprendistato come meccanici di biciclette.