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venerdì 17 novembre 2017

FINALMENTE SI POSSONO PARCHEGGIARE LE BICI NEI CORTILI CONDOMINIALI A ROMA

Dal Web

Commissione Mobilità MODIFICHE DELLA DELIBERAZIONE 18.8.1934 N. 5261 E S.M.I., “  REGOLAMENTO GENERALE EDILIZIO DEL  COMUNE DI ROMA  ” – INTRODUZIONE DELL’ART. 37-BIS  
VISTI: ? la Decisone del Consiglio Europeo 94/914/CE del 15 dicembre 1994 (di seguito: Decisione 94/914/CE); ? la Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002 che istituisce il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente (di seguito: Decisione 1600/2002/CE); ? la Comunicazione della Commissione Europea al Consiglio e al Parlamento Europeo {SEC(2006) 768}, relativa alla revisione intermedia del Libro Bianco sui trasporti per una mobilità europea sostenibile; ? il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante “Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali”; ? la deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 8 del 7 marzo 2013, recante “Statuto di Roma Capitale” (di seguito: Statuto); ? la Deliberazione del 18.8.1934 n. 5261 e s.m.i., recante “Regolamento generale edilizio del Comune di Roma” (di seguito: Regolamento Edilizio); ? la Deliberazione del 23.09.2002 n.121, recante “Piano di azione ambientale del Comune di Roma” (di seguito: Piano Ambientale); ? la Deliberazione dell' Assemblea Capitolina n. 27 del 24.04.2012, recante “Piano quadro della ciclabilità di Roma Capitale” (di seguito: Piano Ciclabilità);
PREMESSO CHE: 1. con la Decisione 94/914/CE, il Consiglio Europeo indicava agli Stati dell’Unione le misure necessarie a rendere più efficace ed efficiente il sistema di mobilità urbana, dando indirizzo sulla tutela delle utenze deboli e sancendo la necessità di aumentare l’accessibilità anche alla ciclabilità; 2. con la Decisione 1600/2002/EC, il Parlamento Europeo ribadiva la necessità, tra le altre, di incrementare le modalità di spostamento con bicicletta e a piedi; 3. la {SEC(2006) 768} evidenziava la necessità di tenere in considerazione le modalità di spostamento non motorizzate – pedonale e ciclabile – come alternativa all’uso del veicolo individuale motorizzato, specificando che il problema della mobilità nelle aree urbane non deve essere affrontata solo con il trasporto pubblico collettivo ma anche attraverso lo sviluppo della pedonalità e della ciclabilità;
            Commissione Mobilità 4. nelle strategie di Roma sostenibile previste dal Piano ambientale è individuato come obiettivo prioritario lo sviluppo della mobilità privata alternativa a quella a motore, con la realizzazione di una rete di percorsi ciclabili e pedonali protetti, serviti da parcheggi;
CONSIDERATO CHE: 5. Il Sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi, ha sempre mostrato notevole interesse e sensibilità verso il mondo della ciclabilità; 6. la diffusione della mobilità ciclabile migliorerebbe la qualità della vita dei cittadini, ridurrebbe l’inquinamento, lo stress, migliorerebbe la salute, favorirebbe l’incontro e la collaborazione tra i cittadini, consentendo notevoli risparmi di risorse economiche; 7. l’attuale penuria, sul territorio di Roma Capitale, di spazi, pubblici e privati, preposti alla sosta e al ricovero notturno delle biciclette rappresenta uno dei principali ostacoli alla diffusione e all’incremento della ciclabilità quale mezzo di trasporto alternativo; 8. l’Amministrazione Capitolina sta predisponendo una mappatura del territorio di Roma Capitale al fine di individuare le aree pubbliche da dedicare alla sosta e al ricovero delle biciclette; 9. nondimeno, al fine di incentivare l’incremento dell’utilizzo delle biciclette si rende necessario, nell’ambito del più generale potere regolamentare di Roma Capitale in materia edilizia, regolamentare la sosta e il ricovero delle biciclette anche all’interno dei cortili, disciplinati dal Titolo I, Regolamento Edilizio; 10.l’attuale Regolamento Edilizio di Roma Capitale, non prevede l’obbligo, per i condomìni, di ricavare, all’interno dei cortili condominiali, degli spazi appositamente dedicati alla sosta delle biciclette; 11. in tal senso, le città di Milano e Torino, già dai primi anni 2000 si sono dotate, nei propri Regolamenti Edilizi e di Igiene, di norme atte a riconoscere e tutelare il diritto al parcheggio delle biciclette negli spazi condominiali comuni, con evidenti effetti benefici in termini di mobilità locale sostenibile.
RITENUTO CHE: 12. In vista di un più generale programma di riassetto del trasporto pubblico e privato nel territorio di Roma Capitale, finalizzato sia alla riduzione del traffico e dei tempi di percorrenza, che alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico, è indispensabile attuare ed avviare, nel più breve tempo possibile, politiche di sviluppo e incentivazione dell’uso della bicicletta come mezzo di mobilità sostenibile; 13. per incentivare i cittadini nell’utilizzo della bicicletta occorre regolamentare la sosta delle biciclette all’interno dei cortili condominiali e dunque prevedere, all’interno degli stessi, spazi idonei e facilmente accessibili da destinare a detto scopo; 14. pertanto, nelle more di una riforma globale del Regolamento Edilizio, è necessario integrare il Regolamento edilizio esistente con una norma che introduca, l’obbligo di destinare, all’interno dei cortili dei condomini, sia negli edifici esistenti che nelle nuove edificazioni e/o
            Commissione Mobilità ristrutturazioni, appositi spazi facilmente accessibili, da destinare al parcheggio esclusivo di biciclette.
L’ASSEMBLEA CAPITOLINA
per i motivi espressi in narrativa
DELIBERA 1. di modificare la Deliberazione 18 agosto 1934, n. 5261, inserendo, dopo l’art. 37, il seguente articolo, “37 bis” composto da 5 commi:
Art.37/bis: Spazi destinati al parcheggio esclusivo delle biciclette. 1. In tutti i cortili degli edifici esistenti è consentito il parcheggio delle biciclette. 2. In caso di nuova edificazione, di demolizione e ricostruzione o di ristrutturazione edilizia di interi edifici, devono essere ricavati, in misura non inferiore al 2% della SUL oggetto dell’intervento, appositi spazi, resi opportunamente accessibili, ubicati nei cortili o in altri spazi di uso comune dell’edificio, destinati al parcheggio esclusivo delle biciclette. 3. In entrambi i casi previsti dai commi 1 e 2, gli spazi destinati al parcheggio delle biciclette sono a servizio esclusivo di chi abita o lavora negli edifici collegati al cortile e alle parti di uso comune. 4. Entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente norma, i condomini dovranno individuare appositi spazi idonei, sicuri e facilmente accessibili da destinare al suddetto uso, anche mediante l’installazione di rastrelliere eventualmente dotate di copertura. 5. In caso di inosservanza alla presente norma è prevista, ai sensi dell’art. 7/bis del D.lgs 267/2000, una sanzione amministrativa, da un minimo di 25 Euro a un massimo di 500 Euro (ex art. 7-bis D.lgs 167/2000).
I consiglieri capitolini:
Enrico Stefàno
Donatella Iorio
Paolo Ferrara

mercoledì 8 novembre 2017

Discarica abusiva nei boschi della Sabina

Dal Web

La scoperta durante una passeggiata nel bosco nella zona della Sabina, l'area a monte di Roma che costeggia il corso del fiume Tevere: elettrodomestici e rottami abbandonati nell'ambiente abusivamente.

 Dal grande casale di pietra di un amico che abita la Sabina (area che si estende sulla sinistra del basso corso del Tevere, a monte di Roma) da oltre 30 anni, decidiamo di fare una passeggiata: splendida giornata tra i vecchi e nuovi olivi che si distendono a centinaia tra le case sparse. Non ci sono rumori se non quelli sordi e soffici delle querce d'intorno che lasciano andare le ghiande al tappeto di foglie autunnali. Dalla sua veranda, la sagoma dell'abbazia millenaria di Farfa, il monte boscoso di San Martino, i cani di campagna liberi e giocosi, olivi a perdita d'occhio, spazio per gli sguardi che puoi lanciare senza limiti. Poco distante Castelnuovo, borgo medievale tra i più belli della zona. Aria da respirare. Per i polmoni e per il cuore.
Ci inoltriamo in un bosco tra i più suggestivi di queste parti. Il sentiero, ripristinato da un gruppo di residenti a colpi di falce, è accogliente e molle di acqua e impronte: cinghiali in movimento, segni di lotte di istrici, aculei lasciati in regalo ai passanti, ciclamini a colorare i bordi e, fittissimi ai lati, tigli, roverelle, querce, olivi selvatici. E ancora tane, terra smossa, prospettive di luci e ombre color ocra e verde castano. Appena in basso il torrente Riana, affluente del Farfa, che scorre parallelo al nostro sentiero, vivace, fresco, come finalmente liberato dalla stretta dell'arsura estiva.
Ci addentriamo e il silenzio sacro del bosco è violato dagli spari sempre più frequenti dei cacciatori in agguato: giocatori a dadi con le vite degli altri.
Mi attrae uno strano colore blu, proprio sul ciglio, appena evidente, nascosto tra le foglie cadute. Faccio per avvicinarmi e si tratta di fili intrecciati, sintetici e indistruttibili, come in una matassa aggrovigliata e seminterrata. Scavo appena con le mani e tocco un ammasso enorme come di fili di grandi spazzole o tappeti per giganti o di macchinari per chissà quale funzione. Mi sporgo sulla lieve scarpata che porta al fiume e la vista si abitua alla poca luce lasciata filtrare dalle piante. Provo a scendere appena perché scorgo il bianco di quello che sembra l'angolo di un elettrodomestico.
Scendo solo di un po' perché è troppo ripido per arrivare in fondo ma ora che gli occhi si sono abituati lo scenario è chiaro: un frigorifero abbandonato e sostituito da uno che consuma di meno in classe A. Perché noi ci teniamo all'ambiente e sostituiamo, rottamiamo, ci mettiamo in regola con le norme vigenti. Un vecchio computer ormai obsoleto perché noi ci aggiorniamo, noi facciamo l'upgrade, l'update, il patch, il download (perché scaricare è brutto). Appena più in là, mezzo interrato, un vecchio secchio di vernice e poco distante ma irraggiungibile una lavatrice. Non perché non potesse più funzionare ma per un nonnulla da quattro soldi che non si poteva riparare. Non conviene, si sa, e noi ci teniamo a risparmiare. Inciampo in qualcosa proprio dietro il mio piede: qualcosa di rigido, piccolo, ancora lucido, dal design moderno e bombato, oggetto insostituibile e necessario: una pallina dispenser per ammorbidente. Evidentemente ce n'era un'altra più nuova e colorata nell'ultimo flacone di detersivo.
Quasi completamente interrata fa capolino quel che riesco a immaginare di una vecchia Tv. D'altra parte, senza "plasma" sappiamo bene che non si può vivere...
Poco distante sul ciglio a salire, un'altra discarica. In poche centinaia di metri percorsi ce n'è abbastanza per avvelenare un intero ecosistema.
Sappiamo tutti che cosa significhi smaltire gli elettrodomestici nell'ambiente: rilascio di gas ozono-lesivi, plastiche, vernici, rame, metalli pesanti che si mescolano alla terra e la avvelenano. La terra si impregna e gli effetti sulle piante e gli animali sono tossici anche a distanza di decenni. Le acque del fiume che si mescolano alle piogge colate dalle scarpate, costeggiano i boschi scorrendo per chilometri e danneggiando altre terre e altri animali. Di conseguenza, l'uomo. E tutto, drammaticamente, torna.
Eppure, la possibilità di smaltire i rifiuti c'è. Esistono le isole ecologiche che li ritirano gratis in tutte le città, giornate ecologiche di ritiro gratuito sotto casa, possibilità di riciclare, regalare, passare, cedere, riparare, riutilizzare. Basterebbe informarsi.
Profanare il bosco in questo modo è un gesto criminale, sacrilego e profondamente stupido contro la natura, che dovrebbe essere il nostro  tempio inviolabile, e contro ogni forma di vita. Le conseguenze, prima o poi, le pagheremo tutti se non capiremo al più presto che un cambio di direzione, dalla necessità dell'acquisto allo smaltimento dei milioni di oggetti di cui ci circondiamo, è indispensabile e sempre più urgente. 

martedì 31 ottobre 2017

L'ISOLA DI PLASTICA CHE INFESTA I CARAIBI: LE IMMAGINI SHOCK

Dal Web 
Scritto da Francesca Mancuso
Un paradiso, luoghi da sogno da sempre considerati il simbolo della bellezza. I Caraibi però nascondono un altro volto. Un vero mare di rifiuti circonda le isole caraibiche, come hanno raccontato le immagini scattate dalla fotografa Caroline Power al largo della riserva marina delle Cayos Cochinos.
Queste ultime sono formate da due isole e quattordici isolotti corallini situati a circa 30 km a nord-est di La Ceiba, sulla costa settentrionale dell'Honduras. Le isole fanno parte di una riserva marina protetta. La barriera corallina di cui fanno parte è la seconda per estensione a livello mondiale ed è nota come barriera corallina meso-americana.
Caroline, specializzata in fotografia subacquea, ha dedicato la sua carriera a evidenziare i danni che i rifiuti plastici stanno facendo ai nostri oceani. Così, di recente, ha immortalato l'orrore che si cela al largo delle coste dell'Honduras, tra le isole Roatan e Cayos Cochinos.
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sabato 28 ottobre 2017

La loro isola sta affondando ma continuano a negare i cambiamenti climatici

Dal Web 
L’isola statunitense di Tangier rischia di essere inglobata dalle acque a causa del riscaldamento globale, ma gli abitanti ne negano l’esistenza.
L’innalzamento delle acque rappresenta una minaccia concreta per l’isola che si trova ad appena 4 metri sopra il livello del mare © Debra Martin/Flickr

L’isola di Tangier, nella baia di Chesapeake Bay, in Virginia, è uno dei posti più isolati e suggestivi degli Stati Uniti e si trova ad appena quattro metri di altezza sul livello del mare. Il mare che lambisce l’isola si sta però alzando sempre più. Oltre all’innalzamento del livello delle acque, l’erosione costiera ha subito un’accelerazione, entrambi i fenomeni sono esacerbati dai cambiamenti climatici e rischiano di sommergere completamente l’isola in poco tempo. Nonostante la preoccupante situazione di Tangier sia strettamente legata ai mutamenti del clima causati dall’impatto antropico, i 450 abitanti dell’isola continuano a negare l’esistenza del riscaldamento globale.

Tangier affonda

In poco più di un secolo e mezzo, dal 1850 ad oggi, la superficie dell’isola di Tangier si è ridotta del 67 per cento e gli allagamenti dovuti all’innalzamento del mare sono stati sempre  più frequenti. Gli scienziati ritengono che nel giro di pochi decenni l’isola sarà inghiottita dalle acque, secondo uno studio condotto nel 2015 da una squadra di ingegneri dell’esercito ci vorranno circa cinquanta anni.

Macché cambiamenti climatici, costruiamo un muro

Nonostante l’opinione degli studiosi gli abitanti dell’isola infatti non credono nei cambiamenti climatici e chiedono la costruzione di un muro che possa frenare l’erosione e salvare Tangier. “Gli abitanti chiedono una parete in grado di prevenire l’erosione – ha spiegato il sindaco della città, James Eskridge – non una conferenza su come salvare il mondo con i pannelli solari”.

Ha fallito anche Al Gore

Recentemente una delegazione di attivisti repubblicani, guidati dall’ex deputato repubblicano Bob Inglis, ha visitato l’isola per cercare di convincere, senza fortuna, i residenti che l’isola potrebbe scomparire a causa dell’aumento delle temperature globali. ”Non riusciranno a cambiare la mentalità di questo posto”, ha dichiarato il sindaco. Prima di loro ha fallito anche l’ex vice presidente Al Gore, uno dei più noti divulgatori sul tema dei cambiamenti climatici, che si è recato sull’isola per mettere in guardia gli abitanti. Il sindaco gli ha fatto però notare che il problema non sarebbe l’innalzamento del mare ma l’erosione costiera, a nulla è valsa la risposta di Al Gore che ha sottolineato che i due fenomeni non si escludono l’un l’altro ma sono legati.

Secondo Trump è tutto ok

Il presidente statunitense Donald Trump continua a seguire la linea negazionista, sostiene che i cambiamenti climatici siano un’invenzione dei cinesi, e ha telefonato al sindaco dell’isola per dirgli che non c’è nulla di cui preoccuparsi. “La tua isola è lì da centinaia di anni e credo che esisterà per altre centinaia di anni, mi ha detto”, ha riferito Eskridge.

1/3 degli americani nega i cambiamenti climatici

L’isola di Tangier è il simbolo della crisi climatica mondiale, da un lato ci mostra l’ineluttabilità dei cambiamenti climatici che noi stessi abbiamo provocato, dall’altro il rifiuto di accettare le conseguenze delle nostre azioni e di prendere provvedimenti adeguati. Secondo un sondaggio condotto dall’agenzia di stampa Reuters e dall’azienda di ricerche di mercato Ipsos, oltre un terzo dei cittadini statunitensi, soprattutto i repubblicani, nega che i cambiamenti del clima siano legati all’attività umana. Mentre meno di un terzo degli americani crede che il riscaldamento globale rappresenti una minaccia imminente per gli Stati Uniti.

venerdì 13 ottobre 2017

Roma: l’apicoltura arriva in città

Dal Web

L’associazione si chiama Api Romane e raccoglie un gruppo di apicoltori non professionisti con lo scopo di promuovere l'apicoltura urbana nella città di Roma.

«Il nostro vuole essere un movimento culturale per diffondere i principi di biodiversità, sostenibilità e inclusione sociale – spiegano i promotori - Crediamo che la salvaguardia dei beni comuni della nostra Capitale e lo sviluppo di una sensibilità eco-sociale possano avvenire tramite il mondo dell'apicoltura. Il nostro obiettivo è quello di far diventare l'apicoltura il fulcro di una nuova ecologia urbana, tessendo un network cittadino di apicoltura sostenibile fondata sulla socializzazione, l'inclusione sociale e l'educazione ambientale per sensibilizzare le nuove generazioni. Sull'esempio di altre capitali europee, vogliamo creare oasi per le api e corridoi verdi per salvaguardare la biodiversità della nostra Capitale in collaborazione con varie realtà urbane fra cui orti sociali e associazioni ecologiste valorizzando così spazi verdi pubblici e privati per rendere Roma una città a misura d'ape».
Il progetto sul quale l’associazione sta lavorando attualmente si chiama "Api per il Lago" , nato dalla collaborazione tra Api Romane ed il "Forum territoriale permanente del parco delle Energie" che ha portato all'installazione di un apiario sociale e didattico autogestito.
«Questo progetto vuole essere un simbolo di resistenza alla cementificazione – aggiungono dall’associazione - di salvaguardia della biodiversità dell'area e uno strumento di sensibilizzazione ecologica. Per far ciò abbiamo avviato una progettazione collettiva dell'apiario e del "giardino delle api" tramite tavole rotonde e workshops di autocostruzione a cui stanno partecipando semplici cittadini, attivisti, apicoltori, ingegneri e alcune scuole del quartiere affinché il Lago e il parco attorno diventino effettivamente un bene comune.  Api Romane vuole far sì che iniziative del genere risveglino nella cittadinanza romana tutta il senso civico, la volontà di partecipazione "dal basso", la cultura del verde pubblico e l'importanza della salvaguardia delle api. Nei prossimi mesi lanceremo una campagna per istituire una tavola rotonda fra apicoltori urbani e tutte quelle realtà cittadine che possono connettersi a questo nuovo modo di fare apicoltura per capire insieme come condividere i propri strumenti in una rete di azione diretta all'ecologia urbana».     

mercoledì 4 ottobre 2017

L’accordo Fincantieri Francia è una sciagura

Dal Web

Nell’accordo fra la Francia e la Fincantieri verranno prodotte navi da crociera e navi da guerra, quale sciagura maggiore ci potrebbe essere? Non abbiamo bisogno né dell’uno né dell’altro ed entrambe queste produzioni sono un male per le persone e l’ambiente.


Il mondo è già saturo di armi e violenza, ne vogliamo aggiungere ancora?  Ci dicono che siamo senza soldi e vogliamo buttarne in queste follie? Non bastava il tragico esempio degli F35, non solo per i soldi sprecati ma anche dal punto di vista occupazionale; i dati reali sull'occupazione attesa sono molto inferiori a quello che affermavano i politici quando hanno proposto questa assurdità. E cosa dicono i sindacati in merito all’accordo della Fincantieri e alle produzioni che ne deriveranno?  A loro va bene tutto, basta che si mettano in tasca lo stipendio da sindacalisti; se poi le produzioni dei lavoratori hanno conseguenze tragiche, al sindacalista non interessa granchè.
Le navi da guerra non ci servono e le navi da crociera sono fra gli elementi più inquinanti di un mare che è già in agonia a causa nostra. Una nave da crociera getta in mare ogni rifiuto possibile e immaginabile, prodotto da migliaia di persone che vivono su queste discariche naviganti. Una nave di questo tipo per essere costruita e per navigare ha bisogno di infinita energia e materiali pregiati.  Questi mostri costano cifre astronomiche sia da un punto di vista energetico per la costruzione, sia per la produzione di tutto quello che ci andrà dentro. Senza navi da crociera vivremmo tranquillamente e anche meglio visto l’inquinamento che producono. Lo abbiamo visto drammaticamente anche con la Costa Concordia semi-affondata sulle coste toscane. Ma così come per Fukushima e altri disastri simili, sembra che all’uomo nella sua profonda stupidità, non basti mai il rischio e il pericolo. Dopo la Costa Concordia ci sarebbe dovuta essere come minimo una moratoria e anche un rifiuto da parte delle persone di andare per mare in questo modo, invece niente di tutto questo; c’è stata una piccola flessione del mercato subito dopo l’evento, ma poi tutto è stato riassorbito e si continuano a costruire questi giganti dello spreco e dell’inquinamento sempre più grandi. Intere città galleggianti che portano la loro rovina anche in mare. Immaginate poi cosa vuol dire per il mare il possibile affondamento di una bomba ecologica del genere.  Si fanno andare questi mostri addirittura dentro ai canali veneziani per fare provare al turista mangiatore di hamburger e patatine, il brivido di toccare San Marco con un dito. Immaginate se un giorno una di queste navi sbaglia manovra e si va a schiantare sulle meraviglie veneziane. Solo questo pericolo dovrebbe allontanare questi mostri varie centinaia di chilometri da Venezia, le sue bellezze e i suoi cittadini. Ma all’idiozia non c’è limite e si continua questa roulette russa.
Costruire navi da crociera e da guerra è inutile, dannoso, inquinante, dispendioso e va assolutamente rifiutato, non sono produzioni dell’orgoglio italico ma caso mai una vergogna italica.
A questo punto si dirà: ma se non si costruiscono più mostri da crociera o da guerra, cosa fanno quei poveri lavoratori? Innanzitutto chiediamoci se per fare lavorare qualcuno dobbiamo per forza produrre danni ai quali si potrà (forse) rimediare solo facendo spendere alla collettività più soldi di quelli che la collettività stessa ha guadagnato con il lavoro ottenuto. Inoltre, ormai è sempre più chiaro che la terra non assorbe tutte le nostre nefandezze perchè qualsiasi cosa fatta contro la natura ci si ritorce contro. Se qualcosa è palesemente dannoso e rischioso per noi e per l’ambiente, non si produce e basta. Possibile che il famoso genio italico non abbia alternative? Con le stesse conoscenze, tecnologie e maestranze si possono realizzare lavori sensati per la pace e la salvaguardia dell’ambiente, questo è il futuro oppure di futuro non ce ne sarà nessuno.
Facciamo solo alcuni esempi di quello che potrebbero realizzare quei cantieri e quei lavoratori: sistemi di efficientamento energetico e di fonti rinnovabili per ogni genere di imbarcazione di piccola e media taglia compresi sistemi di micro idroelettrico applicato anche alle condizioni marine, generatori eolici soprattutto di taglia micro da distribuire dappertutto su di una penisola con migliaia di chilometri di costa e di catene montuose e quindi con ottime performance di ventosità per una miriade di abitazioni da rendere maggiormente autonome a livello energetico, sistemi di efficientamento idrico e di recupero di acqua piovana in un paese a rischio di desertificazione, collettori solari ad aria e acqua calda nel paese del sole, sistemi di micro cogenerazione. Tutto questo generebbe molto più lavoro ed economia che quello che la Fincantieri produrrà di dannoso nei prossimi anni, anche per il semplice motivo che l’Italia in questi settori è un terreno vergine e dalle potenzialità immense, mentre nel settore armi e crociere purtroppo c’è grande concorrenza. Di esempi che hanno seguito strade virtuose e intelligenti ce ne sono molti, basti pensare alla  Danimarca che sull’eolico ha puntato moltissimo e si ritrova paese leader al mondo di questa tecnologia. La sola ditta danese Vestas occupa oltre ventunomila persone, più di tutta la Fincantieri, tanto per parlare di occupazione su lavori sensati e utili.
Il paese del sole quando inizierà a utilizzare le sue eccezionali risorse e capacità, salvaguardando ambiente e persone?

mercoledì 27 settembre 2017

La staffetta

Dal Web

La giovane donna in foto è Viola, 16 anni, e sta tornando a casa dopo essere stata a scuola. L’ho fotografata mentre arrivava dove abita, e coglierla è stato abbastanza difficile anche se viviamo insieme. Sono suo padre. 
Viola ha scelto quest’anno, in totale autonomia dai genitori, di andare a scuola in bici: lei e la sua amica Gaia hanno deciso che invece d’inzepparsi nel 64 (il famoso autobus che a Roma porta da Termini a santoPietro,) o nelle altre alternative che mi dicono sempre e non ricordo mai, adesso tagliano corto e da qualche giorno vanno a scuola in bici Pare che ci siano anche motivazioni etiche e movimentiste ma non saprei dire, non sarei ufficialmente informato se non di terza o quarta mano. Comunque arrivano in tempo e senza affanno, dicono.
Nel caso di specie mi fa piacere che Marchesana, la bici dedicata a Viola e che è sorella della bici di sua sorella Greta (Tonnarella, la storia si trova qui) dopo qualche anno dalla sua composizione per mano mia finalmente abbia preso vita. Paradossalmente nello stesso periodo, quasi gli stessi giorni, in cui per la prima volta Greta andò su Tonnarella.
Si tratta della bici davvero sorella di quella di Greta, trovata anch’essa semidiroccata in Sicilia, vicino alla nostra casa di famiglia, ma in direzione opposta; vicine ma opposte, siciliane di abbandono ma lombarde di costruzione, in ogni caso parenti strettissime e tuttavia diverse. Roba di anni fa, anni.
[Bene – Stacco – Pausa]
E adesso Viola va a scuola in bici. Nei primi anni del 2000 ho cominciato ad attivarmi perché la mia generazione e quelle successive potessero muoversi in bici senza essere cretinamente uccise dall’insana motorizzazione italiana.
Non è ancora così ma la generazione dopo, vedo, si sta attivando, e credo che sia anche grazie all’esempio di parte di quella precedente; ma in realtà non m’importa.
Probabilmente è il classico caso delle buone idee che hanno le gambe lunghe: si vedrà.