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martedì 20 febbraio 2018

In politica e al lavoro si richieda il curriculum dell'etica

Dal Web
di 

Sarebbe molto interessante se presentandosi ad un colloquio di lavoro venisse richiesto oltre al curriculum classico anche il curriculum dell’etica. Potrebbe essere utile infatti sapere se chi si presenta per un posto di lavoro è un totale menefreghista oppure no, soprattutto se si tratta di lavori che si fanno in team...

La collaborazione, il reciproco aiuto, l’attenzione verso gli altri e l’ambiente potrebbero rivelarsi, per tutti i posti di lavoro, certi valori aggiunti di grande beneficio sia per il clima delle relazioni interne che per raggiungere risultati migliori da ogni punto di vista. Sul posto di lavoro il curriculum dell’etica potrebbe essere facoltativo ma consigliato e avere comunque un peso, mentre in politica dovrebbe essere reso obbligatorio da ogni formazione politica per i suoi membri, pena la non possibilità di essere eletti in nessuna carica, comunale o nazionale che sia. Per chi bara e dice il falso bisognerebbe prevedere l’immediata espulsione dalla formazione politica e decadenza dai qualsiasi carica pubblica eventualmente ricoperta. In politica il curriculum dell’etica dovrebbe essere mostrato pubblicamente agli elettori prima di ogni elezione e basterebbero voci semplici che testimonino la vera volontà di mettersi al servizio degli altri.
Trattandosi di gestire la cosa pubblica ovviamente ci dovrebbero essere le azioni fatte per il prossimo: volontariato, impegno sociale, lavoro nel terzo settore, supporto a chi è in difficoltà. Poi una serie di aspetti fondamentali circa l’ambiente che è la casa di tutti i cittadini che si vogliono amministrare. Dire ad esempio quanto consuma a livello energetico e idrico la propria casa o le proprie case, se si sono installate delle energie rinnovabili, se si fa qualcosa di attivo per la salvaguardia dell’ambiente o se lo si è fatto, come ci si muove principalmente e quante auto si possiedono; in quali banche si hanno i propri soldi, se sono banche armate o meno, se si hanno interessi o investimenti  in aziende che producono quali prodotti, se si hanno conti all’estero. Qualora si trattasse di candidati imprenditori, occorrerebbe spiegare se questi rispettano i diritti dei lavoratori e quali sono le produzioni o servizi di cui si occupano. Se ci sono eventuali cariche ricoperte in consigli di amministrazione aziendali, allora sarebbe necessario verificare se possono andare in conflitto di interesse con una carica pubblica. Bisogna anche sapere se il candidato ha avuto delle condanne, in particolare per mafia, truffa, bancarotta o si è reso protagonista di fallimenti con relativi lavoratori e creditori lasciati in difficoltà. In questo modo si capirebbe meglio chi sono veramente le persone che si vanno a eleggere e se hanno qualità etiche, secondo parametri che possono essere più o meno estesi. Poi starà ai cittadini decidere quanto far pesare il curriculum dell’etica e decidere a chi dare fiducia, ma intanto si avrebbero informazioni preziose e si diminuirebbero eventuali sorprese a posteriori.  In questo modo la valutazione delle persone non sarebbe più solo attraverso la loro pseudo competenza, i titoli, la visibilità mediatica, l’influenza più o meno mafiosa, ma anche su parametri di altro tipo che hanno veramente a che fare con il servizio per gli altri, come in teoria dovrebbe essere la politica piuttosto che sulla capacità di ingannare meglio il prossimo.

sabato 10 febbraio 2018

Siamo all'emergenza, sì, ma non è il momento di arrendersi. Anzi...

Dal Web
di Sonia Savioli ( http://www.ilcambiamento.it/autori/sonia_savioli )

Dobbiamo prenderne atto: con le nostre azioni dissennate abbiamo fatto impazzire un pianeta, il nostro, la Terra. Ma se siamo nel pieno di un'emergenza mai vista prima, è anche vero che non è il momento di arrendersi, anzi...è il momento di reagire una volta per tutte.

Siamo a febbraio, possiamo considerarci ancora all'inizio di un anno, dato che la natura non si è ancora risvegliata, o almeno così dovrebbe essere. Semi e gemme riposano in attesa che la terra si risvegli, noi potremmo intanto provare a fare bilanci e programmi. Un bilancio che riguardi proprio la natura e che non abbiamo trovato sui giornali né ci è stato fornito da radio e televisione. Quelli si limitano a ripeterci che c'è ripresa, c'è crescita. Tutto va bene, madama la marchesa.
Il 2017 è stato l'anno più caldo della storia, e a questo ormai ci siamo ottusamente abituati: ogni anno è più caldo di quelli che l'hanno preceduto, il pianeta sta arrostendo e noi con lui. La differenza del 2017 sta nel fatto che le conseguenze di tale riscaldamento si sono palesate come mai prima. Mezza California è bruciata, città e campagne, piante, esseri umani, altri animali, case, vitigni, foreste: deserti carbonizzati e cosparsi di cadaveri. Un disastro immane, una tragedia in tutti i suoi aspetti, una guerra con morti di ogni specie. I media borbottavano, bisbigliavano, tacevano. Ci raccontano tutto degli USA, il vero e il falso, ma di questo disastro di dimensioni apocalittiche non volevano parlarci, gli s'inceppava la lingua.
Naturalmente bruciava anche l'Italia, ma da noi bruciavano principalmente i boschi, le foreste, i parchi nazionali e le oasi naturali. Chissà come mai. Sempre notizie occultate, minimizzate. A meno che non si dovesse prenderle a pretesto per perorare la causa delle dighe o quella del taglio dei boschi, così non bruciano.
Gli incendi italiani non hanno dato la stura ad articoli, dibattiti, discussioni per capire come e perché e rimediare e prevenire. Niente trasmissioni televisive, non è un problema che li riguardi. Sopratutto, non è un falso problema che possa distogliere i cervelli dai problemi veri. La distruzione dell'ambiente è un problema vero da cui bisogna distogliere i cervelli.
E infatti chi se lo ricorda più?
Chi si ricorda un'estate di fiumi asciutti; che non è un discorso estetico, i corsi d'acqua sono l'habitat di miliardi di creature, dalle libellule agli anfibi, dai pesci agli uccelli acquatici. Tutti esseri viventi che senza acqua perlopiù muoiono.
Chi si ricorda i raccolti distrutti, disseccati dalla siccità e dal calore; chi si ricorda le vacche senza erba (e gli erbivori selvatici?), il fieno introvabile, le api senza miele (e quelle selvatiche?) Forse se lo ricordano i contadini, i pastori, gli apicultori ma chissà se almeno loro sono in grado di "collegare", se, dopo aver fatto il bilancio, fanno anche il programma dei buoni propositi. Oppure continuano a spargere pesticidi e diserbanti, a comperare trattori sempre più grandi per spargere più velocemente veleni e sventrare sempre più profondamente la terra?
Dopo l'estate africana, con i suoi fuochi distruttivi dalla California alla Sicilia, con la siccità devastante, con i camion cisterna che andavano e venivano senza interruzione  per portare acqua ai paesi dell'Italia centrale (presa da quali invasi?), cosa ci ha riservato l'inverno?
Nella parte orientale degli Stati Uniti ci sono state temperature siberiane, meno trenta gradi. In Florida, per la prima volta dall'ultima glaciazione, sono ghiacciate le paludi, habitat di milioni di creature che nel ghiaccio non sopravvivono. E i nostri media? Ci facevano vedere gli alligatori intrappolati nel ghiaccio come una cosa curiosa, uno strano fenomeno.
Quanto al nostro inverno, quassù in cima a una collina in Toscana dove abito da trent'anni, nel mio piccolo ho potuto notare altre anomalie. Per la prima volta in trent'anni tutti i tipi di rose hanno continuato a fiorire; per la prima volta in trent'anni sedano e prezzemolo nell'orto hanno continuato a vegetare; per la prima volta abbiamo mangiato insalatina di campo tutto l'inverno, con il mestolino fiorito e le piantine di papavero che crescevano, i bombi che ronzavano sui fiori del rosmarino e su quelli delle rape. Tutte cose che, benché nell'immediato potessero sembrare positive, appaiono foriere di disastri futuri.
Ci sono poi, ma ormai stanno diventando un'orrenda consuetudine ignorata dai più, terribili tempeste di vento ed acqua, a volte veri e propri tifoni che abbattono foreste e scoperchiano case, e che nel nord Europa sono ormai una delle caratteristiche dell'inverno. Ma colpiscono anche l'Italia, hanno abbattuto milioni di alberi nell'Appennino e devastato più di una volta le coste tirreniche.
Mettiamo tutto questo nel bilancio e forse ci renderemo conto di aver bisogno di un adeguato programma per il futuro. Di fronte a questa dissipazione, a questo spreco di vite di ogni specie, un programma di risparmio.
Cominciando col programmare qualche spesa. Come, non dovremmo consumare di meno? Proprio il meno possibile, perché non ci sono altre soluzioni, non ci sono scorciatoie per salvare un pianeta che sta diventando un'immensa pattumiera in tutti i suoi elementi, terra, acqua, aria. Ma possiamo programmare qualche piccola spesa che riduca i consumi e gli sprechi.
Per esempio, potremmo regalare una borraccia di metallo a quella nostra amica a cui piace tanto fare escursioni e che, ad ogni escursione, si compera una bottiglia di acqua minerale da portarsi dietro. E possiamo regalarle anche un'informazione: il cloro si può eliminare dall'acqua del rubinetto semplicemente mettendola per qualche ora in un recipiente largo e scoperto, prima di consumarla. Il cloro è un gas e pian piano s'invola, continuerà a far danni al pianeta ma non a noi direttamente che, non consumando acqua confezionata in bottiglie di plastica, di danni ne faremo molto meno.
Potremmo regalare una dozzina di fazzoletti di stoffa ad ogni compleanno di amici e parenti che usano i fazzoletti di carta, consumando energia, prodotti chimici e piante per soffiarsi il naso. Una bella scatola di matite colorate ai nostri bambini e a quelli di parenti e amici, che per disegnare usano pennarelli di plastica imbottiti di sostanze tossiche. Un certo numero di portatovaglioli ognuno diverso dall'altro con relativi tovaglioli di stoffa per coloro che usano tovaglioli di carta e sprecano energia e materie prime e creano rifiuti ogni volta che si puliscono la bocca. Una semplice Moka per tornare a fare il caffè senza le cialde; un bicchierino di metallo da portarsi appresso sul luogo di lavoro o a scuola per non consumare bicchieri di plastica; un barattolo d'orzo o di cicoria bio e italiani per diminuire il consumo di caffè coltivato dagli schiavi dove prima c'erano foreste o campi di contadini e trasportato per sei, otto, diecimila chilometri...
Andate avanti voi, certamente ne troverete di cose da mettere in programma. Consumare di meno e consumare diversamente e responsabilmente, purtroppo, è alla portata di quasi tutti noi. "Purtroppo", perché vuol dire che quasi tutti consumiamo di più e peggio di quel che potremmo e dovremmo. Bisognerebbe parlare di come usiamo i mezzi di trasporto, di come ci scaldiamo e vestiamo e calziamo, di come e dove trascorriamo le vacanze, di quanto e come viaggiamo. Però i prodotti usa e getta, del tutto inutili e consumati in quantità incommensurabili, gridano vendetta al cielo e alla terra di fronte al degrado ambientale in cui ci troviamo immersi.
So che oggi molti pensano che consumare meno, fare un gesto di più (lavare i piatti,   temperare una matita, tritare con la mezzaluna) sia un sacrificio, una rinuncia. E già queste parole suonano offensive al giorno d'oggi. Un tabù, la rinuncia; un'eresia il "sacrificio" di impegnarsi mentalmente e materialmente per fare scelte responsabili, cambiare abitudini, essere "diversi", darsi da fare per far crescere tale diversità fino a che non diventi comune.
Erano i nostri genitori (o nonni) che parlavano tanto di sacrifici. E li facevano, in funzione di un'avvenire migliore per i loro figli. Tante piccole e grandi rinunce, magari solo per poter mandare i bambini in campagna durante le vacanze scolastiche, a respirare aria buona. Tanto lavoro e tanto risparmiare per aiutare i giovani a mettere su casa quando si sposavano; non per i pranzi da centocinquanta persone nel resort di lusso ma perché potessero arredare un appartamentino in affitto. Queste erano, certo, sempre soluzioni individuali ma molti di loro hanno fatto anche il "sacrificio" di lottare per il bene collettivo. Sono stati militanti politici e sindacali, impegnavano le serate e i giorni liberi dal lavoro in riunioni, assemblee, manifestazioni, volantinaggi; "sacrificavano" le possibilità di carriera in fabbrica, in azienda; rischiavano il posto di lavoro e, qualche volta, le botte della polizia.
Oggi il "sacrificio" è la prima cosa da evitare. A parole.
Perché poi, di fatto, in quest'epoca noi consumatori occidentali siamo popoli di Abrami che marciano, tenendo i propri Isacchi per mano, verso gli altari su cui li sacrificheranno.
Però possiamo cambiare ruolo, ognuno di noi lo può: possiamo diventare l'Angelo che ferma quel braccio. Ma certamente l'Angelo lo fece con gesto deciso e voce sonora, non con timidi, esistanti sussurri e compromessi continui. Con passione, con slancio e con costanza possiamo fermare l'osceno sacrificio dell'avvenire dei nostri figli, del futuro del pianeta; possiamo acquistare e seminare intorno a noi comprensione, coerenza e responsabilità. Anche cominciando dal regalo di una borraccia.    
Perché il 2018 ci dia speranza e coraggio, non sconforto e rassegnazione.

giovedì 1 febbraio 2018

Smog: nuove misure o l'Italia verrà deferita alla Corte Europea

Dal Web

Si è chiuso con un ultimatum, come era nelle attese, l'incontro a Bruxelles tra il ministro dell'ambiente italiano e i rappresentanti della Commissione Europea: nuove misure entro una settimana o scatterà il deferimento alla Corte di Giustizia europea.

Bacchettato e ammonito: il ministro dell'ambiente italiano Gian Luca Galletti è uscito "a capo chino" dall'incontro a Bruxelles con la Commissione europea, che ha lanciato un ultimatum all'Italia e ad altri otto Stati membri: devono presentare “al più tardi entro lunedì” nuove misure per affrontare il problema della qualità dell'aria e dell'inquinamento atmosferico. In caso contrario, scatterà il deferimento alla Corte di giustizia dell'Ue. 
“Nel 2018 400 mila persone stanno ancora morendo prematuramente ogni anno a causa dell'incapacità diffusa di affrontare il problema” della qualità dell'aria, ha spiegato il commissario responsabile, Karmenu Vella: “Il senso d'urgenza non è evidente in alcuni Stati membri”, è la tirata d'orecchi. La Commissione ha “chiesto ai ministri di presentare nuove misure al più tardi entro lunedì", ha spiegato Vella. "L'unica cosa che ci può fermare dall'andare avanti  è che i piani che ci presenteranno riescano a raggiungere i modo efficace gli obiettivi senza ritardo”, ha aggiunto il commissario. I nove paesi sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Repubblica ceca, Romania, Ungheria, Slovacchia e Regno Unito.
L'Italia è sotto procedura d'infrazione per il mancato rispetto dei limiti del biossido di azoto (No2) e delle polveri sottili (Pm10).
La situazione in Italia
Emergenza smog sempre più cronica in Italia: aria irrespirabile nelle grandi città con un 2017 da “codice rosso” a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili e dell’ozono.
A fotografare la situazione è Mal’Aria 2018 – “L’Europa chiama, l’Italia risponde?”, il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane di Legambiente presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria. Un incontro, rivolto agli otto paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia, e fortemente voluto dalla Commissiona Europea che in questi giorni ha lanciato anche un ultimatum al nostro paese, chiedendo al ministro dell’ambiente Galletti aggiornamenti sulle misure pianificate dall’Italia in materia di inquinamento atmosferico. In mancanza di misure concrete ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia.
Dal report Mal’aria emerge che, nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.

giovedì 25 gennaio 2018

Per un'agricoltura libera dai veleni delle multinazionali

Dal Web

Il profitto delle multinazionali inquina il cibo, la terra e il pianeta. Ma un'alternativa c'è e una vasta mobilitazione in tutta Europa e in tutto il mondo chiede ai politici e ai governi di non far più finta di nulla e di girare le spalle alle "collusioni" con il grande business. Di questo si parlerà a Firenze con Vandana Shiva.

Autorizzazione all'uso del glifosato in Europa per ulteriori cinque anni, approvazione del trattato commerciale CETA in modalità provvisoria in attesa del responso dei parlamenti nazionali, fusioni fra grandi multinazionali del settore agricolo e farmacologico. Le grandi multinazionali stanno prendendo il controllo della nostra vita riducendo progressivamente gli spazi di partecipazione democratica. E qual è dunque il ruolo della società civile, sempre più preoccupata dei danni all'ambiente e alla salute dei cittadini, in un momento in cui le decisioni prese dall'alto a livello globale promettono di avere seri impatti sul locale, sulla quotidianità e sulla stessa qualità della vita?
Proprio di questo si parlerà con la scienziata e attivista indiana Vandana Shiva, presidente di Navdanya, nell'ambito di un incontro, organizzato da perUnaltracittà, in collaborazione con Navdanya International, martedì 30 gennaio prossimo, alle ore 17.30, allo Spazio Inkiostro, in via degli Alfani 49r a Firenze. L'incontro, dal titolo “Il profitto multinazionale avvelena il cibo, la terra, il Pianeta. Qual è l’alternativa?”, conterà sulla presenza della giornalista Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, che dialogherà con Vandana Shiva sulle principali emergenze e sulle reali alternative in un momento storico in cui la politica risulta essere sempre più alla mercé delle potenti lobbies delle multinazionali.
Si tratta di un incontro che avviene in un momento particolarmente delicato considerando le prossime elezioni politiche previste in Italia. E' in questo contesto che Monica Di Sisto illustrerà i risultati della Campagna Stop CETA/TTIP, sostenuta tra gli altri anche da Navdanya International, che ha fornito un contributo fondamentale al blocco dell'approvazione del trattato di libero commercio in Italia. «E' dunque essenziale, in vista della prossima legislatura - spiegano i promotori della iniziativa - ottenere impegni precisi da parte dei candidati nei confronti di trattati che non mirano tanto al commercio quanto piuttosto allo smantellamento delle normative nazionali che proteggono le produzioni locali con potenziali effetti catastrofici sulla piccola produzione di qualità, sull'occupazione nel settore, sulla salute dei cittadini».
«Il nuovo governo sarà inoltre chiamato a prendere posizione sulla questione del glifosato, il potente erbicida il cui utilizzo è stato riapprovato in Europa nonostante lo scandalo dei Monsanto Papers, le polemiche relative ai conflitti di interesse delle agenzie deputate ai controlli e agli allarmi lanciati dagli scienziati indipendenti anche nell'ambito del recente Tribunale Monsanto, organizzato da varie organizzazioni della società civile internazionale fra cui Navdanya» aggiungono i promotori. Vandana Shiva esporrà le strategie delle multinazionali del settore, denominate Poison Cartel proprio per la loro capacità di aggregarsi per ottenere i massimi profitti in regime di oligopolio ai danni dei cittadini, e illustrerà la campagna di Navdanya International per un'agricoltura libera da veleni e attenta alla salvaguardia della biodiversità.
Fra le varie minacce portate dalle multinazionali si porrà l'attenzione sulla fusione fra la Monsanto e la Bayer, che otterrebbero il controllo di circa il 31% del mercato globale dei semi ed il 26% di quello dei pesticidi. Vandana Shiva aggiornerà i presenti sugli sviluppi della vicenda illustrando la campagna di Navdanya per contrastare la fusione attualmente al vaglio degli antitrust nazionali e, in generale, il piano delle multinazionali per il controllo della proprietà dei semi e per l'espansione di un modello di agricoltura industriale che sta avvelenando il suolo e il cibo che consumiamo quotidianamente, come dimostrato nel recente rapporto “The Toxic Story of RoundUp”, il principale erbicida a base di glifosato commercializzato dalla Monsanto.

martedì 16 gennaio 2018

Troppi grassi e calorie: il corpo reagisce al fast food come a un'infezione

Dal Web

Lo studio è comparso sulla rivista scientifica Cell ed è stato condotto da un team di ricercatori dell'Università di Bonn: la dieta occidentale con troppi grassi e calorie fa reagire il corpo in modo aggressivo, come se fosse attaccato da un'infezione, e ciò porta a diabete e aterosclerosi.

La dieta occidentale troppo ricca di grassi e calorie, soprattutto quando si tratta di fast food, rende il sistema immunitario più aggressivo sul lungo termine e ne induce una reazione simile a quella che si ha quando deve difendersi da un'infezione batterica. È quanto emerge da uno studio dell'Università di Bonn, pubblicato su Cell.
Stando ai risultati dello studio, anche molto tempo dopo il passaggio a una dieta sana, rimangono tracce dell'alimentazione errata che si è seguita.
Le dinamiche studiate dal team tedesco, a lungo termine, possono essere coinvolte nello sviluppo di arteriosclerosi e diabete.
Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno preso in esame dei topi, somministrando loro per un mese una dieta con grassi, zuccheri e poche fibre.
Gli animali hanno quindi sviluppato una forte risposta infiammatoria in tutto il corpo, quasi come dopo un'infezione da batteri pericolosi.
Quando i ricercatori hanno offerto ai roditori la loro tipica dieta a base di cereali per altre quattro settimane, l'infiammazione acuta è scomparsa. Ma anche dopo che era trascorso del tempo, molti dei geni che erano stati attivati durante la fase in cui i roditori erano stati nutriti con cibo poco sano erano ancora attivi.
Inoltre, i ricercatori sono riusciti a identificare il "sensore fast food" nelle cellule immunitarie, che riconosce il cosiddetto junk food come "pericoloso".
Analizzando 120 campioni di sangue, hanno trovato prove genetiche del coinvolgimento del cosiddetto inflammasoma NLRP3. 
Gli inflammasomi sono importanti complessi di segnalazione intracellulare che riconoscono agenti infettivi e altre sostanze nocive. Come questo specifico NLRP3 riconosca l'esposizione del corpo al cibo del fast food rimane ancora da determinare.
«Solo di recente si è scoperto che il sistema immunitario è dotato di una sorta di memoria» ha spiegato il professor Eicke Latz, direttore dell'Institute for Innate Immunity  dell'università of Bonn. «Dopo un'iniezione, le difese dell'organismo restano in una sorta di stato d'allerta, in modo da poter rispondere più velocemente a un nuovo attacco».
Nei topi è stato osservato che questo processo viene innescato da una dieta insalubre.
Comunque si sa da tempo che un'alimentazione povera di fibre, di cibi integrali e vegetali innesca nell'organismo uno stato infiammatorie che ormai diverse ricerche hanno correlato a svariate malattie del nostro tempo.
L'alternativa esiste: una dieta prevalemente a base vegetale, biologica, integrale e ricca di antiossidanti.

venerdì 5 gennaio 2018

Costruiamo i nostri angoli green anche in città

Dal Web

Bambini e ragazzi hanno sempre più bisogno di riscoprire il verde e il contatto con la natura, ma sempre più spesso si ritrovano a vivere in mezzo al cemento. Come fare dunque per permettere loro di sperimentare un quotidiano più green? Scopriamolo insieme.

La popolazione urbana, secondo le stime più recenti è in continua crescita e nel 2050 costituirà l’80% della popolazione totale. E ormai, soprattutto per ragazzi e bambini, il contatto con il verde urbano è spesso l’unica occasione per vivere la "natura" nel quotidiano. Parchi e giardini sono pressochè tutto ciò che resta ai bambini di città e finiscono per avere un ruolo fondamentale nel tentare, benché in minima parte, di contrastare il cosiddetto “deficit di natura” descritto dall’autore e giornalista americano Richard Louv anni fa. Basandosi sui risultati di studi scientifici, Louv era giunto alla conclusione che quanto più spesso è confinato in un ambiente artificiale, tanto più l’essere umano ha bisogno - per mantenere la propria salute mentale e fisica – di un contatto compensatorio con la natura. Ciò è particolarmente vero in età evolutiva, quando il libero movimento è parte essenziale della crescita.
Ad esempio uno studio del 2008 della Columbia University ha correlato i tassi di asma infantile con la densità di alberi per le strade. I risultati indicano che la presenza di 343 alberi per chilometro quadrato riduce del 25% l’incidenza della malattia in ambito urbano. In una relazione pubblicata di recente dal National Trust si segnala che a partire dagli anni Settanta l’area in cui i bambini possono vagare senza sorveglianza è diminuita di quasi il 90%. In una generazione la percentuale di bambini che gioca regolarmente in luoghi selvaggi nel Regno Unito è scesa da più della metà a meno del 10%. Negli Stati Uniti, in soli sei anni (1997 -2003) i bambini con particolari hobby all’ aperto sono diminuiti della metà. I ragazzi dagli 11 ai 15 anni in Gran Bretagna spendono, in media, la metà del loro tempo attivo davanti a uno schermo. Negli ambienti urbani la qualità dell’aria è peggiorata e lo stile di vita è diventato ancora più sedentario.
Il deficit di natura comporta disattenzione, svogliatezza, noia, persino ansia e depressione, oltre ai tradizionali pericoli legati alla sedentarietà. La vita sedentaria, l’inquinamento atmosferico, la mancanza di contatto con l’ambiente naturale stanno provocando l’aumento di patologie dell’infanzia come obesità, rachitismo, asma e allergie. In Italia i dati del Ministero della Salute e dell’OMS forniscono una fotografia allarmante della situazione dei nostri minori: il 21% dei bambini è in sovrappeso mentre quasi il 10% è obeso; solo il 18% dei bambini pratica almeno un’ora di sport al giorno.
Il WWF ha anche realizzato un vademecum per tentare di organizzarsi in modo da valorizzare la biodiversità anche in città.
GIARDINI PRIVATI
Arricchisci la biodiversità. Lascia che in un angolo del giardino attecchisca la vegetazione spontanea e adotta il metodo della falciatura tardiva, creerai così un riparo per numerosi animali. La vegetazione spontanea attira, infatti, diverse specie di farfalle che si alimentano e si riproducono esclusivamente sui loro fiori. I semi prodotti dai fiori di tarassaco, piantaggine e cardo faranno la felicità di cardellini, verzellini, fringuelli e verdoni. Siepi e cespugli di piante autoctone ricche di bacche, come il prugnolo, il biancospino e l’alloro sono molto apprezzate da merli e tordi; il sambuco attira la capinera mentre l’agrifoglio può ospitare i nidi di diverse specie di uccelli. I rampicanti sulle pareti di casa possono diventare luoghi di riproduzione di uccelli e rifugi per piccoli rettili, come gechi e lucertole. È possibile creare anche un piccolo stagno, può bastare un metro quadrato per anfibi, libellule e altri invertebrati d’acqua dolce.
Crea un B&B per gli animali selvatici! Informati su quali specie sono presenti nella tua zona e scegli quali ti piacerebbe accogliere. Metti quindi in atto le misure necessarie per ospitarle: piccoli interstizi nei muri sono ottimi rifugi per le api solitarie (che peraltro non sono aggressive), una bat box per una famiglia di pipistrelli libererà il tuo giardino dalle zanzare (ne mangiano 2.000 a testa ogni sera). Posizionando un nido artificiale per uccelli potresti vederlo presto occupato da una cinciallegra, un pettirosso o uno scricciolo. Anche l’allocco e la civetta potrebbero gradire un nido in città. Se invece già ospiti nidi di rondini e balestrucci non distruggerli perché sporcano ma posiziona una tavoletta poco al di sotto del nido che raccolga le deiezioni. Case-nido in legno non trattato possono essere posizionate per ospitare una famiglia di ricci. Nei periodi siccitosi in cui l’acqua è più difficile da trovare, offri ai tuoi ospiti la possibilità di abbeverarsi, posizionando una vaschetta d’acqua in un luogo ombreggiato. Una pianta di cachi in autunno fornirà un ottimo alimento in un periodo in cui le fonti alimentari si riducono.
Proteggi i lombrichi. I lombrichi rappresentano un anello indispensabile della rete alimentare, in quanto riciclano incessantemente la materia organica, collaborando in tal modo alla produzione di un humus sano, garantendo così la fertilità dei suoli. Scavando una fitta rete di gallerie, contribuiscono ad aerare il suolo e al drenaggio dell’acqua. Ogni lombrico compie quest’opera instancabilmente e se quest’azione la si moltiplica per l’elevato numero di questi animali si comprende appieno il loro ruolo di preziosi alleati nel terreno fertile del nostro giardino.
Evita di rilasciare composti chimici. Per avere un giardino amico della biodiversità evita in primis di utilizzare essenze inadatte al luogo in quanto possono più facilmente sviluppare malattie o richiedere ingenti apporti esterni di nutrienti, non disponibili nel terreno. Questo ridurrà significativamente l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici. In generale, evita di disperdere sostanze tossiche come per esempio i detergenti, la candeggina, i medicinali liquidi scaduti perché hanno effetti molto gravi sulla fauna e la flora.
Prepara il compost. Con un giardino ricco di piante potresti avere la necessità di produrre un fertilizzante naturale. Una compostiera fa al caso tuo, si possono sia acquistare sia costruire da soli con materiali di recupero. Ti basta un bidone capiente con il coperchio: va forato su tutti i lati, incluso il fondo, per consentirne l’areazione e quindi lo sviluppo di funghi e batteri e permettere a piccoli animali (insetti e lombrichi), utili alla decomposizione, di entrare. Posiziona sul fondo dell’argilla espansa con dei rametti secchi, che possano fare da filtro, e inizia ad inserire gli scarti di frutta e verdura. Controlla che il cumulo non si secchi, nel caso inumidisci con un nebulizzatore, e tempo qualche mese avrai il compost per il tuo giardino. Quando prelevi il compost conservane una piccola quantità per fare ripartire più in fretta il prossimo cumulo.
Agevola il passaggio degli animali. I giardini urbani sono spesso delle isole verdi circondate da muretti. Incoraggia i tuoi vicini a creare dei piccoli tunnel di passaggio fra i giardini: basta rimuovere un mattone o due ai piedi dei muretti per consentire il passaggio di ricci, rane, rospi e altri piccoli animali. Se invece del muro, il giardino ha una rete, evita maglie che possano diventare delle trappole mortali per animali. Usa reti a maglia larga che consentano il passaggio anche di specie più grandi, come i ricci. 
Limita l’illuminazione all’esterno. Le luci artificiali mettono in difficoltà numerose specie che vivono prevalentemente di notte. In presenza di forti fonti luminose faticano infatti a scorgere ostacoli, le prede o i predatori. Le falene e altri insetti, ingannati dalla luce artificiale, volano fino allo sfinimento attorno alle lampadine. Le lucciole stanno scomparendo, molti bambini non le hanno mai viste: se il vostro giardino ha il privilegio di ospitarle, spegnete le luci che impediscono loro di comunicare lampeggiando e quindi di riprodursi. Per questi motivi, per illuminare il giardino scegli sistemi di illuminazione temporizzati che si accendano solo al passaggio, possibilmente alimentati da pannelli solari. 
Attenzione alle specie esotiche! L’abbandono o l’introduzione, intenzionale o meno, di specie esotiche nell’ambiente naturale sta causando gravi problemi alla biodiversità e all’ambiente. Per esempio, le tartarughe dalle orecchie rosse o gialle (del genere Trachemys) dopo anni trascorsi nelle vaschette di plastica di tante case italiane sono state liberate in laghetti e corsi d’acqua, causando una competizione per il cibo e il territorio con la nostra testuggine palustre (Emys orbicularis). Come spesso accade, l’animale “invasore” è risultato più aggressivo e la nostra specie è diventata più rara, scomparendo da numerosi luoghi. Un altro esempio è rappresentato dal fico degli ottentotti (Carpobrotus acinaciformis) originario del Sud Africa ma coltivato in Italia come pianta ornamentale per i suoi bellissimi fiori fuxia. È diventato una pianta estremamente invasiva dei nostri litorali causando un serio impoverimento della biodiversità dell’ecosistema. E ancora, la carpa koi (Cyprinus carpio), bellissima in tutte le sue varianti di colore, è una specie ornamentale molto apprezzata in acquari e laghetti. Per la sua adattabilità e resistenza, nonché per le dimensioni che raggiunge, si è diffusa in numerosi habitat d’acqua dolce tanto essere inserita nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo perché danneggia l’ecosistema e l’habitat riproduttivo di specie autoctone. Prima di acquistare specie esotiche informati sulle norme per la loro detenzione e adotta ogni accorgimento possibile per impedirne la diffusione nell’ambiente naturale.
BALCONI E TERRAZZI
Accogli gli uccelli sul tuo terrazzo. Se invece di un giardino hai a disposizione un terrazzo puoi attirare gli uccelli mettendo alcune piante in vaso (biancospino, ciliegio, lavanda, caprifoglio, melo selvatico, ecc.) e installare qualche nido artificiale o mangiatoia. Attenzione: una volta che hai creato un terrazzo visitato da diversi uccelli, se ci sono porte o finestre di vetro è bene scongiurare il rischio di collisione, rendendo visibile l’ostacolo con degli adesivi scuri (sagome a forma di uccello) o socchiudendo le tende. Se non hai terrazzo anche un davanzale può bastare per osservare da vicino numerosi animali. Puoi sistemarci una mangiatoia e una vaschetta per l’acqua per gli uccelli e, con i giusti accorgimenti, vasi con piante fiorite per attrarre gli insetti.
Attenzione ai gatti. Un italiano su tre ha in casa un animale da compagnia e solo i gatti raggiungono la ragguardevole cifra di sette milioni e mezzo nel nostro Paese. Pigri e amanti delle comodità, conservano però l’istinto atavico del cacciatore tanto da essere considerati tra i responsabili dell’estinzione di uccelli, rettili e mammiferi di piccola taglia. In misura decisamente minore, anche i cani hanno le loro “responsabilità”. Quando posizioni nidi, mangiatoie e vaschette per l’acqua scegli luoghi protetti e inaccessibili agli amici a quattro zampe (esistono anche delle soluzioni tecnologiche per proteggere i nidi). Un campanellino attaccato al collare del tuo gatto metterà in allarme gli uccelli al loro avvicinarsi. Nel caso ti capiti di vedere dei giovani uccelli da poco usciti dal nido e non ancora in grado di volare, è consigliabile tenere il gatto in casa per alcuni giorni. La perdita di peli affligge la gran parte dei proprietari, ma possono diventare una risorsa per gli uccelli: dopo aver spazzolato il tuo animale, metti i peli in un contenitore aperto, i pennuti lo potrebbero utilizzare per costruire un nido morbido e caldo.
Un nido per gli insetti. L’80% delle piante presenti sul nostro Pianeta dipende dal fatto che qualcuno che impollini i loro fiori. Piccoli insetti come api solitarie, bombi e osmie sono tra i migliori impollinatori. Nonostante suscitino spesso paura e repulsione, si tratta invece di animali non aggressivi e che meritano tutto il nostro rispetto anche per l’importante ruolo che svolgono. Molti di loro sono purtroppo oggi pericolosamente minacciati dai pesticidi utilizzati in agricoltura. Realizzare un rifugio per questi insetti e osservarne la nidificazione è semplice, bastano piccoli segmenti di canna o di bambù, tagliati in modo da avere il fondo cieco, legati insieme con dello spago e posti con l’apertura in orizzontale: il nido è pronto per essere appeso in un posto riparato. Le piante aromatiche come il rosmarino, la salvia, l’aglio, il cumino, timo, maggiorana, la lavanda, l’aneto hanno fioriture che costituiscono una buona attrattiva per molte di queste specie.
Riduci il consumo di acqua potabile. In Italia, l’acqua che esce dal tubo del terrazzo è spesso identica a quella che si usa per bere e cucinare. Un uso improprio di una risorsa preziosa e sempre più scarsa. È possibile annaffiare le piante raccogliendo l’acqua piovana o utilizzando l’acqua di lavaggio della frutta e della verdura. In alternativa, si possono installare sistemi di irrigazione a goccia temporizzati, se possibile anche con sensori di umidità che evitino l’avvio dell’irrigazione quando non necessario. In generale, specialmente nei luoghi con scarse precipitazioni, prediligere varietà che richiedano poca acqua.
Realizza un orto. Anche per chi non si intende di agricoltura, un piccolo orto nel proprio terrazzo è una cosa relativamente facile e che richiede un impegno moderato. Se disponi di un certo spazio e di vasche abbastanza grandi, è possibile piantare insalata, bietole, pomodori, melanzane, peperoni e peperoncini oltre a un bel limone. Se hai a disposizione vasche medio-piccole, invece, si può pensare di coltivare prezzemolo, basilico, pomodoro ciliegino. Se lo spazio è davvero ridotto una buona idea è quella di coltivare le aromatiche perenni o non, come il rosmarino, la menta, il basilico, la senape, lo zenzero, la salvia, la lavanda, la maggiorana. Se sul terrazzo c’è un angolino fresco e un po’ ombreggiato perché non concedersi anche un piccolo raccolto di fragole?
Pulisci il terrazzo con prodotti non inquinanti. Scegli detergenti biodegradabili e con il marchio ecologico, evitando in ogni caso dosi eccessive. È però possibile pulire il terrazzo anche con prodotti naturali: acqua, aceto e limone sono perfetti per pulire le ringhiere. Per i vetri, acqua calda e aceto bianco li faranno risplendere mentre per il mattonato acqua e bicarbonato di sodio o aceto bianco funzionano benissimo sulla gran parte dei materiali. Acqua e sale grosso sono ottimi per pulire gli ombrelloni mentre il bicarbonato toglie efficacemente gli odori dai tessuti di cuscini e sdraio. Per il trattamento di tavoli, sedie e scaffalature in legno opta per prodotti naturali a base di olio di lino o cera vegetale.
Arreda il terrazzo con mobili in legno certificato. I vantaggi del legno sono evidenti, è un materiale elegante e naturale... quest’ultima caratteristica impone però di conoscere preventivamente la sua provenienza. È infatti in continuo aumento il numero delle foreste temperate, tropicali o boreali afflitte da una grave perdita di biodiversità e soggette a un grave sovrasfruttamento. La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) garantisce che il legno provenga da foreste in cui sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Tra le varietà di legno certificate, privilegia quelle locali il cui trasporto comporta minori impatti e minori emissioni.
Goditi lo spettacolo! Ora che hai un ambiente ricco di biodiversità, goditi lo spettacolo, ammira la vita prosperare e le stagioni alternarsi nel tuo piccolo angolo di natura. Circondarsi di piante e animali aiuta a ritrovare il proprio benessere, a rilassarsi, calmarsi e affascinarsi. Ricorda anche che contribuendo ad accrescere la biodiversità in città stai partecipando agli sforzi comuni per migliorare il microclima e l’aria, per collegare il verde nelle aree edificate e per aumentarne la bellezza.
SCUOLE
Tutti fuori! Stare all’aperto è un valore in sé, fondamentale per il benessere di ognuno e delle persone in crescita in particolare. I bambini e i ragazzi che vivono nelle città, e sono la stragrande maggioranza, spesso hanno poche occasioni per conoscere e godere del verde, correndo il rischio di sviluppare il “deficit di Natura”, descritto da Louv, con possibili conseguenze anche gravi sul piano fisico e psicologico. Uscire all’aperto inoltre rappresenta, in ambito educativo, un’occasione unica per abituare gli alunni all’osservazione e per mostrare loro che la Natura è dappertutto, anche laddove sembrerebbe non esserci: in una fila di formiche sul marciapiede, nel muschio adagiato su una pietra o su un tronco, nel suolo con la sua incredibile ricchezza di vita, nel vento che soffia tra i palazzi...
Verde in aula. Anche un’aula scolastica può contribuire all’aumento della biodiversità! Può essere, per esempio, arricchita con ceste di materiali utili a stimolare l’osservazione (foglie, pigne, bacche e frutti); i davanzali delle sue finestre possono ospitare vasi per lo studio della germinazione delle piante o piante con fiori a scopo puramente decorativo. La classe può decidere di specializzarsi in “talee” di piante aromatiche, da vendere poi in piccoli contenitori, ricavati riciclando vecchi barattoli o vasetti in vetro dello yogurt, alla festa di fine anno scolastico o a qualche mercatino di quartiere.
Avventure in cortile. Spesso gli spazi esterni di pertinenza delle scuole, a volte anche molto grandi e belli, vengono concepiti esclusivamente come luoghi destinati alla ricreazione degli alunni. È invece possibile riscoprirli e leggerli anche come luoghi privilegiati per l’osservazione della Natura e in particolare della biodiversità. In un giardino scolastico, ma anche in un cortile delimitato da aiuole, si possono osservare le specie vegetali presenti, arboree e arbustive, la fioritura stagionale e la produzione di frutti, si possono cercare insetti e piccoli abitanti del prato (per esempio lumache e lombrichi), presso i muretti di recinzione è facile vedere una lucertola, e alzando gli occhi al cielo non mancherà l’opportunità di cogliere il volo di qualche uccello o il passaggio delle nuvole.
L’angolo della biodiversità. Un angolo del giardino, possibilmente addossato a un muretto, oppure un’aiuola o parte di essa, ma anche una grande fioriera di legno da esterno, possono diventare luoghi favorevoli all’arricchimento della biodiversità vegetale e animale. La presenza di sassi, o del muretto stesso, promuoverà la presenza di specie muraiole come, appunto, la lucertola muraiola e il geco, e, se ai sassi si aggiungono tronchi marcescenti, la diversità si arricchirà di numerose specie di insetti che prediligono questo habitat. È bene lasciare che l’angolo della biodiversità si popoli di vegetazione spontanea, la più indicata ad attirare farfalle e uccelli.
Dalla mensa al compost. Il giardino della scuola e la terra delle aiuole e delle fioriere presenti in cortile hanno bisogno di essere concimati periodicamente. È opportuno prediligere il compost autoprodotto, a costo zero ed ecologico. Per prima cosa è necessaria una compostiera, facilmente reperibile in commercio oppure da costruire coinvolgendo possibilmente gli alunni. Si possono costruire compostiere anche utilizzando materiali di recupero, come vecchi bidoni dell’immondizia opportunamente forati su tutti i lati, fondo compreso. Una volta creata la compostiera, si pone sul suo fondo dell’argilla espansa aggiungendo un po’ di rametti secchi (per drenare) e poi si possono iniziare a inserire gli scarti alimentari (per esempio quelli della mensa scolastica). Un buon compost deve essere costituito sia da una frazione umida (scarti di frutta e verdura e di cibo in genere) che da una frazione secca (foglie e rametti, quindi reperibili in giardino). Nel giro di qualche mese il compost sarà pronto per essere usato; ricordate, quando lo prelevate, di lasciarne sempre una piccola quantità nella compostiera per velocizzare la formazione di quello successivo.
Bacche per ghiottoni! Le siepi, soprattutto se formate da piante che producono bacche, sono luoghi ricchi di biodiversità, in grado di attirare numerose specie di uccelli. Il suggerimento è di piantare specie autoctone ricche di bacche e amate dalla fauna nostrana. Per esempio, la rosa canina, il sorbo, il rovo, il nespolo attraggono molte specie di uccelli e piccoli mammiferi. E se una siepe c’è già, potete sempre arricchirla piantando altre specie vegetali, ponendo sempre la massima attenzione a quelle più adatte al territorio in cui è inserita la scuola.
Uno stagno per girini. Le zone umide rappresentano una delle tipologie di habitat più interessante per la conservazione della biodiversità (le più importanti sono infatti protette a livello internazionale dalla Convenzione di Ramsar). Ecco allora che allestire un piccolo o piccolissimo stagno nella vostra scuola può rappresentare un’occasione davvero unica per ospitare e osservare specie vegetali nonché anfibi e invertebrati tipici di questo ambiente. Per realizzare uno stagno piccolo ma significativo potete utilizzare un contenitore a tenuta stagna da incassare direttamente nel terreno oppure in una fioriera da esterno, ricordandovi di inserire qualche elemento (ad es. un ramo) per facilitare l’ingresso e l’uscita degli animali.
Al sicuro nei rifugi. È possibile attirare uccelli, insetti e pipistrelli presso la vostra scuola per farne una vera oasi della diversità! Gli uccelli potranno nidificare nel sottotetto, se viene lasciato libero, oppure si possono installare mangiatoie, avendo cura di scegliere o costruire quelle più adatte all’avifauna locale. Costruendo una bat-box, poi, otterrete un doppio vantaggio: accogliere una specie in più e tenere lontane le zanzare di cui i pipistrelli sono ghiotti! Infine, potete anche realizzare una casa per gli insetti: sarà sufficiente un fascio di segmenti di canna di lago a fondo cieco da posizionare in orizzontale in un luogo sicuro. Inoltre gli insetti, così importanti nel loro ruolo ecologico di impollinatori, sono attratti dalle piante aromatiche cui potrete dedicare un angolo o un’aiuola del giardino scolastico. 
AZIENDE
La natura fa team building. Dovete rafforzare l’affiatamento del vostro gruppo di lavoro o avete voglia di rilassarvi fra colleghi? Attività di gruppo a favore della biodiversità come un censimento delle specie animali e vegetali nei cortili aziendali o nei dintorni, il posizionamento di nidi e ripari di diverso tipo sull’edificio in cui lavorate, la partecipazione a campi ecologici, le passeggiate nel verde, il volontariato nelle oasi WWF possono essere occasioni per stare insieme in modo piacevole. Nelle giornate nazionali e internazionali dedicate all’ambiente, alla biodiversità o ai cambiamenti climatici partecipate alle esposizioni, ai concerti e alle conferenze o organizzate voi stessi un’attività dedicata. In Italia sono diverse le aziende che hanno già realizzato un piccolo orto curato dai dipendenti: un’attività rilassante che permette di socializzare e in molti casi le verdure coltivate vengono adoperate per la preparazione dei piatti serviti nella mensa aziendale.
Ridurre l’impatto ambientale. Impegnate la vostra azienda a ridurre il proprio impatto ambientale. Adottate sistemi di gestione che riducano i consumi di energia, acqua e materie prime utilizzate nei cicli di produzione. Richiedete la certificazione ambientale dei sistemi di gestione dell’impresa e acquistate arredi, attrezzature e beni di consumo in possesso di certificazioni ambientali di filiera (come per esempio, FSC per i prodotti in legno e carta). È importante, per il raggiungimento degli obiettivi, il coinvolgimento di tutto il personale con attività di sensibilizzazione, promozione e formazione per migliorare le performance aziendali attraverso la collaborazione di tutti. Creare nei dipendenti una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza delle piccole azioni quotidiane è in grado di generare grandi cambiamenti e porterà ottimi risultati, anche economici.
Una mensa buona, sana e sostenibile. Una mensa aziendale produce cibo per diverse centinaia di persone. Acquistate cibi da produttori biologici locali, rispettando la stagionalità di frutta e verdura, diminuite le porzioni e la frequenza della carne e offrite quotidianamente anche un menù vegetariano. Acquistate pesce proveniente da pesca sostenibile certificata MSC (Marine Stewardship Council). Pianificate correttamente i quantitativi di cibo della mensa per evitare gli sprechi e attivate il compostaggio degli scarti alimentari. Con un po’ di impegno, gli effetti positivi sulla salute dei dipendi, sulla natura e sul bilancio aziendale saranno notevoli!
Giardini aziendali della biodiversità. Le aree verdi aziendali, spesso dominate da prati all’inglese e conifere esotiche, possono invece diventare uno spazio ricco e diversificato, capace di favorire la biodiversità. Siepi, cespugli e aiuole con piante autoctone e prati spontanei attirano immediatamente animali. Alberi di latifoglie (come tigli, aceri e frassini) purificano l’aria e ombreggiano, migliorando l’estetica della struttura. Una pavimentazione drenante consente l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche, favorendone più naturale deflusso. È importante che l’illuminazione sia adeguata ma temporizzata con sensori di movimento per non interferire con la vita degli animali notturni e risparmiare energia. Un bel giardino migliora l’immagine aziendale e rappresenta un luogo piacevole per i dipendenti. 
No ai regali inutili. Ogni anno sorge il tema dei regali aziendali... perché non scegliere progetti che sostengano la biodiversità, i servizi che ci offre e raccontino l’importanza della sua conservazione? Per chi preferisce regali più tradizionali esistono numerosi oggetti ecosostenibili, certificati, realizzati con materiali naturali, riciclati o provenienti da materie di scarto. 
Zero consumo di suolo. Gli ultimi cinquanta anni hanno visto una affermazione rapida degli interessi trasformativi sul territorio concretizzati da un’impennata della conversione urbana del suolo, a causa della quale milioni di ettari di superfici verdi sono scomparse, sostituite da edifici, parcheggi, aree di stoccaggio, strade e spazi accessori. Questa modalità di trasformazione del territorio ha degradato il paesaggio, ne ha dequalificato il valore e la conseguente impermeabilizzazione del suolo ne ha compromesso la capacità ecologica. Le aziende possono fare molto per invertire questa tendenza ed evitare nuovo consumo di suolo. Il recupero e la riqualificazione degli edifici e delle aree dismesse, la rigenerazione del paesaggio e della biodiversità deve essere la filosofia dominante anche in ambito di progettazione e ampliamento aziendali. 
Tetti verdi e giardini verticali. Nelle città, l’utilizzo del verde sulle coperture degli edifici, o sulle pareti verticali favorisce l’isolamento termico, sia in inverno sia in estate, aiuta a regolare l’umidità dell’aria, migliora il microclima e apporta un significativo vantaggio economico per la riduzione dei consumi energetici dell’edificio. Il tetto verde può contribuire a regolare il deflusso delle acque piovane e ridurre la trasmissione dei rumori all’interno dell’edificio. Costituisce inoltre un ambiente per numerosi piccoli animali e uccelli.
Sustainability manager. Ecologia, sostenibilità ambientale e sociale saranno le nuove leve per le imprese anche in Italia. Servirà allora una figura capace di sviluppare e gestire le politiche sociali e ambientali dell’azienda per orientarle verso scelte etiche e responsabili, che premino non solo in termini di profitto, ma anche di equità e rispetto ambientale.



lunedì 25 dicembre 2017

Per Natale regalatevi una Lamborghini Urus, l’ambiente vi ringrazierà!

Dal Web

Che bellezza sapere che abbiamo costruito la Lamborghini Urus, un mostro di 2154 chili di peso, oltre cinque metri di lunghezza da 650 CV di potenza, che raggiunge i 305 chilometri orari e passa da 0 a 100 chilometri orari in un battito di ciglia, appena 3,6 secondi. Ma in Italia non c’è il limite di velocità dei 130 chilometri orari? Si tratta forse di istigazione a delinquere?

Ma l’eccesso di velocità non è una delle maggiori cause di incidenti? Nessuno prima era riuscito a raggiungere tali prestazioni per un SUV del genere cioè un carro armato con le ruote, al modestissimo costo di  206 mila euro, un vero "affare"! Il consumo poi è il fiore all’occhiello della Lamborghini Urus, di questa "meraviglia", “solo” 12,7 litri di benzina per cento chilometri, l’ambiente e le tasche non potranno che sorridere con queste fantastiche performance. La Urus potrebbe essere presa a simbolo per le prossime campagne per la mobilità sostenibile. Anche il risultato occupazionale è uno strepitoso successo che cambierà di sicuro le sorti del nostro paese, per costruirla infatti saranno assunte ben 470 persone in più, non 470 mila, proprio solo 470. Se tutti i soldi investiti in questa auto si fossero investiti in sistemi di efficienza energetica ed energie rinnovabili, di posti di lavoro se ne sarebbero creati migliaia.
Con tanto di presentazione tecnologicamente faraonica (che si è anche inceppata, alla faccia dei soldi e della tecnologia), i vari capi e amministratori delegati hanno osannato questo prodotto come fosse una delle massime conquiste umane e non una assurdità.  E alla presentazione non potevano di certo mancare politici e personalità varie che sono andate ad officiare i guadagni di una ditta tedesca facendo finta che sia un successo italiano. La Lamborghini è infatti un prodotto “italiano” per modo di dire, dato  che è di proprietà dei tedeschi della Volkswagen. Però se gente come il presidente del consiglio Gentiloni, che ha militato nella sinistra extraparlamentare ed ha avuto anche un periodo ambientalista, poi va a presiedere il lancio della Lamborghini Urus, allora io che mi occupo di ambiente da sempre, posso aspirare come minimo alla presidenza della Ferrari.  E per ribadire come per questo governo l’ambiente sia in cima alle priorità, alla presentazione della Urus c’era pure il ministro dell’ambiente Galletti in persona. In Italia siamo abituati a qualsiasi follia ma cosa c’entra la Lamborghini con l’ambiente è un mistero insondabile. Il prossimo Ministro dell’Ambiente facciamolo fare direttamente a Marchionne che di inquinamento e sprechi è fra i numeri uno al mondo e quindi quel Ministero gli spetta di diritto.
Quello che colpisce ulteriormente è vedere pubblicizzare, analizzare ovunque questo tipo di prodotto, anche da parte di media che ci parlano di crisi, di gente disoccupata, di povere coppie che non possono costruirsi un futuro perché non hanno abbastanza soldi, di persone che non arrivano alla fine del mese, di mense Caritas piene anche di italiani. E pubblicizzare, decantare, osannare questi oggetti costosissimi, superflui e dannosi, non fa altro che creare delle merci feticcio, come se fosse normale vendere auto da duecentomila euro. Quanti soldi, energia, intelligenza e preziose risorse materiali sono state impiegate per questo insulto all’ambiente e immaginate se tutto ciò fosse stato utilizzato per creare qualcosa di utile, importante e saggio per milioni di persone nel mondo che combattono miseria, fame, condizioni disperate a cui basterebbero tecnologie appropriate semplici ed efficaci per avere una vita degna di questo nome. Saremo orgogliosi quando la Lamborghini e mille ditte come lei, aiuteranno l’umanità a progredire veramente e non a schiantarsi contro il muro della stupidità a 305 chilometri orari.
Ai dinosauri che decantano le meraviglie di questo bolide, ricordiamo che la loro macchina va ancora con un motore inventato nell’800 che ne fa una stufa con le ruote, visti i rendimenti ridicoli.  Un progresso che vive nel passato e viene spacciato per avvenieristico ma è solo una grande presa in giro. E meno male che chi critica la crescita viene tacciato di oscurantismo e conservatorismo. La società che decanta la Urus ci riporterà direttamente al Pleistocene, altro che decrescita…  
Auguri a tutti, ne abbiamo veramente bisogno.